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L’attività politica produce mutazioni genetiche. Non si può parlare di evoluzione della specie, il prodotto finale è inidoneo alla sopravvivenza, fatta eccezione per tempi medio-brevi. Però sta di fatto che certe caratteristiche sono ricorrenti. Oggi è il turno di Alfano.

A Bologna, Salvini e reggicoda dell’ultima ora manifestano contro il governo. È un loro diritto, anche se riconoscibile a malincuore: gente così non pare proprio legittimata ad avere idee politiche; per averne bisogna prima di tutto avere idee… Gente ancora peggiore di loro li aggredisce: teppisti da curva degli stadi, emuli pseudo politici di Genny ’a carogna. Salvini&C. vanno protetti, su questo non ci piove. Va in onda il consueto film della repressione, la Polizia ne arresta tre (pochi, 30 dovevano essere ma poi partono i cori contro la violenza repressiva dello Stato), e li porta davanti al giudice. Che dispone il giudizio per direttissima; e li scarcera.

Che persone come queste, con i reati che hanno commesso, non stiano in galera non è cosa buona. La violenza è propria di personalità asociali, afflitte da complessi di inferiorità e con compensi psicologici da decerebrati. Ma è soprattutto incoraggiato dall’impunità. Sfogo le mie pulsioni criminali, me la godo, non mi succede niente, perché diavolo non dovrei farlo ancora? Come chiunque – perfino Alfano – capisce (a corrente alternata), la mancanza di repressione è criminogena.

Il problema è che, secondo la legge, in galera non ci possono stare. Art. 274 codice di procedura: carcerazione preventiva possibile solo se: sussistono esigenze di indagine (acquisizione di prove, identificazione del colpevole); ma – in questo caso – i tre arrestati erano stati beccati in flagranza di reato. C’è pericolo di fuga; che poteva starci, ma è annullato dal fatto che, per i reati commessi (oltraggi e lesioni non gravi a pubblico ufficiale), la pena è di pochi mesi (queste le tariffe a​​bituali) e la carcerazione preventiva è possibile solo se è prevedibile una pena superiore a 2 anni. C’è pericolo di reiterazione del reato; che c’era di sicuro. Ma – anche qui – la carcerazione preventiva è possibile solo se, per i reati per cui si procede, la pena massima è superiore a ​5 anni; il che non è per oltraggio e lesioni. E comunque non si può tenere nessuno in prigione se (art. 275) è prevedibile che venga concessa la sospensione condizionale della pena; che, siccome i tre arrestati erano incensurati, sarebbe stata sicuramente concessa.

Alfano, avvocato e ministro dell’Interno, tutto questo non lo sa. E pronuncia la sciagurata frase: “Noi li abbiamo arrestati, i magistrati li hanno scarcerati”. Anche Salvini ignora l’esistenza del codice di procedura ed esterna lapidariamente: “La giustizia fa schifo”. Eppure entrambi sono stati tra quelli che si sono spesi per limitare la discrezionalità dei magistrati, il furore accusatorio dei pm, gli errori giudiziari. Entrambi hanno tuonato contro le carceri piene di innocenti. E hanno fortemente voluto le norme che paralizzano la carcerazione preventiva.

C’è il sospetto che tanto zelo sia stato dovuto alle tristi vicende dei loro compagni di merende, i corrotti, frodatori, mafiosi per i quali le porte del carcere dovevano restare chiuse. Però è solo un sospetto. Dunque restiamo con il dubbio: si è trattato di atrofia della memoria o di faccia di tolla? Darwin o Lombroso?

il Fatto Quotidiano del 12 novembre 2015