Il fatto non sussisteTermina cosi, almeno in primo grado, la vicenda processuale di Erri de Luca, lo scrittore che era imputato a Torino per alcune dichiarazioni rilasciate nel 2013 in cui sosteneva che il progetto del treno ad alta velocità avrebbe dovuto essere sabotato. Termina con la formula “principe” delle assoluzioni, quella vagheggiata da ogni imputato nel nostro Paese. Quella che non ammette repliche, e che non lascia intravedere alcun margine di responsabilità.

Occorrerà attendere le motivazioni della sentenza per capire il ragionamento  logico-giuridico adottato dal giudice, e le successive mosse della procura e della parte civile. Quest’ultima  però, sembra aver accettato a caldo, le conclusioni del giudice, dichiarando che non avrebbe fatto del processo a De Luca, una “battaglia campale”.

Una formula così ampia lascia presumere che il giudice, a fronte di una condotta mai negata dallo scrittore, e addirittura rivendicata durante le dichiarazioni spontanee rese prima della decisione, abbia valutato la prevalenza del diritto di parola garantito dall’art 21 della Costituzione, rispetto alla possibile commissione del reato di istigazione a delinquere.

In breve, di fronte all’operatività dei reati di istigazione, tuttora applicati nel nostro Paese, il giudice sembra abbia ritenuto prevalente il diritto Costituzionale alla libera manifestazione del pensiero. Non era scontata né l’assoluzione, né la stessa formula adottata.

Per salvare capra e cavoli, (almeno in parte ) il giudice avrebbe per esempio potuto adottare un’altra formula assolutoria, ovvero “il fatto non costituisce reato”, qualora avesse ritenuto che  l’istigazione al sabotaggio ci fosse stata, ma che tali frasi fossero coperte da quelle che i giuristi  chiamano le cause di giustificazione, come il diritto di critica. In pratica il reato c’era, ma era scusabile.

Sempre di assoluzione si sarebbe trattato, ma con una forza evocativa diversa. Invece no, l’istigazione, almeno stando al dispositivo e alla formula adottata, non c’è stata. Peccato che in casi recenti sia andata diversamente. Ilfattoquotidiano.it  si è occupato  qualche tempo fa di un blogger romano che aveva denunciato attraverso un blog molto seguito, le frequenti affissioni abusive presenti a Roma, ed era stato condannato a otto mesi di reclusione per istigazione a delinquere.

La stessa pena richiesta, per inciso, anche per Erri De Luca. Possiamo solo sperare che il precedente di Torino sia in grado di fornire pari dignità a chi, nel rispetto della legge e delle civili espressioni di dissenso si intende, adotti la critica come strumento di denuncia di fatti a rilevanza sociale.