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Ho dovuto far passare qualche giorno prima di commentare Star Wars, per non farmi prendere dall’emozione per aver visto finalmente che fine avessero fatto i miei amici immaginari dell’infanzia (e non solo dell’infanzia). Dunque, innanzitutto devo premettere che l’ho visto in mezzo ad un gruppo di nerd molto ben preparati – non potevo sperare in una visione migliore – e tutti insieme applaudivamo e ridevamo, piangevamo e canticchiavamo, per accompagnare le scene più commoventi, esilaranti e drammatiche del film. Così andava fatto, e così ho fatto. Le citazioni al bar di Maz sono tantissime e noi ci siamo divertiti ad elencarle tutte. C’è Harrison Ford che compare nella sua prima scena in un’inquadratura da urlo, mette i brividi. C’è l’arredamento del Millenium Falcon che è rimasto identico. C’è C3B0 che vorresti abbracciarlo. La sceneggiatura è degna di chi l’ha scritta, Lawrence Kasdan (che poi è lo stesso de Il Grande Freddo, uno di quelli che metto nella mia personalissima classifica dei 10 film più belli di sempre), e quindi intoccabile, perfetta, nessun appunto da fare: l’unico dubbio è nel capire l’evoluzione che manca da dove eravamo rimasti fino alla rivelazione sulla paternità, ma spero che il capitolo 8 della saga sia anche su questo.

Non si parla di ribellione dei figli, come hanno scritto tutti, ma di genitori che non sono stati bravi ad essere genitori. Non c’è rancore, ma desiderio di giustizia, che è un’altra cosa. Ma la nostra società ormai si è dimenticata di quelli che vorrebbero giustizia. Il mio personaggio preferito, tra gli umani, è il Generale Hux (sono sempre molto attratta dai cattivi, dai villain); mentre tra i droidi, il mio preferito è BB-8. Funziona molto semplicemente: c’è un giroscopio, una calamita e molto elettromagnetismo. Pure il fisico Maxwell impazzirebbe per lui. All’interno c’è un motore basculante montato su un’asse rotante, con una testa di rotazione magnetica in cima. Se sollevato, il peso si capisce subito essere distribuito all’interno come la nostra “palla pazza” con cui giocavamo negli anni 80.

Per il resto, c’è molta fisica quantistica e molto Nikola Tesla dietro questo episodio di Star Wars. Attualmente, Tesla è il mio terzo fisico preferito nella mia personalissima classifica dei fisici di tutti i tempi, quindi non potevo che apprezzarne ancora di più il suo genio all’interno di un film così, dove la forza è sì risvegliata, ma insieme a lei si fa strada anche la neuroscienza, il potere della volontà unita alla capacità di ribaltare le situazioni per non affondare, cedere al male che serpeggia facile di testa in testa. C’è il sapere e allo stesso tempo il non sapere dove sono alcuni personaggi, che tiene incollati allo schermo, tanto che due ore passano rapide.

Materia e radiazione si comportano alla stessa maniera e questo lega Star Wars stretto stretto con la quantistica. L’elettricità che mette in moto tutto è il coraggio nello spingersi al limite delle proprie capacità. Un’altra di quelle cose che la nostra società ci nega. La grande metafora che c’è dietro Star Wars – The Force Awakens è proprio questa: è troppo facile pensare al duello tra il bene e il male, o al detto largo ai giovani, qui si tratta di scardinare alcuni tabù, che ci sono sempre stati imposti dall’alto, con la sola consapevolezza in se stessi. Perché non ci sono più i genitori che ti dicono quanto sei bravo, non ci sono più i lavori che ti vengono proposti per quello che vali, ma qui da noi sulla Terra è come se devi metterti a disposizione del sistema per andare avanti e invece il grande ribaltone che propone Star Wars VII è proprio questo: vado dall’altra parte, e cambio le cose io. Voto 10.