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Il titolo è di per sé già provocatorio, perché – come è noto- stiamo parlando di due macellai che caratterizzano le loro azioni in modo diverso, pur rimanendo due candidati ad un processo internazionale per crimini contro l’umanità. Le vicende per sostenere questo mio convincimento sono tante anche se la loro funzione nella narrazione del Califfato differisce da quella della Sira di Bashar. Voi mi direte che stiamo parlando sempre di morte e di assassini. E’ vero, ma è interessante cercare di capire le differenze. Iniziamo dal Califfo.

Spesso la televisione mostra – nelle immagini di repertorio a proposito della Siria– macerie, case crollate, palazzi che si sbriciolano a causa delle bombe, lunghe strade asfaltate senza veri e propri bordi che delimitano i vari sensi di marcia, camion che sfrecciano carichi di derrate e diversi posti di blocco, dove spesso vengono fermati i veicoli per i controlli da parte dei miliziani dell’Isis.

Mi viene in mente il caso di due autisti arabi che scendono dal camion e sono sottoposti ad accertamenti per capire – fra l’altro- se si tratta di sciiti oppure no e, per appurare il loro grado di religiosità, si chiede loro, avendo intimato di mettersi in ginocchio, di recitare alcuni versetti del Corano con un fucile puntato alla testa. L’errore, l’amnesia momentanea e la paura non permise ai due autisti di rispondere alla domanda.

Questo fu sufficiente per passare all’atto e spararli un colpo in testa con la conseguente morte dei due. La giustificazione per comportamenti quali questo è che la lotta dell’Isis non è solo contro i cristiani, ma anche contro coloro che, musulmani, non seguono le indicazioni del Corano. I venti copti sgozzati rappresentano anch’essi un messaggio che l’Isis vuole comunicare al mondo arabo musulmano e all’Occidente. Il luogo in cui avvenne l’eccidio, il Mediterraneo e le coste libiche atti a ribadire l’appartenenza di questo mare al mondo arabo musulmano. La ferocia dell’esecuzione, mediante il taglio della gola, la tenuta dei prigionieri simile a quella dei detenuti di Guantanamo. L’inflessibilità e la mancanza di pietà nei riguardi del nemico dimostrano che in questo incubo purificatore in cui le milizie dell’Isis vivono non ci saranno prigionieri. La purezza della umma non può essere contaminata dai valori occidentali e l’Isis vuole dimostrare che sta lavorando per raggiungere questo obbiettivo.

E Bashar Al assad e i suoi miliziani, che cosa fanno di diverso? Anzitutto una considerazione. I media si sono talmente concentrati sugli orrori dell’Isis da far passare in second’ordine quelli compiuti dall’esercito siriano, così come si parla del numero di bombardamenti che le varie coalizioni fanno sull’Iraq e territori siriani in mano del califfo, ma nessuno parla degli effetti collaterali sulla popolazione civile.

Sapevamo già del lavoro di un fotografo siriano, Cesar (pseudonimo) che era riuscito a scappare in Occidente nel 2013 e a portare con se migliaia di foto che testimoniavano gli orrori della milizia di Assad, ma solo ultimamente e grazie al lavoro di Human Rights Watch si può parlare con certezza del contenuto di queste foto per il riconoscimento dei cadaveri e per la loro localizzazione di morte in territorio siriano. La brutalità del regime siriano era nota fin dai tempi del padre di Bashar. Altrettanto nota è la prigione militare Tadmur dove, una volta entrati, difficilmente si riusciva ad uscire sulle proprie gambe. E a questo proposito vorrei consigliare a coloro che leggono il mio post, il bellissimo libro di Mustafa Khalifa, La conchiglia. I miei anni nelle prigioni siriane, Castelvecchi editore, in cui l’autore racconta la spietatezza dei militari e l’orrore che accompagna la sua esperienza carceraria.

Il regime di Bashar stesso ha cercato di difendersi dicendo che quelle foto di Cesar non dimostrano niente. Alla luce dei riconoscimenti operati dai familiari delle vittime, difficilmente si potrà negare quello che le milizie siriane fanno quotidianamente nei confronti degli oppositori. E il regime continuerà a massacrare perché, contrariamente al Califfo che deve mostrare la ferocia dei suoi omicidi per esaltare la sua scelta lungo la via della purificazione del mondo eliminando tutti i miscredenti, Assad deve nascondere i suoi assassini per cercare di non screditarsi ulteriormente di fronte all’opinione pubblica internazionale. Nonostante queste diverse giustificazioni, rimangono due macellai che dovranno essere giudicati per crimini contro l’umanità.