stadio milan 675

Il nuovo stadio del Milan a quanto pare non si farà, né al Portello né nell’ex Area Expo, semplicemente non si farà.

Il Meazza è tornato a essere San Siro, sia nelle parole di B. che in quelle di Mr. Bee e l’immateriale ha sconfitto il materiale. Non che ci fosse stata una grande opposizione a questo progetto di nuova cementificazione: la Fondazione Fiera era consenziente e nella giunta milanese qualcuno si era dichiarato d’accordo. Il valore del marchio di uno degli stadi più famosi del mondo, dove per somma di titoli giocano le due squadre che hanno vinto il maggior numero di Coppe dei Campioni (mi piace chiamarla ancora così) e probabilmente le spese imprevedibili della bonifica di un’area industriale hanno fatto tornare a più miti consigli e svanire (per ora) i sogni di una Milano 4 nel cuore della città.

Mi piace credere che però, una volta tanto, si sia trattato di una considerazione di buonsenso che il dialogo tra B. e Bee si sia svolto in questi termini: “Scusa Silvio, in tutto il mondo conoscono San Siro, è la Scala del calcio, abbiamo un valore inestimabile, perché costruire un altro stadio? Hai ragione, lo dici tu a Barbara?”.

Bando agli scherzi, l’Italia è ancora oggi una miniera di marchi di valore mondiale, per comprenderne il senso bisogna avere un respiro internazionale e di lungo periodo che vada oltre una visione meramente immobiliare (tra l’altro soprattutto in Cina il boom del mattone si è sgonfiato da tempo) e non è un caso che l’Inter e il Milan siano o stiano per essere acquistate da gruppi stranieri. Persino la squadra di calcio di Pavia è stata acquistata da un gruppo cinese, così come del resto buona parte dei suoi antichi palazzi. E’ preoccupante che uno dei maggiori imprenditori italiani non se ne sia reso conto o che abbia preferito il solito uovo, oggi.