stupro interna

In qualunque stazione – di bus e treni – sono frequenti gli scippi per mano di chi approfitta della confusione per derubarti. Il metodo è sempre lo stesso: due o tre persone si avvicinano. Quando tante persone premono sul tuo corpo non ti rendi conto del fatto che ti stanno derubando. Alla stazione di Palermo, Roma, Bologna, Napoli, Firenze, Milano, gli scippi avvengono per mano di persone del luogo o anche no. Quello che li lega è il fatto che commettono crimini per fare soldi. Il crimine non è di tipo etnico. Lo scippo è una spiacevole faccenda che riguarda il mondo intero. Sui mezzi pubblici poi non passa giorno in cui non sia tastata, spremuta, strofinata, molestata, una donna. Si tratta di molestie, e anche queste riguardano il mondo intero.

In una città del sud, e non parlo per stereotipi ma solo di quel che conosco, è la notte di Capodanno, alcuni ragazzini e adulti giocano con i petardi. Il loro massimo divertimento è quello di farli scoppiare sotto i piedi delle ragazze di passaggio. Il toccamento di culo in branco è di rito. In qualche caso, invece che con i petardi, a volte vorrebbero sorprenderti con una bomba rudimentale. Nessuno però solleva il problema in Italia. Nessuno attribuisce un significato particolare all’uso dell’armamentario tipico di chi non teme di farsi saltare un braccio per festeggiare il Capodanno come si deve. Se quello che è successo a Colonia ad alcune persone è sembrata una prova di guerra, si fossero trovat* a sud quella notte, avrebbero pensato di stare sotto i bombardamenti a Beirut?

Roma: qualche anno fa una ragazza denunciò di essere stata stuprata da un romano, la notte di Capodanno. Altre donne hanno denunciato la stessa cosa in altre occasioni festive ma in quel caso chi oggi si spertica per applaudire propositi di blocco dei flussi migratori, disse che era colpa delle ragazze che vanno in giro svestite e che provocano. Qualcuno diceva che gli uomini sono naturalmente predatori e le donne sanno a cosa vanno incontro. Dissero che se una donna è ubriaca, per quanto non sia esplicitato il consenso pieno, allora non si può chiamare stupro. Per quelle che hanno denunciato di aver subito molestie durante un concerto o in discoteca la giustificazione è sempre stata la stessa: le donne sono immorali, guarda come vanno conciate.

In quei casi non si parla della religione di chi viene accusato di stupro. Non si parla della loro nazionalità quando, ad esempio, come è avvenuto a Vicenza, ad essere denunciati per stupro sono militari americani in libera uscita. E che dire della reazione alla denuncia al militare de L’Aquila, inviato per garantire la sicurezza del territorio, che lasciò distesa sulla neve, fuori da una discoteca, una ragazza stuprata, gravemente ferita e sanguinante. Quali reazioni su accuse o condanne di violenza sessuale che riguardavano tutori dell’ordine, uomini in divisa che, per esempio, per un permesso di soggiorno chiedevano prestazioni sessuali? E sapete quante sono le donne straniere, turiste o migranti, stuprate da branchi di italiani, europei, occidentali?

Cosa voglio dire? Che anche per i fatti di Colonia, così come di altre città tedesche o di altre nazioni del nord i cui abitanti sono improvvisamente colti da isteria collettiva (amiche scrivono: nulla di nuovo sotto il sole! Do you remember stupri all’OktoberFest?), serve concentrarsi sulla ragione della violenza, delle molestie, senza tirare in ballo il presunto difetto di cultura di gente dell’Islam, generalizzando in modo razzista. Quando a molestare o a stuprare in branco sono persone di cultura “cristiana” non demonizziamo milioni di persone d’occidente. Se un molestatore è musulmano ciò non vuol dire che tutti i musulmani sono molestatori. Attribuire la violenza misogina solo a uomini di una particolare etnia fornisce l’alibi a chi mette in discussione il fatto che quella è una trasversale violenza di genere e non si fa altro che legittimare le politiche razziste di Paesi che farebbero di tutto pur di negare l’ingresso a chi ha bisogno di una speranza di futuro. Non si fa altro che avallare le tesi di chi pronuncia il mantra della superiorità culturale di chi vorrebbe “salvare” le donne strappando loro il velo dalla testa.

