Terra dei fuochiQuando si lascia il raccordo della SS7bis per entrare a Casal di Principe, la prima immagine che balza agli occhi è il suo faccione su un grande cartello di benvenuto e la scritta “Casal di Principe, città nativa di Don Peppe Diana”. Raggiungiamo la villa di “Brutus” alias Egidio Coppola luogotenente di “Cicciotto è mezzanotte”, oggi “casa Don Diana” in via Urano 8, dov’è ospitata la mostra “la luce vince l’ombra” raccolta di quadri di epoca caravaggesca delle collezioni degli Uffizi, di Capodimonte e della Reggia di Caserta. Renato Natali, sindaco da due anni in questa frontiera italiana sul crinale “rinascita o camorra”dice senza fronzoli che la responsabilità dello Stato e delle classi dirigenti del paese per la condizione in cui versano tante parti del meridione, non sono inferiori a quelle delle popolazioni che subiscono le vessazioni.

La “terra dei fuochi”, si è prodotta con la partecipazione delle industrie del Nord che hanno consegnato alla criminalità organizzata i rifiuti tossici, perché li sotterrassero nelle campagne campane, riempendo la terra, l’acqua e l’aria di terribili sostanze inquinanti e cancerogene. La mostra è bellissima, a proposito dura fino al 13 dicembre visitatela, ci sono opere di grande pregio e valore artistico che tracciano un profilo completo dello stile e del tempo di Caravaggio con il suo forte realismo, e illumina ancor di più la bellezza delle opere, il rimirarle all’interno di quella che fu l’effige della ricchezza mafiosa, piegata dalla legge ad un destino di cultura diverso. Gli sguardi e i sorrisi dei ragazzi che operano nella struttura e guidano l’itinerario della mostra, parlano di speranza e fiducia in un futuro di laboriosa creatività, affidata alla loro passione e tenacia, così come le parole di Giacinto Palladino e Alessandro de Lisi di First Social Life ( promotori della mostra), Raffaele Semonella,(gruppo di progettazione della struttura) Marta Onali Galleria degli Uffizi, Mirella Letizia amministratrice di Casal di Principe si dipana un progetto di straordinaria forza e bellezza che ha l’ambizione di durare ed incidere nel territorio, costituendo un prototipo di alternativa concreta all’economia malavitosa.

La cultura come mezzo d’emancipazione e ricostruzione di un tessuto sociale e di benessere economico. Poco distante, al centro di avviamento al lavoro artigianale per ex detenuti di reati non gravi “Don Milani”, si pranza nel ristorante della Nco (Nuova Cucina Organizzata); tra una bruschetta con mozzarella dop e un panino con provola e hamburger, Peppe Pagano spiega cosa significa attivare una produzione agroalimentare industriale su terre sequestrate alla mafia, quanto costa e quanto vale mettere nei barattoli di vetro, broccoli, carciofi e zucchine dal sapore di legalità. A Caivano, nella sua parrocchia di Parco Verde ( che è il colore delle case e non degli alberi che non ci sono) Don Maurizio Patriciello ci dice che non è finita che quel che si è fatto finora è molto per far venir fuori lo scandalo della terra dei fuochi con le sue drammatiche conseguenze sulla vita delle persone, ma si è solo scalfito il problema ed occorre un’opera di bonifica dei luoghi ma soprattutto degli umani che richiederà ancora tanto sacrificio, cosi come Enzo Tosti, Valentina Centoze dei C.c.f. (coordinamento comitati fuochi) e Marzia Caccioppoli mamma dell’associazione “noi genitori di tutti”, testimoniano che l’assunzione di una scelta così forte di combattere per la salute di tutti, avendo perso i propri figli, è un impegno di riscatto che comporta un cambiamento di vita definitivo, in una terra dove è così difficile non adattarsi al clima di rassegnazione e rinunce quotidiano, sono combattenti.

Napoli si squarcia con i suoi vicoli anneriti dal fumo della storia, piazza del Gesù trasuda la bellezza e te la sbatte in faccia che non puoi non restarne abbagliato, l’ostello dei padri teatini con le sue camerette scarne e pulite e le finestrelle affacciate sulla basilica di San Domenico Maggiore ad un tiro di schioppo da San Martino, parla di una storia urbana antichissima e ricchissima di stratificazioni che ne fanno un caleidoscopio architettonico unico, la città è un corpo solo tra colline e palazzi, fino giù al mare che la circonda e la lambisce. La pizza di Sorbillo in via dei Tribunali è una conquista, nella calca di centinaia di persone in attesa del proprio turno e ne vale la pena: una combinazione di sapienza antica e scelta accurata di materie prime di qualità, farine, pomodori e mozzarelle, ne fanno una pizza di alto livello a prezzi modesti. La mattina il caffè con la sfogliatella da Gambrinus, in piazza del Plebiscito è un rito, Luigi De Magistris sindaco della città non nasconde le difficoltà e l’incazzatura per qualche frase buttata lì troppo superficialmente parlando di “città costituzionalmente mafiosa”, è chiaro che brucia a chi ogni giorno fa i salti per affrontare i problemi, qui ogni distinguo dello Stato genera ripercussioni e aumenta le difficoltà.

I problemi di Napoli a Scampia, appaiono in tutta la loro essenza materiale, c’è la storia urbanistica, politica, economica di quarant’anni di malgoverno, di scelte sciagurate, di ghetti costruiti per un popolo considerato meno di quelli oggi sui barconi che si gettano sulle nostre coste, un’edilizia per creare esclusione, disgregazione, per esasperare le difficoltà sociali. Questo sono state e sono ancor in parte le “vele” emblema e monumento di un’umanità dolente a cui è impedito anche di sognare. Chi sono e cosa fanno Ciro Corona, Egidio Giordano, tutte le ragazze e i ragazzi e i non più giovani della cooperativa sociale re-esistenze anticamorra, e tutti gli altri che in tante comunità si battono contro questo destino di emarginazione e sopraffazione? Forse sono come quei giovani partigiani che a un certo punto capirono che dovevano impegnarsi in prima persona, che non ci si poteva rassegnare alla sconfitta e alle violenze fasciste e naziste. Infatti alla “scuola del buco” edificio scolastico abbandonato, diventato ricettacolo di spaccio, ribattezzato “officine delle culture Gelsomina Verde” si sviluppano progetti di recupero, di formazione, iniziative artistiche, culturali, incontri e convegni per la rinascita di Scampia, una guerra partigiana. Alla fine sulle tavole di legno del “Fondo Lamberti-Selva Locandona” terreno confiscato al clan Nuvoletta, la pasta con la ricotta,le salsicce e friarielli, le immancabili bruchette al pomodoro e la falanghina prodotta dalla Nco, compendiano un viaggio che non poteva non sorprendere, sconvolgere e coinvolgere. Sull’autostrada del ritorno,una stanchezza felice ha preso tutti i cinquantadue compagni di viaggio: quelli dei circoli Libera di Bolzano, Forlì ed Imola, l‘Arci di Reggio Calabria, il sindaco con gli amministratori di Granarolo, il gruppo Noi di Novellara,il Cefa, Fiore Zaniboni e Irene Fontanella, Michele Ammendola (comitato io lotto) e Natale Cuccurese del club Napoli di Bologna “passione e identità”, promotori e organizzatori dell’impresa , in collaborazione con Libera Bologna, Coop Adriatica, l’associazione il manifesto in rete. Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi”. Marcel Proust