Il secchio e l’olivaro, l’elefante e la farfalla, il gigante e la bambina, Gianni e Pinotto, “prima e dopo la cura”: quando incontri Antonio Andrea Pinna e Roberto Bertolini, freschi vincitori di Pechino Express, ti passano in mente tanti modi per definirli. Stranissima coppia (nell’adventure game di RaiDue non a caso erano “gli Antipodi”), sono fisicamente così diversi che sembrano male assortiti, un duo su cui all’apparenza non scommetteresti nemmeno una lira. Poi ci parli, li intervisti, provi a stuzzicarli e a farli aprire, e scopri che funzionano insieme (e hanno funzionato in tv) proprio perché sono così diversi.

Affrontano un’intervista dietro l’altra con disincantata nonchalance. Sono costretti a ripetere più e più volte al giorno le stesse cose (non chiedete a Roberto ‘quale è stato il momento più duro a Pechino Express’, potrebbe farvi male), ma non si sottraggono ai nuovi doveri di personaggi pubblici, famosi, incoronati da Sua Maestà la Tv.  Andrea Pinna è più abituato alla notorietà, visto che da anni è una affermatissima webstar con centinaia di migliaia di fan su Facebook. Le sue “Perle” hanno fatto strada e proprio in questi giorni sono finite persino sui pigiami di una nota marca italiana. Roberto Bertolini, personal trainer muscolosissimo, è meno abituato alla dimensione pubblica, e forse per questo tra i due è il più logorroico: “Non mi chiede mai niente nessuno. In questi giorni mi sto sfogando!”.

Prima di incontrarli, da accaniti spettatori di Pechino Express, avevamo qualche preconcetto su di loro, soprattutto su Pinna: poco empatici con le popolazioni locali, troppo lamentosi, dotati di una ironia spigolosa che non tutti riescono a capire o apprezzare. Poi stringi la mano a Pinna, ne percepisci persino una certa fragilità, e ti passa ogni preconcetto. Ti verrebbe quasi da abbracciarlo, tanto sembra un cucciolo spaurito in cerca di coccole. Magie di internet e della tv, che ti fanno sembrare più stronzo di quanto tu non sia in realtà. Ah, dettaglio non trascurabile: Andrea Pinna e Roberto Bertolini sono gay. Apertamente gay. Che in tv è più raro di quanto si pensi. Ma non sono i gay della rappresentazione consueta che ne fa il mezzo televisivo. Non sono Malgioglio o Platinette, per intenderci. Ma non sono neanche gay engagé sempre pronti a buttarla in politica e a rivendicare diritti che pure ritengono importanti. Sono due ragazzi che vivono la loro sessualità con naturalezza e con un approccio sereno che forse manca, magari per buoni motivi, alle generazioni precedenti. E non si sono nemmeno posti il problema di mascherare in tv questo lato di sé che non può essere scisso da tutto il resto. “Secondo te si vedeva molto?”, ci chiede Roberto tra il serio e il faceto. Pinna, invece, non ci ha pensato nemmeno: “Non saremmo stati abbastanza bravi per mostrarci diversi da quello che siamo”.

Ed è un discorso che non vale solo per Pechino Express, ma anche per il resto della loro vita. “I miei lo immaginavano – racconta Roberto –, ma un conto è ‘lo so ma non vedo e non sento’, un altro è andare in televisione e dirlo a tutti. Alla fine la mia famiglia si è rivelata più orgogliosa di quanto pensassi. Ma no, non gliel’ho mai detto apertamente. Un giorno ho portato a casa il mio ragazzo del tempo, e loro lo hanno trattato come un figlio. È andata così, in un modo molto nordico. Non c’era bisogno di dirsi nulla”.  Per Pinna e la sua famiglia “borghese e severa” è andata diversamente, almeno all’inizio: “Mi sono tinto i capelli di rosso e mia madre ha detto: ‘I tuoi amici non farebbero mai una cosa del genere’. Io ho risposto: ‘Io sono diverso, io sono gay’. All’inizio c’è rimasta male, ma le è passato subito. Ma ogni tanto mi fermo a pensare: il mio essere gay viene ‘compensato’ dal fatto che scrivo, che sono un creativo? Mi avrebbero accettato allo stesso modo se avessi fatto il metalmeccanico?”.

Non è l’unico momento della chiacchierata in cui viene fuori un Pinna introspettivo oltre le attese. È brillante, allegro, sempre pronto alla battuta salace, ma c’è qualcos’altro nel ragazzo che in tv a tratti è apparso persino antipatico: “Ero sotto pressione, era una gara. So di non essere stato simpatico come nella vita reale però, credimi, alcune cose che dicevamo non potevano essere mandate in onda”. Pinna è una webstar. No, non è una parolaccia, anche se lo sembra. È famosissimo sul web, sui social. E come tutti quelli che conquistano la fama su Internet, è anche molto odiato, con orde di haters che gliene dicono di tutti i colori: “Non mi fa star male, ma a volte mi dispiace. Il problema è che non possiamo dire sempre che chi piace alla gente fa cagare! Io, per esempio, tra Laura Pausini e Carmen Consoli preferisco la Consoli, ma non per questo non rispetto il grande successo della Pausini. Il web è democratico, questo non riusciamo ancora ad accettarlo”. Molti haters, molti onore? Solo fino a un certo punto, perché il buon Pinna ha avuto a che fare anche con soggetti non proprio innocui: “Una volta hanno pubblicato la foto dei miei nipoti dicendo che sono gay e che quindi mi ‘facevo’ i bambini. Ci sono stato molto male e mi sono anche chiesto se valesse davvero la pena andare avanti”.

Durante l’intervista, che scivola via per quasi un’ora, si è creato un clima piacevole. Sono a loro agio e si vede. Nel clima di cazzeggio che si è casualmente generato, viene fuori la grande passione di Roberto: Ivana Spagna. Pinna si mette le mani tra i capelli e ci avverte: “Oddio, potrebbe parlarne per ore”. Ci aspettavamo un amore trash, un guilty pleasure del muscoloso ma tenero (almeno in tv) Roberto. E invece no, è amore vero, musicale: “Guarda che è bravissima! Ha fatto la gavetta, può cantare qualsiasi cosa. Potrei stare qui a spiegarti per ore perché è musicalmente fantastica”. No, grazie. Anche perché la prossima intervista incalza, e dopo poco Pinna deve andare a lanciare la linea di pigiami con le sue “Perle”. Ah, per i tanti estimatori della strana coppia e per gli appassionati di gossip, Andrea e Roberto sono entrambi single. E se per il primo l’uomo ideale è James Franco, per il personal trainer è il compianto Paul Walker. Standard alti, gente. Peccato.