In Medio Oriente, dove terrore e violenza sono diventati il pane quotidiano, mentre nel resto del mondo nessuno si scandalizza più di fronte a scene atroci, i social network si sono dimostrati di nuovo protagonisti dei nostri tempi. Questa volta, però, non per veicolare messaggi o reclutare jihadisti, ma per ridicolizzare i terroristi e prenderli in giro.

A differenza dell’opinione pubblica occidentale, spaventata e immobile, la paura e il terrore hanno avuto l’effetto contrario sulla società araba, che, dopo tanta distruzione e massacri, ha iniziato ad alzare la voce sfidando la morte.

Giovani artisti arabi si sono sbizzarriti sulla Rete, con grande coraggio, scagliandosi contro fanatismo, terrorismo e l’estremismo religioso, non con lunghi sermoni, comunicati, e condanne diplomatiche, bensì  attraverso la satira, la comicità, e l’umorismo.

L’ironia declinata in tutte le sfaccettature possibili appare uno strumento vincente contro Daash e gruppi terroristici. Il satira, brani musicali e video clip pubblicati su YouTube, diffusi attraverso i social network, riscuotono un grandissimo successo in tutti i paesi arabi, con milioni di visualizzazioni. Numeri che smentiscono i preoccupanti sondaggi diffusi da Al Jazeera emittente del Qatar, secondo la quale lo Stato islamico gode di grande consenso nel mondo arabo.

Uno dei fenomeni più interessanti sono i brani musicali dissacranti dedicati al cosiddetto Stato Islamico Is. Una vera e propria presa in giro dell’Is e del suo leader al Baghdadi, è il caso del brano Dawlet Al kharafa (Stato del mito), il nome é già un gioco di parole in arabo che scambia Khilafa (Califfato) con Kharafa (mito). Non solo musica e testo pungenti ma anche un video clip, girato in alta qualità e con effetti visivi in fumetto interessanti, dove il presunto capo dell’Is Al Baghdadi viene raffigurato come pulcino jihadista figlio di satana, uscito dall’uovo e diventato peggio del diavolo, e termina con il grande Califfo maestro che guida una orchestra di terroristi che elimina alla fine e si fa esplodere.

Mescolare ironia e realtà rende ancora più potente il messaggio. Infatti, uno dei brani musicali più forti e con immagine duramente simbolica é Bel Dabhi jinakom (siamo venuti per sgozzarvi ), composto da giovani siriani, e ispirato a minacciose frasi pronunciate dai terroristi delle Milizie Libero all’inizio della guerra in Siria. Siamo venuti per sgozzarvi, verbo usato con il gesto del macellaio, e inizia a recitare i nomi delle possibili vittime: sciiti, sunniti, cattolici, ortodossi, armeni, curdi etc. Insomma elencando tutte le comunità etnico religiose in Siria, fino a concludere dicendo: sgozzeremo l’essere umano, e cancelleremo l’umanità.

La band Alrahel Alkabir (Il grande defunto) composta da sei artisti libanesi, prende di mira l’organizzazione terroristica Is e i suoi seguaci, con uno dei brani più simpatici che si intitola Madad, espressione in arabo per dire lunga vita, e recita senza mezzi termini: “Lunga vita Abu Bakr Albaghdadi, che governi nel nome di Dio, e della sua Sharia e guidi il popolo di Dio verso un precipizio. E siccome l’islam é misericordia, sgozzeremo e distribuiremo carne e per alleggerire l’affollamento faremo saltare la gente, e siccome non ce costrizione nella religione annienteremo i miscredenti, sciiti e sunniti e cristiani”. Un brano che ha suscitato grandi discussioni e tante polemiche, accusato perfino di offendere l’Islam, in alcune frasi molto forti, viene duramente criticato, ma fortemente appoggiato e visionato.

Principe dei criminali è il titolo del brano del noto cantante Shaaban Abdulrahim, considerato il mito della canzone popolare egiziana, e del quale sono famose le parodie e i testi molto pungenti e dissacranti. Ma oggi colpisce direttamente non meno che Abu Bakr AlBaghdadi autoproclamato Califfo del cosiddetto Stato Islamico. Un passo che gli fa conquistare minacce di morte ed arrivare in cima alla lista dei ricercati dall’Is, avendo osato definire i terroristi dello Stato Islamico “Un branco di matti“.

Anche gli arabi ridono. Anzi ridono e si prendono in giro, malgrado il terrore e la morte nonostante il controllo e la censura dei governi arabi. La rete diventa cosi l’unico spazio per esprimere la vera condanna al terrorismo, e combattere l’estremismo con l’ironia. Ciò prova che l’estremismo è spesso troppo lontano dalla vita moderna che la maggior parte degli arabi conducono nei propri paesi. In realtà, di fronte a tale orrore e atrocità, non servono parole e discussioni: l’ironia, la satira e il sarcasmo diventano l’unica via per sdrammatizzare e superare le paure, ma sopratutto spogliare il terrorismo del suo potere, non sottostare a ciò che vorrebbe imporre. In fondo, combatterlo con un sorriso.