Inter - Fiorentina

Sono passati quasi tre lustri dalla sua scomparsa, il 12 dicembre 2001, mentre il 10 dicembre avrebbe compiuto 94 anni e per lui l’Inter capolista sarebbe stato il regalo più bello. Parliamo di Peppino Prisco, l’altro Avvocato del calcio italiano che è stato un noto penalista, per anni presidente dell’Ordine degli Avvocati milanese. Più che come “principe del foro” lo ricordiamo qui come tifoso e anima vera dell’Inter di cui è divenuto socio nel 1946, segretario dal 1949, consigliere dal 21 ottobre 1950, vicepresidente dal 23 luglio 1963 fino alla scomparsa. Da dirigente dei nerazzurri ha vinto sei scudetti, due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, tre Coppe UEFA, due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana, attraversando alti e bassi della storia interista. Non ha visto il triplete, ma alla sua ironia, dote che al calcio di oggi manca quasi del tutto, quella squadra fortissima guidata da Mourinho avrebbe lasciato pochi margini di espressione.

Quando la sfida si accendeva, le sue celeberrime frasi, si abbattevano, quasi sempre, sui cugini del Milan presi di mira sin dalle origini: “L’Inter nacque da una scissione del Milan? Ecco la dimostrazione che si può fare qualcosa di importante partendo da niente!”. Ed era sempre ben consapevole di una cosa: “A Milano ci sono due squadre: l’Inter e la primavera dell’Inter”. Ironico ma sportivo, l’avvocato salutava sempre i rivali, ma: “Dopo aver stretto la mano a un milanista corro a lavarmela. Dopo averla stretta ad uno juventino, mi conto le dita”. Nonostante le origini partenopee non era per nulla scaramantico e riusciva a scherzare anche sulla sua dipartita: “Prima di morire mi faccio la tessera del Milan, così sparisce uno di loro”.

Anche la sua famiglia era tirata in ballo se c’era da difendere la fede interista: “Tutti i miei figli sono interisti. Una volta mi hanno chiesto se mio figlio Luigi avesse tifato per il Milan. Ho risposto: lui ha gli occhi azzurri ed è chiaro di capelli, mentre io ero scuro e ho gli occhi neri. Se Luigi avesse tifato Milan, avrei chiesto la prova del sangue. Perché a quel punto non mi sarei fidato neanche di mia moglie”. Oppure: “Sono contro ogni forma di razzismo, ma mia figlia in sposa a un giocatore del Milan non la darei mai”. Il Fenomeno, fu, con Meazza, tra i suoi beniamini al punto che disse: “Chiedo scusa ai miei genitori, ma in mezzo alla foto di loro due io porto sempre quella di Ronaldo”. Non mancò mai di essere anche sferzante con l’Inter e i suoi giocatori: “L’errore più grande dell’Inter… Cedere Roberto Carlos e non comprare Platini: era già nostro” e “Ci vorrebbe qualche supposta di pepe di cayenna per rivitalizzare qualcuno dei nostri giocatori”.

Niente supposte per i giocatori dell’Inter di Mancini, cinica e vincente in una stagione in cui il Milan balbetta, il massimo per Peppino Prisco che, una volta, prima di un derby disse: “Il presidente vorrebbe un 3-0. Io invece nei confronti dei milanisti sono più generoso, mi accontento di una vittoria su autorete allo scadere”. L’Inter di oggi è questa, anche un’autorete al 90’ vale tre punti e la serie di vittorie di misura lo conferma. I nerazzuri possono ambire al titolo e se ci fosse ancora l’avvocato Prisco, scaramanticamente ammetterebbe anche una possibilità di fallire l’obiettivo: “Se lo scudetto non potesse andare all’Inter, farei certo il tifo per l’altra squadra di Milano: la Scarioni, nella quale ho giocato anch’io”.