Rio_Doce Brasile

“Many regions will never be the same”
Klemens Laschesfki, professore di geoscienza,
Federal University of Minas Gerais
“Everything died. Now the river is a sterile canal filled with mud”
Sebastiao Salgado, fotografo

Il giorno 5 Novembre 2015 due dighe contenenti vari milioni di rifiuti tossici da operazioni minerarie sono crollate, generando il peggior disastro ambientale della storia del Brasile.

Un flusso inarrestabile di fanghi ferrosi contaminati da arsenico, piombo, cromo ed altri metalli pesanti hanno invaso la città di Mariana, nello stato di Minas Gerais e da qui si sono sparsi alle località circostanti. Diciassette persone sono morte. Altre centinaia sono state evacuate. I volumi di sostanze tossiche che hanno coperto l’area sono impressionanti: 60 milioni di metri cubi, pari a 25,000 piscine olimpioniche.

I fanghi, di un colore che varia dall’arancione al rossiccio al marroncino, sono prodotti di scarto dalle operazioni minerarie. Dalla diga crollata questi fanghi sono finiti nel Rio Doce – il Fiume Dolce – e da qui hanno iniziato il loro cammino inesorabile verso la foce, contaminando l’acqua e i terreni che hanno incontrato che che incontreranno per strada. La destinazione finale dei fanghi sarà a 500 chilometri di distanza dalla diga, l’oceano Atlantico. In queste due settimane foreste, aree protette, campi agricoli, case, habitat sensibili – tutto è stato ricoperto dal fango tossico.  250,000 persone sono rimaste senza acqua potabile – l’acqua è tutta arancione.

Le sostanze chimiche contenute in questi fanghi erano usate per eliminare le impurità dai minerali estratti, principalmente ferro. Fra i composti, i cosiddetti ether amines, prodotti da una ditta che si chiama “Air Products”. Adesso si teme che, indurendosi i fanghi, potrebbero esserci danni permanenti all’ecosistema, modificando la fertilità dei campi e anche cambiando il corso dello stesso sistema fluviale. Queste sostanze possono anche cambiare i livelli di Ph, alterando gli equilibri dell’acqua.

Di chi è la colpa? Beh, la ditta che gestisce la diga si chiama Samarco Mineracao Sa, ed è controllata dalla anglo-australiana Bhp Billiton e dalla brasiliana Vale, entrambi colossi delle miniere.

Dire che sono state irresponsabili è dire poco. Non hanno mai avuto piani di evacuazione e non hanno nemmeno dei protocolli su come gestire questo tipo di situazione. Anzi, non hanno neanche il più rudimentale dei sistemi di allerta: sirene di allarme. Anche le autorità non sono meno colpevoli, visto che una delle dighe crollate era noto da tempo che fosse a rischio di destabilizzazione ma le operazioni continuavano. L’ultimo rapporto che denunciava i rischi delle dighe-rifiuti era del 2013.

A tuttoggi la Samarco ripete che i loro materiali non sono tossici. Se però uno va sul sito della Air Products, gli stessi produttori dicono che le ether amines “are not readily biodegradable and have high toxicity to aquatic organisms“. E infatti le autorità ricordano che è pericoloso usare l’acqua contaminata. Considerato che è arancione, non credo che nessuno veramente voglia usarla!

Non è la prima volta che il Rio Doce, un fiume di 800 chilometri, viene inquinato da rifiuti di operazioni minerarie. Il distretto di Minas Gerais è ricco di minerali e controlli e manutenzione lasciano molto a desiderare. Viene qui prodotto il 10% del ferro del Brasile. Anche se oggi il fiume è un po la pattumiera dell’industria mineraria, decenni fa il Rio Doce era immerso nella foresta amazzonica e popolata da tribù indigene. Oggi  tutto il corso del fiume è essenzialmente disboscato, quasi spettrale. I fondali sono pieni di sedimenti e le inondazioni sono frequenti.

I residenti dicono che è la prima volta che la devastazione arriva a livelli cosi drammatici. Il fango è dappertutto, e avvolge pesci ed altri animali morti. Nilo Candido da Silva, settantaquattrenne allevatore di mucche, ha detto che non pensa di vedere il fiume tornare normale nel tempo che gli resta da vivere. Fra le celebrità brasiliane impegnate da tempo nel proteggere quel che resta del Rio Doce, il fotografo Sebastiao Salgado che aveva messo su una fondazione, cercando di fare lobby sul governo per pulire il fiume. In una intervista a O Globo, il principale giornale del Brasile dice semplicemente: “Tutto è morto. Adesso il fiume è un canale sterile coperto di fango.” Intanto, i Pearl Jam impegnati in un concerto a hanno donato tutti i ricavati per il ripristino dell’area.

Perché le dighe sono crollate? Ancora non si sa con certezza. Però i lavoratori erano all’opera per allargare la diga il giorno in cui è crollata. La allargavano per immetterci ancora più materiale tossico, scarti sia dalle miniere locali che da quelle più distanti, perché era aumentata la produzione. Come dire, queste dighe dovevano ingoiare i rifiuti dell’ingordigia umana fino all’ultimo millimetro. Tredici di quei lavoratori sono morti. Intanto, i prezzi del ferro sono quasi ai minimi storici sul mercato globale.

Le autorità dicono adesso che stanno studiando la situazione. Il governatore di Minas Gerais, Fernando Pimentel, dice che la Samarco non sta facendo abbastanza. Il presidente Dilma Rousseff dice che dovranno pagare per le operazioni di pulizia, di risarcimento e per l’approvvigionamento dell’acqua. Dice pure che la Samarco sarà multata nel modo più severo possibile. Le parole del dopo sono sempre facili. Le stime per la pulizia sono di circa $ 2.6 miliardi di dollari. Se si considera tutto il fiume, e l’inquinamento accumulatosi negli scorsi decenni, i miliardi per la pulizia sono stimati essere circa 27.

Intanto il fango delle dighe continua a camminare. Alla foce del Fiume Dolce, in riva all’Atlantico, ci sono aree di riserva e zone protette per tartarughe marine. Cosa succederà quando arriverà il fango e il mare e le spiagge si coloreranno di arancione anche qui?

Lo sapremo presto: il 22 Novembre, i rifiuti della Samarco sono arrivati a destinazione: Oceano Atlantico.

Ecco le immagini della devastazione, dalla diga fino all’Oceano Atlantico.