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Pasolini regista amatoriale, o addirittura l’anticinema. Parole come pietre postate da Gabriele Muccino sulla sua pagina Facebook, poi dopo mezza giornata cancellate, e ancora di nuovo giustificate con un nuovo post indirizzato a chi l’ha criticato. Il regista romano dalla residenza californiana di Malibù dove tutt’ora vive celebra a suo modo i 40 anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini con una quarantina di pesantissime righe che mettono in discussione il Pasolini regista. “So che quello che sto per dire suonerà impopolare e forse chissà, sacrilego? Ma per quanto io ami Pasolini pensatore, giornalista e scrittore, ho sempre pensato che Pasolini regista fosse fuori posto, anzi, semplicemente un “non” regista”, inizia il suo ragionamento Muccino sul web. “Uno che usava la macchina da presa in modo amatoriale, senza stile, senza un punto di vista meramente cinematografico sulle cose che raccontava, in anni in cui il cinema italiano era cosa altissima, faceva da scuola di poetica e racconto “cinematico” e cinematografico in tutto il mondo”.

“In quegli anni Pasolini regista aprì involontariamente le porte a quella illusione che il regista fosse una figura e un ruolo accessibile a chiunque, intercambiabile o addirittura improvvisabile – continua l’autore di Padri e figlie, il suo nono film in questi giorni ancora nelle sale italiane – La dissoluzione dell’eleganza che il cinema italiano aveva costruito, accumulato, elaborato a partire da Rossellini e Vittorio de Sica per arrivare a Fellini, Visconti, Sergio Leone, Petri, Bertolucci e tanti, davvero tanti altri Maestri, rese il cinema un prodotto avvicinabile da coloro che il cinema non sapevano di fatto farlo. Non basta essere scrittori per trasformarsi in registi. Così come vale anche il contrario. Il cinema Pasoliniano aprì le porte a quello che era di fatto l’anti cinema in senso estetico e di racconto”. Ad eccezione di polemiche politiche dall’estrema destra, come di veri e propri assalti fisici durante la prima del suo film Mamma Roma, mai nessun critico cinematografico o cineasta italiano aveva demolito il Pasolini regista come è riuscito a fare Muccino su Facebook.

L’autore de L’Ultimo Bacio si avventura anche in una disamina della morte del cinema italiano negli anni ottanta e con un po’ di difficoltà a livello di sintassi sembra quasi voler alludere al fatto che l’anticinema pasoliniano abbia contribuito al declino dell’industria cinematografica italiana: “Il cinema italiano morì da lì a pochissimi anni con una lunga serie di registi improvvisati che scambiarono il cinema per qualcos’altro, si misero in conflitto (come fece Nanni Moretti) con i Maestri che il cinema lo avevano nutrito per decenni e di fatto distrussero con tutti quelli che seguirono quella scia di arroganza intellettuale rifiutando anzi demolendo la necessità da parte del Cinema di essere un’arte POPOLARE e lo privarono, di fatto, di un’eredità importante che ci portò dall’essere la seconda industria cinematografica più grande al mondo ad una delle più invisibili”. Infine la chiusura della riflessione con un ulteriore puntualizzazione critica su PPP: “Con legittimo e immenso rispetto per Pier Paolo Pasolini poeta e narratore della nostra società quando ancora in pochi riuscivano a interrogarla, provocarla e analizzarla, il cinema è però altra cosa”.

Le reazioni al post rimasto online 22 ore e poi rimosso sono state moltissime, soprattutto nella comunità cinefila tra storici del cinema e critici. “Nella formidabile accozzaglia di stupidaggini, imprecisioni storiche e teorie deliranti che Gabriele Muccino sta scrivendo su FB per ridimensionare Pasolini (cosa che si può benissimo fare, ma servirebbe partire quanto meno da una conoscenza di base della sintassi italiana), questa è la mia frase preferita: “Ho criticato il Pasolini regista che ha di fatto impoverito e sgrammaticato il linguaggio cinematografico dell’epoca (altissimo sia in Italia che nel resto del mondo), per rendere (involontariamente) il mestiere del cineasta accessibile a chi di cinema sapeva molto poco o niente (come quasi tutti quelli che ora si divertono a deridermi o attaccarmi)”, scrive sul suo profilo Facebook lo storico del cinema dell’università di Bologna, Roy Menarini.

Voilà, mi risveglio a Malibù, sì perchè qui vivo, lavoro e sono residente (non credo sia uno scoop questo). Avete un…

Posted by Gabriele Muccino on Martedì 3 novembre 2015