Doping di Stato, con il coinvolgimento di governo e servizi segreti. Mazzette da centinaia di migliaia di euro ai principali vertici della Federazione internazionale, ex presidente compreso. E una richiesta di sospensione a tempo indeterminato per la Russia, una delle potenze mondiali dell’atletica. Quello scoperto dalla Wada rischia di essere il più grande scandalo dello sport degli Anni Duemila. Alla stregua del terremoto che ha travolto la Fifa negli ultimi mesi, ma ancor più grave perché – come sottolinea l’Agenzia mondiale antidoping – più che in qualsiasi altro sport, avrebbe influenzato in maniera decisiva i risultati delle principali competizioni internazionali degli ultimi anni. Olimpiadi comprese.

È come il classico vaso di Pandora: saltato il tappo, esce tutto il marcio del mondo dell’atletica leggera. Non che si tratti di un fulmine a ciel sereno: gli ultimi mesi sono stati un’escalation di ombre, sospetti, atti ufficiali anche pesanti. L’ultimo, l’indagine a carico di Lamine Diack, 82enne senegalese, ex presidente della Federazione Internazionale di Atletica leggera (ad agosto sostituito da Sebastian Coe), accusato di aver incassato tangenti per almeno 200mila euro dalla Federazione russa per coprire casi di doping di nomi di spicco del movimento. Prima c’erano state anche l’inchiesta della tv tedesca Ard in collaborazione col Sunday Times, sugli oltre 800 casi di positività tra il 2001 e il 2012. O la sospensione di tre ori olimpici russi per anomalie sul passaporto biologico.

Quelle che erano solo voci di doping di Stato, oggi si sono trasformate in accuse precise con la pubblicazione del report stilato da una commissione indipendente della Wada, in collaborazione con l’Interpol. Dal dossier – 320 pagine che secondo il capo della commissione, Dick Pound, rappresentano solo “la punta dell’iceberg” – emergono illeciti così pesanti da dichiarare la Russia “non conforme al codice mondiale antidoping” e quindi richiederne “l’immediata sospensione da tutte le competizioni finché tutto non sia chiarito”. La Russia, infatti, avrebbe pagato e operato per coprire la positività di alcuni suoi atleti, alterando i risultati dei test antidoping e corrompendo i vertici della Iaaf.

Uno dei capi del sistema sarebbe Grigory Rodchenkov, direttore del laboratorio antidoping di Mosca, accusato di aver distrutto 1.417 campioni, su ordine partito direttamente da Vitaly Mutko, ministro dello Sport e uomo fidato di Putin. Rodchenkov avrebbe anche orchestrato un meccanismo di estorsione ai danni degli atleti beccati ai controlli, attraverso cui venivano finanziate le mazzette alla Iaaf. Una truffa organizzata e strutturata nei minimi dettagli: nella periferia di Mosca, infatti, esisterebbe un vero e proprio laboratorio parallelo, dove venivano alterati i valori degli atleti compromessi, distruggendo invece i campioni positivi. Una volta manipolati i risultati, le provette “ripulite” venivano trasmesse al laboratorio ufficiale. Così decine di atleti russi si sarebbero salvati dalla squalifica, proseguendo nella loro carriera.

Tra questi, Mariya Savinova-Farnosova  e Ekaterina Poistogova, medaglie d’oro e di bronza negli 800 metri femminili alle Olimpiadi di Londra 2012. Solo due dei cinque nomi di medagliati russi che ai Giochi non avrebbero dovuto proprio partecipare, perché trovati precedentemente positivi ai controlli, secondo quanto riportato dal Sunday Times. Per questo adesso la Wada vuole la sospensione della Federazione Russa. Ma lo chiede alla Iaaf, che pure sarebbe pesantemente e direttamente coinvolta nello scandalo. Nel processo finale all’atletica leggera, giudice e imputato potrebbero coincidere.

LA REAZIONE DELLA RUSSIA – Per parte sua, la Russia ha assicurato che ci sono motivazioni politiche dietro l’indagine: “Le sanzioni contro la Russia possono essere spiegate con una motivazione politica”, ha detto Vladimir Ujba, direttore dei laboratori di controllo antidoping in Russia. Per il ministro russo dello sport Vitaly Mutko, “anche se la Wada raccomanda la sospensione, nessuna entità può escludere la Russia dalle competizioni”. Stesse parole usate da Vadim Zelichenok, capo ad interim della Federazione russa di atletica: “Nessuno può sospenderci, è solo una raccomandazione”

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