Sin dal singolo “Un attimo”, festa ed impegno sociale sono le grandi categorie in cui si sono mosse le rime e i suoni di “Radio Revolution”, il quarto disco del collettivo salentino Boomdabash, pubblicato per SoulMatical il 16 giugno scorso. Anche nuovo singolo estratto dall’album, “Il solito italiano”, mette insieme i ritmi in levare al servizio di una critica goliardica all’accidia provinciale di quella parte di quell’”italietta” che non vuole cambiare mai. Per fare questo mix i Boomdabash hanno chiamato al loro fianco J-Ax, che sull’argomento “italiano medio” si è speso più di una volta.

La band non è nuova ai duetti che si preannunciano come hit, infatti “A tre passi da te” era stata impreziosita dalla featuring con Alessandra Amoroso, ed è entrata ben presto nella Top 10 dei singoli iTunes. Questa volta la partecipazione di J-Ax promette altrettanto bene, e probabilmente si gioverà anche dell’onda lunga di “Maria Salvador”. Il singolo è accompagnato da un video diretto da Mauro Russo (Calibro Nove), che trasporta sulla pellicola gli stereotipi e le maschere dell’italian style, tra car wash di auto blu e coppie improbabili di genitori, sul fondale di una festa in un’area di autodemolizione. La canzone contiene un ritornello che farà la felicità di molte radio, per via la sua orecchiabilità, ma dice anche qualcosa che suona come autoaccusa nazionale: “Passa il tempo pensavo di andare molto lontano / invece resterò per sempre il solito italiano”.

Cantato in inglese, italiano e salentino, il testo della canzone prende le mosse dall’esterofilia esibita a buon mercato, dai troppi sogni di fuga (metaforici e reali) che poi si trasformano nel prevedibile epilogo del “eat the pasta, drink the wine”. A questo poi si somma anche una critica dell’accoglienza a geometrie variabili che il “solito” italiano riserva agli stranieri, sospesa tra buonismi di facciata e accuse di sventura.

“Il solito italiano” per i Boomdabash è infatti “chi dice di non essere razzista ma addita l’extracomunitario come unica ragione delle proprie sventure, che sbandiera ai quattro venti la propria incorruttibile onestà, ma con l’armadio colmo di scheletri”. L’intera canzone, come spiega il collettivo: “Riporta alla mente l’immaginario dell’epoca di Joe Strummer e i suoi Clash, i primi a mischiare sapientemente il loro ‘combat rock’ con lo ska ed il rocksteady”.

E di rocksteady questo pezzo ne contiene abbastanza da renderlo ballabile ad ogni concerto o passaggio radiofonico. Ma la partecipazione del pubblico non si fermerà soltanto a canticchiare il ritornello. Infatti Biggie Bash, Blazon, Mr. Ketra e Payà hanno deciso di lanciare anche un hashtag, #ilsolitoitaliano, chiedendo ai propri fan di postare foto che immortalano i cliché degli italiani. Un gesto simpatico e anche autoironico per creare un affresco corale per autodefinirci tra pubbliche virtù e vizi privati, tra “vorrei essere” ed “invece sono”.