Il gol fantasma di Turone in Juventus-Roma del maggio 1981, lo scontro Ronaldo/Iuliano con rigore non dato all’Inter nell’aprile del ’98, ma anche l’incazzatura internazionale di Brian Clough quando due suoi giocatori del Derby County, Gemmill e McFarland, vennero ammoniti nella semifinale d’andata della Coppa Campioni e il fumantino coach dichiarò: “Dentro lo spogliatoio dell’arbitro c’erano gli italiani, prima della gara e durante l’intervallo!”. Questi sono solo alcuni degli highlights dei cosiddetti favori arbitrali della Juventus ladrona; ma soprattutto sono solo timide tracce di un robusto sentimento strapaesano e geograficamente trasversale che ha fatto nascere l’ “anti-juventinità”. Per capirne meglio le origini sportive e lessicali, riannodarne antropologicamente e linguisticamente i fili, ecco spuntare il divertente documentarioOdiosa Juve” di Luciano Minoli. Un work in progress, com’è scritto nel comunicato di lancio, “sul calcio e non solo, sulla Juventus, o meglio, su quelle porzioni di paese e di tifosi che si ritrovano orgogliosamente uniti sotto la bandiera dell’anti-juventinità. Ovvero quelli che proprio non sopportano la squadra dei padroni, la più forte, la più vincente, ma anche la più contestata del campionato italiano”.

Dall’operaio al prete, dall’ex juventino all’acerrimo nemico granata e viola, dal romanista Nela allo stopper Brio del periodo d’oro (sgraffignato?), la carrellata su volti noti e sconosciuti di Minoli attraversa l’Italia per raccontare il partito di quelli che ogni volta che c’è un gol della Juventus pensano pavlovianamente che sia stato ottenuto grazie a un rigore inventato. Che, per carità, spesso sembra così, però, come spiega Minoli a FQ Magazine, “capita anche ad altre squadre come all’Inter con il Carpi, ma non ne parla nessuno”. Ma come, l’autore di “Odiosa Juve”, il manifesto dell’anti-juventinità, si scioglie in paragoni pittati di bianco e nero? Sì, perché Minoli è juventino fino al midollo (“anche se con un’amante che è la Roma”): “Pensavo avessimo pagato il fio, giusto o ingiusto, con Calciopoli. Gettata la spugna, si ricominciava da capo. Invece no. L’odio per la Juve è tornato nuovamente a scorrere. E’ qualcosa di intramontabile, consolidato nel tempo, l’incarnazione del potere nell’interpretazione popolare dovuta probabilmente alla proprietà mai mutata nel secolo”. In Odiosa Juve c’è Aldo Agroppi che ha violato la rete juventina 3 volte con la maglia del Toro nei derby e che ritiene che quelle reti siano “meglio di una trombata con Belen”; c’è il pescivendolo di Firenze, tifoso viola, che spiega come pareggiare la partita con la Juve sia bello ma vincerla “sia un’esperienza metafisica, un godimento vero”; c’è il prete di Roma che parla dell’avversario della fede che è il diavolo, ma quando si tratta di essere tifoso il diavolo non è rossonero ma quello bianconero.

L’anti-juventinità è viscerale a Firenze e a Torino, poi in misura minore a Roma, Napoli, un po’ gli interisti a Milano, a Bologna, ma anche a Verona. Perfino negli Usa dove vivo, a Boston e San Francisco esiste! Il violentissimo fastidio trasversale e distribuito dappertutto è creato probabilmente dal fatto che è una scelta di tifo anti squadra locale”. Odiosa Juve, però, è solo al 40% della sua realizzazione finale. Mancano ancora metà riprese, un paio di viaggi a Genova e a Torino per completare l’opera, così Minoli e il produttore Terenzio Cugia lanciano un crowdfunding: “Una campagna che parte dal “basso”, dove chiunque potrà non solo versare un contributo ma anche contribuire alla realizzazione del docu-film segnalando il covo storico, lo slogan o lo striscione anti Juve più divertente, ricevendo in cambio gadget e menzioni speciali. Una fotografia di un’Italia “non in bianco-nero” che nessuno aveva ancora mai scattato”. Poi certo l’odio per i bianconeri pare averlo avuto per 90 minuti anche Minoli quando da bimbo giocò con la squadra della scuola contro l’undici juventino parigrado che già nella categoria esordienti era tutto un proliferare perfettino e pulitino di magliette e scarpini in campo. Non si sa bene se con arbitro consenziente o meno, ma tanto sono quisquilie: “Il rigore negato a Ronaldo in Juve-Inter? C’era o non c’era, non so, ma ricordo che subito dopo venne dato un rigore a Del Piero che, chiaramente, lo sbagliò. Un gesto di grande eleganza passato inosservato. Da juventino non piace vincere grazie ad errori arbitrali. In fondo non ne abbiamo bisogno”.