Dopo il successo planetario della saga iniziata 36 anni fa Mad Max Fury Road, l’ultimo testosteronico capitolo presentato a Cannes tra i proseliti di pubblico e critica passa ai dischi digitali. Pubblicate anche in Italia le versioni Dvd, Blu-ray e 3D… Ma manca all’appello quella promessa dal regista George Miller

Una di quelle promesse che lasciano con un po’ d’amaro in bocca dopo la disattesa: in estate George Miller aveva dichiarato di stare su una versione in bianco e nero del suo ultimo capolavoro action, Mad Max Fury Road. Una nuova fotografia orientata ad aumentare i contrasti con immagini più profonde, si pensava. “La versione migliore di questo film è in bianco e nero, ma è una tecnica che viene riservata ai film d’arte. L’alternativa è utilizzare il più possibile i colori”: era stato il commento sulla promessa ai fan, che scalpitanti avevano già reagito con qualche versione B/N fatta in casa e messa online. Infranta la promessa del B/W, la sua alternativa dei colori Miller l’ha sfruttata al meglio e anche oltre, tanto che il Blu-ray (prodotto da Warner Bros) senza uno schermo gigante 4k, abbaglia come un concentrato cromatico talmente definito da diventare iperreale come certi videogiochi.

A parte purismi tecnici sui formati il filmone (mi si conceda il termine per un inseguimento instancabile di 2 ore costellato di scontri muscolari e auto truccate all’eccesso) propone spettacolo, ma più che la lente con cui si guarda, ciò che fa gioco è il più grande, grosso e gradasso road/action movie mai realizzato. Resta comunque una definizione di superficie, perché la storia di Max, Furiosa e le cinque mogli che lei dovrà difendere allo stremo da Immortan Joe e i suoi sgherri, rivela un’insolita esplosione di femmismo action, con una drammatizzazione dei protagonisti che trascende dal genere spaccone al quale appartengono.

Con una valanga d’interviste sui vari aspetti del film, gli extra offrono montaggi sul deus ex machina Miller e i protagonisti Tom Hardy e Charlize Theron in sequenze di racconto dietro le quinte su episodi dal set, lavoro attoriale e preparazione del film che omaggeranno gli appassionati con uno spettacolo ulteriore diviso in 6 capitoli. Sugli Storyboard le tavole preparate per la regia scorrono tra ciak automobilistici e mezzi utilizzati per girare le scene sul deserto della Namibia. In particolare l’edge-arm, un pick-up rinforzato e fornito di jimmy-jib (una gru con macchina da presa sull’estremità) utile a girare intorno alle auto in corsa (come l’Interceptor truccata di Max Rockantasky) durante inseguimenti impossibili. Mentre la Theron, già Premio Oscar per Monster, con una copertura sul braccio a simularne la mutilazione, ha dovuto lottare anche a testate con Guy Norris, regista unità scene action e coach per il corpo a corpo.

On four wheels è il contenuto più eccessivo che manderà in visibilio alcuni amanti del genere auto truccate: sono passati in rassegna tutti i veicoli potenziati e deformati in bigfoot da guerra. Scenografie di gran parte di un film ambientato nel deserto, proprio da qui parte la costruzione di un futuro borchiato da tecnologie a benzina sporche e aggressive fin dai campi lunghissimi.

In The Road Warrior Hardy racconta alla camera l’incontro con Mel Gibson e la sua benedizione. Gibson ha impersonato Max nella trilogia Mad Max e grazie ad essa passò da attore australiano a star planetaria.

Invece Tool of the Wasteland esplora i dietro le quinte degli oggettisti, che nel deserto hanno portato e costruito centinaia di aggeggi per il mondo apocalittico di Miller. Tra volanti con in mezzo palle da biliardo o tastiere rotanti di telefono, teschi sui cofani e armi d’ogni genere, la cupa Disneyland di Mad Max è stata fonte di lavoro per gruppi tecnici e artistici di centinaia di professionisti del cinema. Inclusi i costumisti che hanno reinventato il look del protagonista per Hardy e disegnato un corpetto di cinture in cuoio per la esile Theron, affascinante ma tutt’altro che languida, e più inossidabile dei nerboruti nemici.

In Five Wives le 5 attrici modelle, Zoe Kravitz in testa, raccontano il loro deserto tra gli sbalzi di temperatura, la sofferenza per i loro personaggi e come chicca il gelataio raggae chiamato una volta da Miller sul set per premiarle. Infine alcune Scene tagliate riveleranno… qui è meglio non rovinare la sorpresa.

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti
Articolo Precedente

Oscar 2016, “Non essere cattivo” rappresenterà l’Italia. Film postumo di Caligari

next
Articolo Successivo

Peter Gomez intervista Gabriele Muccino: “I padri di oggi sono responsabili delle donne di domani”

next