Nella storia di X Factor, non è la prima volta che una delle voci più interessanti ascoltate alle audizioni, si riveli poi una cocente delusione ai live. È quello che è successo ieri sera a Margherita, la concorrente del team di Skin, eliminata alla quarta puntata di questa nona edizione del talent di Sky Uno. La prova della sedicenne è stata deludente anche al ballottaggio quando, sfidando il coetaneo Luca (team Mika), ha cantato malissimo l’abusata Halleluja di Leonard Coen. Ma forse non è tutta colpa sua. Forse parte considerevole della responsabilità va imputata a Skin, il giudice esordiente di quest’anno che per la seconda settimana consecutiva deve assistere all’eliminazione di una sua concorrente (dopo la vulcanica Eleonora della scorsa puntata).

L’arrivo di Skin al banco dei giudici sembra aver innescato un meccanismo strano (e deleterio) anche nei suoi colleghi Mika, Fedez ed Elio. Assegnazioni incomprensibili che penalizzano il talento dei ragazzi, assenza pressoché totale di canzoni italiane, così come di brani popolari, oseremmo dire anche nazionalpopolari (che non è affatto una parolaccia). Manca totalmente la dimensione commerciale della faccenda, dove per commerciale intendiamo destinato al pubblico italiano (non anglosassone) che poi dovrà comprare i dischi.

Si sono infighettiti, ammettiamolo, e ancora più degli anni scorsi sembra solo una guerra tra i giudici a chi ce l’ha più lungo (il buongusto musicale, beninteso). Nemmeno con il contestatissimo Morgan (che per molti versi non ci manca, visto che era diventato ingestibile) si era arrivato a tanto fighettismo musicale. Morgan, che come giudice è stato indiscutibilmente il migliore nella storia di X Factor, sapeva dosare bene scelte altissime e altre “paracule”. Persino un brano di Ciampi o di Bertolt Brecht veniva offerto al pubblico con un arrangiamento accattivante, efficace, popolare. Per non parlare poi di Simona Ventura, la cui assenza si avvertiva profondamente anche lo scorso anno, che sapeva ricoprire con efficacia il ruolo di paladina dei gusti del pubblico nazionapopolare.

Il problema, forse, è che il fighettismo di un prodotto di alta qualità come X Factor, che televisivamente resta un gioiello ineguagliabile nel panorama italiano, ha raggiunto e superato il livello di guardia. I giudici hanno dimenticato che a casa c’è un pubblico che vorrebbe persino canticchiare sul divano le canzoni che i concorrenti sono chiamati a interpretare. Questo “piacere alla gente che piace”, che sembra il marchio di fabbrica di tutte le produzioni Sky degli ultimi tempi, rischia di trasformarsi da punto di forza a pericoloso snaturamento del format originale. Forse basterebbe tornare semplicemente alla musica, persino a quella italiana, e ricordarsi che, in fondo, sono solo canzonette. X Factor, anche meno.