Il Potere ha questa caratteristica: più vira verso velleità accentratrici e più si rende ridicolo. Va combattuto con ogni mezzo e sicuramente anche con lo sbeffeggio. Da anni al cittadino senza potere è stato sottratto ogni potere decisionale ed è stato imposto un teatrino di burattini tanto improvvisati quanto mediocri, dalle fattezze ben segnate dall’idiozia soddisfatta di sé. Ci siamo dovuti, e dobbiamo, sorbire il peggio del peggio della volgarità, del servilismo e dell’inettitudine. Goethe scrisse: «Non c’è niente di più spaventoso che l’ignoranza in azione». E adesso purtroppo i mezzi di diffusione dell’Azione sono tecnologicamente mille volte più poderosi.

Da più di due decenni l’ignoranza in azione ha costruito per il paese un irreversibile destino tragico di miseria materiale e di corruzione morale. Ha ingoiato persino il nostro linguaggio e lo ha rivomitato restituendoci le parole col significato opposto a quello originale. Così oggi Nuovo significa aver ben appreso e continuare la lezione di padri traffichini, significa ripercorrere sfacciatamente stravecchie demagogie collaudate nel vecchio secolo da un Peron o da un Lauro qualsiasi; così Liberalismo non deriva più da Libertà ma da malaffare ed egoismo sociale; così un provvedimento di legge qualunque su un qualunque tema può agghindarsi col termine di Riforma, basta che garantisca un sensibile peggioramento della situazione antecedente e soprattutto sia robustamente di destra e conservatore di privilegi e di poteri.

Per decenni abbiamo lottato contro il padre d’ogni degenerazione e d’ogni corruzione dell’etica pubblica, tuttavia per qualche tempo abbiamo pensato, e sperato, che comunque il “guittismo” fosse circoscritto nell’area di Arcore e della Casta affamata che stava producendo. E invece no. Il virus è stato inarrestabile. Tutti ne sono rimasti infetti, e se ne mostrano soddisfatti. Tutti si precipitano a imitare l’ex Cavaliere ormai suonato. Ma solo uno riesce ad uguagliarlo e superarlo in palle colorate lanciate in aria e destinate a volatilizzarsi in un fiato. Sostituite immediatamente da altre palle variopinte.

Critica liberale sceglie tra le tante bêtises di personaggi famosi pubblicate quest’anno la scemenza più grossa, quella più impudente. E dire che non mancavano contendenti agguerriti come Salvini e il Cardinal Ruini. Se volete sapere qual è e di chi è, dovete scaricare il quindicinale qui sotto. Non vi voglio rovinare la sorpresa con qualche indizio, ma occorre pur trarre alcune riflessioni utili, perché anche le scemenze più gigantesche insegnano qualcosa.

Nella società dell’avanspettacolo il “contenuto” non ha più alcun valore, quel che conta è l’esserci al momento giusto con qualcosa di clamoroso sia nel linguaggio (da qui la fortuna della scatologia) sia nella inverosimiglianza (da qui il disprezzo ostentato per un qualche collegamento tra quello che si dice e la realtà dei fatti). Nel fondo c’è una fermissima convinzione arrogante di stampo totalitario: «Io vi dico una stronzata, sapendo bene che voi sapete bene che è una stronzata, ma io ve la dico ugualmente perché voi non potete reagire e siete indifesi contro le stronzate… anzi più è grossa la stronzata consapevole e più si esalta il mio potere di poterla spacciare sfacciatamente senza incorrere in alcuna conseguenza».

Il vero truffatore è quello che riesce a vendere il Colosseo avvertendo la “vittima” che le sta rifilando un imbroglio. La massa assorbe tutto, ama appassionatamente essere presa per i fondelli, al massimo qualcuno s’indigna per qualche secondo. La frase più ripetuta è : «Certo, in un paese normale… certo, in altri tempi…». Oppure : «Un politico così nemmeno in Uganda…». Così si fa pure la figura del nostalgico passatista. Il giorno dopo è un giorno nuovo e siamo tutti disponibili a non trarre alcuna lezione dal passato, nemmeno di quello prossimo.

I media mainstream, totalmente assorbiti dal conformismo, immergono qualunque dichiarazione, clamorosa o inverosimile che sia , in una melassa in cui nulla si distingue più. Non si azzardano a esprimere giudizi severi, e se il Potere ha davvero ecceduto la notizia viene persino protetta e nascosta. Come nel nostro caso, visto che era proprio indifendibile. Ci si sarebbe potuti aspettare che qualche autorevole editorialista scrivesse: «Non bisognerebbe parlare in una conferenza stampa dopo aver bevuto troppo». Ma, come si sa, il silenzio si addice ai servi.

Nel caso che segnaliamo ci sono anche delle aggravanti curiose. Prima fra tutte, il teatro in cui il guitto si esibiva: gli spettatori erano i potenti della terra, riuniti per un’occasione dalle fosche tinte di tragedia che mal si addiceva alla “Commedia dell’Arte”. Mi piace immaginare la faccia di Obama, che del problema trattato sa qualcosa, alla clamorosa rivelazione che fino a quel momento gli era sfuggita…

di Enzo Marzo

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