“A Napoli abbiamo aperto una scuola per i bambini disagiati, che ospita 300 alunni. Eppure molti bambini di Scampia, vicinissima a Napoli, non erano mai stati al mare, non conoscevano il mare, conoscevano solo le mura del quartiere. Noi li abbiamo portati al mare, in mare con la vela”. Lo ha raccontato l’armatore Vincenzo Onorato, patron della compagnia di traghetti Moby e del pluripremiato “Mascalzone Latino”, intervenendo dal palco della Leopolda. Parole che sono state salutate da applausi scroscianti dalla platea e attimi di commozione.
(Adnkronos, 12 dicembre)

Chissà quando ai vertici del partito della ragione verrà in mente di farlo diventare anche un po’ partito della cura, dell’attenzione, dell’opportunità. Mentre tutti si gettano nella lotta del fango della questione delle banche puzzone, è passato quasi sotto silenzio che sul palco della Leopolda, al posto di Jovanotti e Federica Pellegrini, è salito Vincenzo Onorato. “Sono un eretico, l’unico armatore italiano con 70 navi tutte italiane e 4mila marittimi tutti italiani”, ha rivendicato Onorato che si è anche orgoglioso di poter offrire “nuove opportunità di lavoro, anche per giovani in un periodo in cui ce ne sono poche, specie al Sud. Abbiamo acquisito sei nuove navi, che significa 300 nuovi posti di lavoro”. Grandi applausi, entusiasmo, orgoglio. Viva l’Italia viva. Parlamentari democratici giubilanti.

Onorato è proprietario di Moby Lines e da 5 mesi anche di Tirrenia-Cin. Entrambe sono compagnie di navigazione (Tirrenia è un’ex società pubblica) e mettono insieme il 90 per cento del traffico passeggeri e merci da e per la Sardegna (stima della Regione). Per questo motivo l’Antitrust ha avviato un’istruttoria a inizio novembre, i cui risultati potrebbero arrivare già nei prossimi giorni. Dalla Leopolda Onorato ha annunciato che per i sardi ci sarà una tariffa da 14 euro valida tutto l’anno, che i prezzi dei traghetti scenderanno “in maniera considerevole”, che il merito non è suo, ma di Renzi e del suo governo.

Ma il nome di Onorato è legato da quasi 25 anni anche alla tragedia del Moby Prince, 10 aprile 1991, 140 morti bruciati a bordo di un traghetto che finì contro una petroliera nella rada del porto di Livorno. La più grande tragedia della marineria civile italiana in tempo di pace, il più grave incidente sul lavoro del Paese. Una storia non ancora consegnata alla storia perché dai due processi finiti nel nulla (un prescritto nel 1997 e un’archiviazione nel 2010) non sono uscite le risposte a numerose domande, punti oscuri sui quali ilfattoquotidiano.it si è occupato a lungo e a più riprese negli ultimi due anni. Ora con questa missione è stata costituita una commissione d’inchiesta parlamentare (con 8 componenti del Pd, compreso il presidente Silvio Lai) che – con tutti i limiti di una commissione d’inchiesta – almeno cercherà di dare qualche risposta in più.

Anche sulle eventuali responsabilità dell’armatore del traghetto che quella notte diventò una trappola di fuoco per 140 tra passeggeri e membri dell’equipaggio. L’armatore è appunto Onorato. E i punti da chiarire sono ancora oggi le condizioni in cui viaggiava la nave e il motivo di occultamenti e manipolazioni a bordo dopo l’incidente. Una delle poche certezze di questa storia logorata dai misteri è per esempio che il timone del Moby Prince fu manomesso all’indomani della tragedia e a farlo furono due dipendenti della compagnia di Onorato.

Fino a prova contraria Onorato è il miglior imprenditore d’Italia, ha tutto il diritto di gestire il 90 per cento del traffico per la Sardegna e nella tragedia del Moby Prince non ha alcuna responsabilità, l’Antitrust è un organismo indipendente e farà la cosa giusta, i senatori del Pd non si faranno condizionare. Ma forse non era proprio l’anno giusto per celebrare Onorato insieme alla grandeur di governo. Magari l’anno prossimo, magari tra un paio d’anni. Ma non questo.

Eppure sarebbe bastata un po’ di cura, un po’ di attenzione, almeno alla lista degli invitati. Invece niente.

Ps. Nel frattempo l’associazione delle vittime della strage di Viareggio aveva chiesto di intervenire, di parlare con qualcuno, per rinnovare il proprio appello al partito di governo di trovare un modo per non far finire, causa prescrizione, il processo con 33 imputati per quella tragedia di 6 anni fa (32 morti, un quartiere distrutto). Ma nessuno li ha accolti, nessuno li ha ascoltati, nessuno ci ha parlato, nemmeno sulla porta.