Per avere scuole più sicure ci vuole pazienza. Come ogni anno il decreto Milleproroghe, approdato in Gazzetta ufficiale il 30 dicembre, rinvia svariate scadenze che, per una ragione o per l’altra, lo Stato non ha rispettato. E la scuola non fa eccezione. Anche se si tratta di edilizia scolastica, messa in sicurezza degli istituti e persino norme antincendio: cioè alcune delle priorità sbandierate dal governo Renzi sin dal momento del suo insediamento. Ma evidentemente senza troppa fretta.

SLITTA IL NUOVO REGOLAMENTO ANTINCENDIO Lo slittamento più grave è quello che riguarda l’adeguamento alle normative antincendio, atteso da anni visto che la materia è ancora normata da un vecchio decreto del 1992. Nel 2013 il governo aveva deciso una revisione, prevedendo l’emanazione di un decreto da parte del ministero dell’Interno a cui le scuole avrebbero dovuto adeguarsi entro il 31 dicembre 2015. Adesso la proroga di un anno, e non poteva essere altrimenti visto che quel decreto non è mai arrivato. Beppe Grillo ha avuto gioco facile ad attaccare il governo ricordando, sul suo blog, che a febbraio 2014 il premier aveva promesso: “Ogni settimana mi recherò nelle scuole per dare un segnale simbolico, che da lì riparte il Paese”. In breve però altre priorità hanno avuto la meglio nell’agenda del presidente del Consiglio. Eppure proprio in materia di antincendio la scuola italiana vive in una situazione di emergenza: secondo l’ultimo rapporto dell’associazione Save the Children, il 54% degli istituti non rispetta le (desuete) norme in vigore. Per Legambiente la percentuale di strutture prive di certificato di prevenzione sale addirittura al 60%. Ma per avere norme al passo coi tempi (e quindi scuole più sicure) bisognerà aspettare almeno un altro anno.

FINANZIAMENTI IN RITARDO “Solo” qualche mese di ritardo, invece, per i nuovi lavori della programmazione nazionale di edilizia scolastica. Una parte dell’ambizioso piano lanciato dal governo prevede (per iniziare) 1.300 interventi dal valore di circa 900 milioni di euro richiesti dalle Regioni e finanziati dalla Banca europea degli investimenti (Bei). Degli oneri si fa carico interamente lo Stato, stanziando 40 milioni di euro l’anno. Il protocollo è stato firmato lo scorso luglio e i lavori sono già in ritardo. Gli enti locali proprietari degli immobili avrebbero dovuto aggiudicare le opere (almeno su base provvisoria) entro il 31 ottobre 2015, ma come spesso accade qualcosa è andato a rilento nel bando. Così le Regioni nell’ultima riunione dell’Osservatorio per l’edilizia hanno richiesto un’ulteriore proroga rispetto al primo, già deciso slittamento a fine anno. Accontentate: ci sarà tempo fino al 29 febbraio 2016, anche se questo sposta inevitabilmente più in là il termine di ultimazione dei lavori.

SCUOLE SICURE, ULTIMI PAGAMENTI FRA UN ANNO Discorso analogo anche per l’ultima tranche del piano “Scuole sicure”, le opere di messa in sicurezza e a norma finanziate a più riprese dal ministero dell’Istruzione. Quasi 3mila interventi complessivi, di cui una parte ancora da realizzare. E su questi interviene il Milleproroghe: dai 150 milioni di euro stanziati dal Decreto del Fare, il governo contava di ottenere dai ribassi d’asta e dalla riassegnazione di fondi non utilizzati soldi per altri 381 interventi e 845 certificati di agibilità. La procedura di scorrimento delle graduatorie e di redistribuzione, però, si è rivelata più complessa e lunga del previsto. Per questo le risorse agli enti locali (e quindi i pagamenti) arriveranno solo entro la fine del 2016, un anno dopo rispetto alla scadenza prevista in origine.

PIANO AMBIZIOSO MA NON BASTA Tante piccole battute d’arresto per il grande piano di edilizia su cui Matteo Renzi insiste sin dal primo giorno del suo mandato. Non la prima, del resto: sul progetto “Scuole belle”, ad esempio, un’inchiesta de ilfattoquotidiano.it aveva rivelato come il vero obiettivo del governo fosse dare lavoro agli ex Lsu. Negli ultimi tre anni, comunque, il ministro Stefania Giannini si è data da fare, inaugurando finalmente anche l’Anagrafe che mancava da 20 anni. Complessivamente sono stati avviati tre filoni di investimenti, da quasi un miliardo di euro per 20mila interventi, a cui si sommano i mutui Bei e i fondi Pon europei. Di recente sono arrivati altri 40 milioni per l’adeguamento antisismico e le indagini diagnostiche degli edifici. Ma non è ancora abbastanza, visti i risultati degli ultimi rapporti. E ritardi, proroghe e slittamenti certo non aiutano.

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