Tennis, Us Open la finale Pennetta-VinciLe immagini di Flavia Pennetta e Roberta Vinci trionfatrici a Ny allo Us Open, per un tennista come me per di più espatriato (a Madrid e Londra), mi ha restituito l’immensa gioia dell’Italia che vorrei e che (da sempre) mi manca. L’immagine di una Italia eccellente e sorridente, grintosa e buona, elegante e ricca di umorismo, genuina e pulita, che si impegna e vince! Un’Italia in cui identificarsi, con i figli, con gli amici, con i colleghi italiani in Italia ed all’estero.

Flavia però vive in Svizzera, così come Sara Errani-l’altra italiana di maggior successo- in Spagna a Valencia. Un giocatore di tennis è un ‘professionista nomade’ per eccellenza, ma sempre più giovani italiani stanno seguendo le loro orme, alla ricerca di condizioni migliori, in quello che sta diventando il più grande esodo dopo l’unità d’Italia.

Perché se ne vanno?

Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non fuggono solo per ‘trovare lavoro’. E’ che molti sono “stufi di cercare” un lavoro in un Paese che sentono corrotto sia nel grande che nel piccolo malaffare, e per questo alla fine inefficiente.

Sono ragazzi e ragazze dolcissime, di cui ti rimangono impressi gli occhi quasi sempre scuri e brillanti di entusiasmo come in Italia difficilmente li ritrovi, come quelli di Flavia Pennetta (anche senza la vittoria in uno Slam). Che si sentono liberi (da raccomandazioni e diritti negati). Pieni di energia, che piano piano ‘scalano’ e magari da lavapiatti a neanche trent’anni mettono su un piccolo impero internazionale di ristorazione. O che semplicemente lavorano con impegno per vivere bene: ‘…qui ad Edimburgo ho trovato la fidanzata, non ci saremmo mai incontrati, ora ci sposiamo!” ci racconta un ragazzo pugliese conterraneo di Vinci e Pennetta, o che: ‘Beh si, un italiano onesto alla fine non ce la fa più a stare in Italia”.

La cosa che unisce più l’Italia oggi da Sud a Nord, dopo la Bellezza & Mondezza, è proprio la corruzione, nella sua etimologia di “infrangere” (le regole),guastare” (i beni comuni) “alterare” (il vivere civile). Papa Francesco è stato drammaticamente chiaro sul tema, lo ha colto come ‘il punto dei punti’.

Credo che solo da un nettissimo ridimensionamento della corruzione l‘Italia possa ripartire e prosperare, altrimenti costruiamo sulla sabbia e con cemento fasullo.

Perché la corruzione, vista dal nonprofit, non è solo ‘questione morale’ ma di:

1.  Sviluppo economico e sociale.  Secondo i dati, i fatti, le storie del dossier “Corruzione, le cifre della tassa occulta che impoverisce ed inquina il paese” presentato nel 2012 da LiberaLegambiente e Avviso Pubblico, in Italia nel solo 2012 il 12% di cittadini (quasi 5 milioni di noi!) hanno ricevuto richieste di tangenti, e la perdita economica diretta ad esse dovute è stimabile fino a 60 miliardi di euro annui (elaborazione Libera e Legambiente su dati Worldbank).

2. Questione meridionale’ – abbiamo risorse finanziarie europee ed ‘asset’ ingentissimi (beni artistici, gastronomici, ambientali… tennistici!)- soffocati da un malaffare infinito.

4.  Futuro delle prossime generazioni.

Come possono affermarsi e persino celebrarsi certi baracconi del malaffare, al punto da dichiararsi impunemente ‘Re di Roma’- senza corruzione locale e ‘degenerazione’ mediatica (vedi Porta a Porta)? Come può una persona onesta sopportare queste comparsate da Circo dell’orrore?

Il governo italiano mi sembra abbia dato segnali chiari ma non sufficienti in questo senso, 10, 100, 1000 Cantone non basteranno mai, servono cittadini civili, che si formano all’educazione ed alla legalità nelle scuole.

Il tema della corruzione riguarda gli insegnanti come educatori in primis al bene comune ed alla legalità, che andrebbero selezionati con criteri rigidissimi di valore professionale pensando alla loro responsabilità immensa, agli studenti ed al futuro, non ai sindacati ed alle categorie.

Così come riguarda i netturbini, il personale dei trasporti pubblici ed i loro sindacati- presìdi significativi ed importanti del benessere comune che hanno smarrito la loro funzione. Riguarda dolorosamente anche il mio settore, il nonprofit e le sue derive valoriali ed affaristiche in Mafia Capitale – di cui ho trattato recentemente in ‘Non profit: stati di allucinazione’

Contro la corruzione ed il degrado civile ci vuole una grande alleanza per regole solide di convivenza, in cui tutti svolgano un ruolo utile e significativo.

La progressiva digitalizzazione e l’aumento della trasparenza e del controllo che essa permette nella Pa, possono di certo essere d’aiuto, e in una ‘smart city’ ambiguità ed oscurità sono meno facili.

Ma intanto partiamo da piccole cose molto concrete che ‘segnino’ cambiamenti culturali, in una piccola ‘rivoluzione della gentilezza’: in Bus si scende da dietro e si entra da davanti (come ovunque in Europa), se non hai soldi paghi al conducente, se non paghi ti arrestano. Se imbratti i muri di tutti fingendoti l’arista che non sei, non sei un “povero ragazzo”, sei un vero stronzo, ed hai il penale (come in Spagna), non solo una sgridata. Se mi rubi la bicicletta ti rovini- e Comune ed Azienda mi mettono in condizione di usarla al meglio. Scioperi dei mezzi – possono capitare due volte l’anno e si blocca tutto come a Londra- non tutti i venerdì o il primo giorno di scuola! – come a Roma, il cittadino viene prima di tutto.

Ricreiamo poi delle grandi scuole di politica, che selezionino la classe dirigente su requisiti forti, non di appartenenza e corruttibilità, in cui vengano a parlare personaggi di valore che segnino profondamente il nostro personale politico.

Ma in tutto questo gli intellettuali italiani, dove sono? Che silenzio assordante!

Personalmente e a scanso di equivoci, lavoro già da decenni in questa direzione, formando migliaia di giovani italiani e del mondo che sono un bell’esempio per tutti, in primis con la luce dei loro occhi e poi con una managerialità al servizio del bene comune. Ragazzi onesti, innanzi tutto.

Vedi: blog4change, Lavorare nel non profit. www.socialchangeschool.org