“Continuando di questo passo finirà che me ne vado all’estero”. Molte volte abbiamo sentito dire, se non addirittura pronunciato in prima persona, queste parole. Il nostro paese, bellissimo da una parte e politicamente disgraziato allo stesso tempo, non è più solo patria di santi (sempre meno), poeti (ormai quasi del tutto assenti) e navigatori, ma anche di cervelli e cuori in fuga. Se vuoi far carriera in università si è costretti ad espatriare, è noto. Se sei omosessuale e vuoi sposarti, anche. E la vicenda delle unioni civili, prima promesse entro il 15 ottobre e poi rimandate a data da destinarsi, rende ancora più attuale questa voglia di fuga.

Non è un caso che stiano nascendo realtà che cercano di organizzare nozze al di là delle Alpi, in quel mondo civile che diventa sempre più grande. A Roma è nata Mi sposo al polo, un’agenzia finalizzata all’organizzazione di matrimoni presso il comune di Reykjavik, in Islanda. Lo scopo è quello di offrire anche alle coppie gay e lesbiche la possibilità di contrarre un vincolo matrimoniale, in tempi piuttosto brevi (solo in quattro settimane) e a costi contenuti (a partire da mille euro). “Contrariamente ad altri paesi” ci spiega Serena Valentini, che insieme a Edoardo Cicchinelli ha fondato quest’impresa “non è necessario essere residenti”. Ma ciò che attrae moltissime coppie, ci dice ancora, è “soprattutto la possibilità di sposarsi in un paese dai paesaggi straordinari, dotati di una magia e di una suggestione fuori dal comune. Ed proprio la bellezza dei luoghi che ha invogliato anche coppie eterosessuali a contattarci”. Sì, perché il bello di tale iniziativa, come spesso accade nel mondo Lgbt, è che questo servizio è rivolto anche alle coppie “tradizionali”.

L’idea è nata da un insieme di fattori: il desiderio di colmare la lacuna italiana sul matrimonio egualitario, fornendo un servizio semplice e veloce, senza impazzire con le procedure burocratiche di altri paesi, e il desiderio di fornire una meta che non fosse un ripiego, ma un luogo dalla bellezza straordinaria, degno di un giorno così importante. E basta vedere le immagini del video di Dauðalogn, lo splendido brano dei Sigur Ros, per capire di cosa stiamo parlando. “Il mio socio Edoardo, con il quale sono amica da una vita, lavora da molti anni con l’Islanda, e aveva già una buona rete di conoscenze e di referenti che lavorano nel turismo. Da lì all’idea di aprire la società il passo è stato brevissimo”.

Ma come si fa per sposarsi “al polo”? L’agenzia pensa a tutto. “La nostra proposta di base è strutturata in maniera da offrire un servizio completo: il disbrigo delle pratiche burocratiche con la compilazione dei moduli in islandese e la prenotazione della sala di Reykjavik. Poi forniamo una macchina con autista per accompagnare gli sposi alla cerimonia, il fotografo, l’interprete ed eventualmente i due testimoni previsti dalla legge islandese. Dopo la cerimonia, infine, seguiamo l’iter burocratico per ottenere la trascrizione del matrimonio in Italia”.

Per le coppie omosessuali andare all’estero a sposarsi è un’esigenza, visto che qui non è possibile e la scelta della destinazione è condizionata da molti fattori, primo tra tutti la bellezza del paesaggio. “L’Islanda è un paese magico, nel nostro immaginario mediterraneo è un luogo remoto, selvaggio. Fa pensare alla libertà, alla potenza della natura. Per questo piace anche alle coppie eterosessuali che non vogliono una cerimonia tradizionale ma che desiderano festeggiare il loro giorno più bello in maniera più autentica”. E l’Italia, mi dice ancora Serena Valentini, è un paese ancora troppo in ritardo nell’approvazione del più elementare dei diritti: quello di poter costruire il proprio progetto di vita, riconosciuto e tutelato dallo Stato. “Credo che il processo di civiltà sia inevitabile, e prima o poi ci arriveremo”, il team di Mi sposo al polo su questo punto è fiducioso.

E se in Italia venissero approvate le unioni civili? “Saremmo i primi a rallegrarcene» risponde Serena «perché sarebbe una dimostrazione di civiltà da parte di questo nostro paese. Inoltre il turismo in Islanda è un settore in fortissima espansione, e tra le nozze e il viaggio di nozze, il passo è breve”. E allora, non resta che fare i bagagli e affrontare quest’avventura. Per poi continuarne un’altra: quella verso la piena dignità delle persone Lgbt anche nel nostro paese. Un processo che passa anche dall’imprenditoria di settore. Serena ed Edoardo ci stanno provando.