Il protocollo Galletti contro lo smog (vedi testo) è molto deludente, soprattutto perché sgonfia completamente o rinvia a un futuro generico le proposte contenute nei documenti Anci (cioè dei Comuni) della vigilia e ripropone in primo piano lo spot populista e pubblicitario del biglietto agevolato nei giorni più inquinati, per un totale di 12 milioni di denaro pubblico.

Ministero dell'Ambiente - Riunione su emergenza inquinamento

Attenzione però, la critica mediatica e sui social si è concentrata, con parecchie forzature, sugli unici due aspetti concreti del protocollo: la limitazione dei gradi del riscaldamento e quella della velocità in città. Al di là delle difficoltà di controllo e di applicazione, questi due punti sono invece coerenti con la impostazione e la cultura ambientaliste. E vero che, al di là della ben diversa carica inquinante delle diverse modalità di riscaldamento, abbiamo da anni la tendenza a tenere temperature troppo alte. E per quanto riguarda la riduzione delle velocità massime essa è considerata da tempo, in varie città del mondo, un intervento nelle emergenze antismog. In dettaglio poi, la richiesta di trasformare in “zona 30” la maggior parte delle strade cittadine è una rivendicazione molto cresciuta in questi anni nel mondo della mobilità sostenibile e dei ciclisti urbani. Non è affatto un’invenzione di Galletti.

Se volete prendervela col governo, non prendetevela coi 30 all’ora in città e viceversa, se volete prendervela coi 30 all’ora in città, non prendetevela col governo. Questa è un’idea che nasce più per la moderazione del traffico in generale che come specifica misura antismog emergenziale infatti nel documento Anci veniva citata come misura strutturale, non emergenziale. Ma in Italia questa iniziativa è stata già gestita come misura antismog, si veda l’esperienza di Saronno. Non è affatto detto che i 30 all’ora producano intasamenti, quindi maggiori emissioni: questo sembra piuttosto un pretesto di chi vuol continuare a guidare come gli pare.

Il protocollo Galletti è deludente perché esclude dalle misure immediate ogni tipo di blocco del traffico (a parte la limitazione di velocità), in controtendenza persino con la maggior parte delle città italiane, tranne Torino, il cui sindaco non vuole fermare nessun tipo di auto. E’ parsa quasi come una vittoria di Fassino. Vittoria di Piero o vittoria di Pirro? Poche ore dopo la firma di un protocollo che non parla neanche di bandire i diesel, il sindaco di Napoli ha disposto un blocco quasi totale del traffico di 8 ore al giorno nei primi giorni di gennaio. Esonerati solo gli Euro 5, i gpl, i metano e ovviamente gli elettrici. A Napoli. E sono arrivati i risultati del terzo giorno in cui a Milano si è bloccato per 6 ore. Ebbene anche il pm 10 in quanto tale (non solo la sua parte più nociva, il black carbon) è sceso quasi ai limiti legge. Guarda caso nello stesso giorno in cui la liberista Torino registrava concentrazioni quasi doppie.

Il protocollo Galletti parla di misure per la mobilità sostenibile solo nelle proposte a medio termine, la cui finanziabilità e/o cogenza è tutta da vedere. Intanto spera di essere dimenticato dalla imminente pioggia. Ma critichiamolo dal verso ambientalista, non da quello conservatore.