Quando la realtà supera la fantasia fa sempre una certa impressione. Si tende a rimanere meravigliati, si fanno esclamazioni. Quando però la realtà supera la fantasia ma la realtà non ha neanche vagamente i tratti che la fantasia ci aveva presentato, più che di meraviglia si parla di delusione, si dice: “tutto qui?”. Era successo poco tempo fa con Ritorno al futuro, il 21 ottobre 2015 si è in qualche modo celebrato il giorno in cui, nella fantasia di Robert Zemeckis, Doc e Marty arrivano nel loro futuro, a bordo di una rombante DeLorean. Chiaramente, il futuro ipotizzato dal film, non poi così futuristico, non coincideva con la realtà, e in molti abbiamo sospirato, delusi. Oggi succede altrettanto con un altro classico della fantascienza. Un classico che è stato suggellato al cinema, per mano di Ridley Scott, ma che è stato partorito dalla mente geniale e un po’ paranoica di un grande scrittore come Philip K. Dick.

Oggi, infatti, giorno in cui si festeggiano le sessantanove primavere dell’uomo che cadde sulla terra, Ziggy Stardurst, al secolo David Bowie, è anche il giorno in cui, stando a Scott, è nato il droide Roy Batty, replicante Nexus 6 protagonista del romanzo Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, poi diventato famoso, appunto, come Blade Runner. Roy, l’androide ribelle portato sul grande schermo da Rutger Hauer, in una delle maschere più famose di sempre.

Il futuro raccontato da Dick, prima, e da Scott, poi, è sicuramente lontano dalla realtà, perché di androidi, in giro, non se ne vedono, figuriamoci di androidi ribelli come Hauer, o affascinanti come la Pris, interpretata da Daryl Hannah. Le megalopoli piene di smog e maxischermi, magari, sì. E il fascino del film del 1982 ma ambientato nel 2019, interpretato da Harrison Ford (da poco tornato negli schermi con un’altra maschera della fantascienza, Ian Solo) sta proprio nell’aver descritto un futuro oscuro, darkeggiante, non fatto di astronavi e alieni.

Proprio Blade Runner, il film e il libro (da quel momento così intitolato), verranno indicati dal momento dell’uscita della pellicola, come una sorta di Bibbia per un manipolo di scrittori di fantascienza che proprio ai tempi stava muovendo le prime mosse, i cyberpunk, William Gibson, Bruce Sterling e soci, scrittori che avrebbero raccontato nelle proprie pagine un futuro fatto di antieroi e di strani modi di comunicare, una specie di rete di computer capaci di azzerare le distanze tra gli uomini, ma al tempo stesso di alienarli, il cyberspazio, internet.

Oggi, quindi, è il compleanno di Roy, l’androide Nexus 6 a capo della rivolta dei suoi simili. Celebriamolo ricordando il suo monologo finale, uno dei più famosi di tutto il cinema: “Ho visto cose che voi umani non potete immaginare, navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.”