Sono arrivati. Li aspettavamo con ansia. Sulla ormai famosa lavagna, allestita per il set dello spot stile Mondial Casa, il premier Matteo Renzi il 14 maggio scorso aveva scritto: “Più soldi agli insegnanti”.

Promessa mantenuta. Eccoli: nel cedolino del mese di ottobre sono caduti dal cielo 500 euro. Non so come avrei fatto senza quei 41 euro al mese che Renzi mi permette di spendere per la formazione e l’aggiornamento professionale.

A dire il vero quando con il gessetto scrisse sull’ardesia “più soldi per gli insegnanti” avevo pensato che finalmente avremmo gettato la maglia nera per il primato degli stipendi più bassi d’Europa: ero sicuro che un governo serio qual è quello sostenuto dai “Verdipiddini” avrebbe messo mano alla questione, ridando dignità sociale a chi sta dietro una cattedra e prende meno di un operatore ecologico e di un onorevole con la terza media (e ci sono).

In questi giorni persino in Sud Africa mi hanno raccontato che un docente, in rapporto alla vita di quel Paese, ha uno stipendio molto più alto di un prof italiano (1000 euro circa).

Per fortuna non sono più un precario (stavolta non certo grazie a Renzi) perché per loro, per quei miserabili insegnanti a tempo determinato, non c’è nulla. Nella piramide valgono quanto i perieci a Sparta, liberi ma non cittadini come gli altri. Il decreto del 23 settembre parla chiaro: “I destinatari sono i docenti di ruolo a tempo indeterminato”.

Meglio non formarli gli altri, quell’esercito che anche quest’anno ha preso una cattedra al 30 giugno. Chi sono questi per avere diritto all’aggiornamento? E poi che scuola seria è quella che pensa che un domani questi docenti potrebbero arrivare più preparati al traguardo del tempo indeterminato?

Detto questo, quei 500 euro, li spenderò. Nel Decreto e nella relazione illustrativa si parla di “rappresentazioni teatrali e cinematografiche, ingresso musei, mostre ed eventi culturali in genere”. Magnifico. Finalmente quest’anno potrò non perdermi il cine-panettone: il “Vacanze di Natale” versione 2015 è già prenotato. Settimana prossima, intanto, prima che non lo trovi più nelle sale mi farò subito “Cinquanta sfumature di grigio”.

Grazie al premier, il 14 novembre sarò a Brescia in prima fila a godermi “I Legnanesi”: nessuna segreteria, credo, potrà mettere in discussione la spesa per lo spettacolo di una delle migliori compagnie dialettali d’Italia che porta in scena le storie, i costumi e le tradizioni della terra dei miei alunni, la Lombardia.

Ho già acquistato anche il biglietto (34,50 euro) per il “Deathcrusher tour”: ai miei ragazzi la musica metal piace, non mi resta che aggiornarmi!

Dovrebbe avanzarmi ancora qualcosa per non perdermi una bella visita a “Mondo Milan”, la spettacolare mostra della storia e dei trofei dell’amata squadra.

Dimenticavo. Ho tenuto, com’è richiesto, lo scontrino dell’ingresso al museo dell’Apartheid di Johannesburg e della casa di Nelson Mandela a Soweto ma ho un dubbio: la formazione e l’aggiornamento devono essere solo made in Italy?