Che la faccenda sia trattata in modo viziato lo si capisce dal fatto che:

– Tra le persone identificate, tra cui anche tedeschi, nessuno, almeno fino ad ora, è collegato a stupri e molestie sessuali. Ma anche se lo fossero la questione non cambia.
– In Belgio, il ministro che si occupa di migranti, ha proposto di istituire un corso di “rispetto per le donne” da rivolgere solo agli stranieri. Quel ministro è di destra. Le femministe lo contestano. A tal proposito sarei molto felice di sapere che finalmente gli anti/gender capiscono l’importanza di un corso di educazione al rispetto dei generi da farsi nelle scuole, rivolto a tutt*. Perché il sessismo non è di un’etnia ma riguarda tutt*.
– A chi chiede dove stanno le femministe dico che non stanno dalla parte delle destre, di sicuro, ma rigiro la domanda e chiedo: dove eravate voi quando le donne denunciavano di essere molestate o stuprate da italiani?
– A chi parla di rispetto per l’autodeterminazione delle donne chiedo se saranno a sfilare in corteo al family day. Ci chiamerete “assassine” perché parliamo di aborto? Ci direte che siamo malate se parliamo di famiglie omogenitoriali? Perché la violenza di genere ha molte forme e se decidete – il che è fantastico – di avere rispetto, laicamente, della libertà di scelta delle donne, allora dovreste averne rispetto sempre.

La questione è molto semplice. Dato che finalmente siete così attenti alle rivendicazioni delle donne dateci una ulteriore dimostrazione di buona volontà. Se siete contro la violenza di genere non dite che siamo le “vostre” donne giacché non apparteniamo a nessuno, che sia uomo, patria, nazione, religione. Se siete per il rispetto dei nostri corpi allora lasciateci la liberta di gestirli come vogliamo e informatevi meglio su quel che vuol dire “consenso”. Se ci sentiamo offese perché un italiano ci molesta, o ci insulta con un linguaggio sessista, non diteci che non abbiamo abbastanza senso dell’umorismo. Evitate poi di usare le violenze fuori casa per allontanare l’attenzione dalle tantissime violenze in casa e per mano di persone conosciute, fidanzati, ex, genitori, parenti vari.

A chi dice che l’attacco a Colonia, e in altre città, sia una tecnica di guerra, scontro di civiltà, contro il nostro civilissimo (si, come no!) stile di vita, ricordo che quello di cui evitano di parlare si chiama violenza di genere. Le donne sono vittime di aggressioni, stupri, violenze, in tempi di pace e di guerra e non serve che paesi noti per aver colonizzato altre nazioni, usando lo stupro come arma di guerra, oggi attribuiscano ad altri quel che hanno commesso i propri eserciti. Parlare di guerra dell’Islam all’occidente, usando l’allarmismo all’insegna di un “salviamo le nostre donne”, è solo uno dei tanti modi in cui le donne vengono usate per realizzare politiche neocolonialiste e razziste. Un po’ come quando iniziò la guerra in Afghanistan per salvare le donne oppresse. Peccato che poi furono consegnate a un governo ancor più violentemente misogino. Ricordate poi che la stessa cosa si diceva degli italiani, un tempo, accusati di essere ladri e stupratori. Ma si sa che abbiamo la memoria corta.

Infine cito le ragazze di Hollaback Italia che scrivono:

Grazie al lavoro di raccolta che facciamo sul nostro blog dal 2012 e dalla recente pubblicazione della prima indagine internazionale e multiculturale sulle molestie in strada, abbiamo dati concreti per dire che la cultura dello stupro esiste da tempo ed è ben radicata sia in Germania, che in Italia, che in Europa o Nord America. Le molestie in strada e le aggressioni sono sempre tantissime e non dipendono dall’etnia, come asserriscono molte persone in questi giorni di dibattito. Rivendicare il proprio corpo, il proprio spazio pubblico è d’obbligo, ad oggi, soprattutto per ricordare che le donne non sono terreno di speculazione razzista o politica, come sembrano pensare molte persone che, dall’alto, ci compatiscono e additano all’uomo nero da confinare. L’uomo nero ha tanti colori e vive tra noi da tempo.