Dopo il Masterplan di dieci pagine presentato a novembre, ecco gli emendamenti ah hoc per il rilancio del Mezzogiorno presentati dal governo alla legge di Stabilità, su cui sta votando la commissione Bilancio della Camera. Ma le proposte sono tutte condizionate al via libera di Bruxelles, con cui nel frattempo è in corso un duro scontro sul decreto salva banche e che, sul fronte dei conti pubblici, l’esecutivo intende dribblare finanziando il “pacchetto sicurezza” con un aumento del deficit senza attendere il via libera europeo. In particolare è appesa al sì della Commissione europea la possibilità di prorogare al 2017 la decontribuzione per i nuovi assunti: Palazzo Chigi intende infatti prolungare l’esonero solo per le imprese meridionali coprendo i mancati introiti con i soldi eventualmente rimasti nel Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie e già destinati agli interventi del Piano di azione coesione.

Ma non potrà non passare sotto il lentino della Ue, che vigila sulla concessione degli aiuti di Stato, anche la prima proposta di modifica del governo, che prevede un credito d’imposta per “l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature varie destinati a strutture produttive già esistenti o che vengono impiantate sul territorio”, riservato alle aziende del Sud e decrescente all’aumentare delle dimensioni della società. L’emendamento fissa al 20% lo sconto per gli investimenti fino a 1,5 milioni di euro per le piccole imprese, mentre per le medie l’aliquota sarà del 15% per gli investimenti fino a 5 milioni. Infine per le grandi aziende è previsto un credito del 10% per investimenti fino a 15 milioni di euro. Per la misura è previsto uno stanziamento di 600 milioni l’anno per quattro anni, per un totale di 2,4 miliardi, da reperire in parte attraverso il Fondo di sviluppo e coesioneLo sconto fiscale vale per le imprese “ubicate nelle zone assistite di Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo” e non si applica ad alcuni settori: industria siderurgica e carbonifera, navale, settore energetico e bancario. 

Per quanto riguarda gli sgravi contributivi per le assunzioni, la decisione sull’allungamento al 2017 viene di fatto rinviata al 31 marzo 2016, quando il governo si riserva di valutare, sulla base delle informazioni inviate dagli enti locali, quante risorse ci sono ancora nel Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie. Se risulterà che ci sono ancora risorse, con quelle verrà finanziata la decontribuzione. Ne deriva che ora non è dato sapere quale sarà l’intensità dello sgravio (che la manovra già proroga per l’intero 2016 in tutta Italia, ma riducendo la percentuale dal 100 al 40%) né per quanto tempo gli imprenditori potranno contarci. Non per niente l’emendamento specifica che “la durata temporale e l’intensità dell’esonero” saranno “eventualmente rimodulate”.