tecnologie Nissan Qashqai postazione lavoroSogno che arrivi il giorno in cui ognuno di noi possa aprire gli occhi tutte le mattine seguendo il proprio ritmo naturale, senza l’ausilio di sveglie o preoccupazioni sopitesi per stanchezza, pronte a rientrare in campo alla prima possibilità, e solo allora debba e possa cominciare la giornata. Pensate a come sarebbe bello! Il tempo al nostro servizio e non noi al suo. Forse quello di cui vado fantasticando è una reminiscenza di un qualcosa che fu. Fu! Oggi è utopia, basta guardare alle nostre vite per capire perché.

Dare al proprio corpo la quotidiana possibilità di decidere da sé quando si è riposato abbastanza non è, mi rendo conto, nient’altro che un sogno, l’irrealizzabile fatto speranza nella nostra civiltà che di civile, senza entrare in contraddizione con sé stessa, ha solo il nome, Parlo di bisogni dimenticati tramutatisi in desiderio, condizione necessaria per il desiderio è la mancanza, desidero quello che non ho., ancora di più se non lo potrò mai avere.

Impegni, appuntamenti, lavoro, palestra, figli, genitori tutto deve trovare posto nelle 24 ore a disposizione, pena la rinuncia a qualcosa, il non farcela o il sentirsi in colpa. L’elasticità dei tempi del lavoro precario, più che regalare ore alla giornata, le regala all’ansia del vivere nell’impossibilità di costruirsi il futuro, nonostante l’essere sempre lì ad inseguirlo.

Subisco il fascino di una frase, anche se la disattendo con costanza: “non ho fretta”. Ne scandisco ogni lettera mentre la pronuncio o l’ascolto, è un magnete per il mio sentire. Vorrei potermi dire questa frase e sentirmela dire molte più volte di quanto accada e vorrei saperla mettere sempre in pratica. Quantità come sinonimo di qualità, più faccio nel meno tempo possibile più bravo sono o più ho tempo poi per me, salvo poi scoprire che la giornata è finita o sono troppo stanco per non desiderare altro che il riposo meritato.

Il “non ho fretta” non vuole essere inteso come una forma di disimpegno, ma, al contrario, come la forma massima d’impegno, dedico al mio operato il tempo necessario perché lo possa svolgere al meglio, non andare velocemente non equivale ad andare lentamente.

Personalmente, anche quando potrei permettermi di fare le cose senza fretta, non è raro che me la procuri ugualmente, da bravo professionista del disagio, quando questo non c’è, so come trovarlo, non posso vivere senza, è il mio mestiere. Il disagio crea dipendenza. Difficile concedersi all’ozio senza provare una punta di rimorso, se questo non avviene in programmati momenti. L’ozio non è pigrizia come lo intendiamo oggi, associandolo ad un vizio. “Otium” , nell’antichità, era il tempo dedicato al non lavoro, quindi ad attività superiori come lo studio, l’arte e ogni forma di attività intellettuale e creativa. Nietzsche si chiedeva: “L’ozio è il padre di ogni filosofia. Quindi la filosofia è un vizio?” Il contrario era rappresentato dal “negotium” termine che indicava l’occuparsi degli affari. Mentre l’otium è una scelta, il negotium è una necessità.

La fretta sinonimo di disagio, è la difficoltà di stare nel presente perché si pretende il futuro, non comprendendo che l’unico momento che si è in grado di vivere realmente è solo il qui ed ora. L’unico tempo è quello che si sta vivendo, il resto è nella mente in forma di ricordi, aspettative o speranze. Tangibile è solo il presente, passato e futuro sono puro pensiero. Pensare il futuro è inevitabile, ma non dequalificando il presente intrappolato con niente nel passato.

Siamo talmente abituati a correre che crediamo che ormai coincida con il camminare e quando pensiamo di correre siamo a stramazzare al suolo perché affrontiamo tempi non umani. Tempo maestro di vita o tiranno di una vita, ritmi serrati iniettati in vena, dipendenza coatta del dover fare per poter essere.

È la società di oggi, in parte quella di ieri e tutto lascia supporre sarà la stessa di domani.

Il mio elogio della calma si fa strada testardo e perdente attraverso il consumo incontrollato di tempo, mentre divoriamo istanti scambiandoli per possibilità, secondi che formano catene impalpabili che lasciano libera la carne, ma imprigionano lo spirito. Il mio elogio della calma aspetta, non ha fretta.