Edimburgo - bus

Ebbene lo confesso, alla fine sono stato conquistato da Edimburgo. All’inizio apparsa cupa e tentato dal rientrare prima possibile a Londra. Poi rimasto 8 giorni per fare coraggio ai miei due figli che si stanno inserendo qui e alla fine godermela. La Scozia – al contrario dell’Inghilterra – è molto ‘social’ : università pressoché gratuita e di buona qualità, ottima sanità, campus con pochi studenti molto seguiti, si trova lavoro molto facilmente, trasporti efficienti. Ma la cosa che mi ha più conquistato è l’educazione, la gentilezza, il modo di essere cittadini.

Faccio solo un esempio, quello degli autobus, per chi come me li usa molto a Roma 10 giorni al mese, il confronto è inevitabile.
Le fermate dei bus hanno quasi tutte la copertura, il posto a sedere, diverse hanno lo screen – affidabile – che avvisa tra quanto arriverà il tuo bus. Gli autobus passano spesso durante il giorno, meno la notte, ma a piedi a lungo non ci rimani. Sono quasi tutti a due piani con grande capienza. Tutti fanno la fila alla fermata e salgono da davanti (come quasi ovunque in Europa), fanno vedere biglietto o lo fanno sul bus, senza file. Soprattutto, tutti paghiamo. Se l’autista è particolarmente di buon umore rischi anche di beccarti un bel sorriso.

Stamattina ho visto salire un anziano con difficoltà, l’autista non è partito fino a che, passo passo, non si è messo seduto. Ci sono le pedane per far salire i disabili. Mio figlio diciottenne (che qui ha trovato lavoro full time dopo una settimana come aiuto cuoco) mi fa notare che i sedili hanno il velluto foderato (come a Londra, Madrid e tante altre città), che i mezzi sono riscaldati quando serve (qui la sera fa già freddo), e che – la cosa più importante per un ragazzo – hanno il Wifi free così da poter usare whatsapp, studiare o passare il tempo on line. Se chiedi della fermata a cui devi scendere, l’autista immancabilmente ti dice ‘’I’ll give you a shout!’. Se qualcuno urla o si comporta male ferma il bus e fa scendere, se non scendi dà l’allarme – e i poliziotti scozzesi fanno paura.

Insieme a questo piccolo ‘ecosistema’ di gentilezza, c’è quello delle regole e del controllo. Chiara la segnaletica sul pavimento degli spazi – molto ampi – per carrozzine, anziani e disabili – “Priority Seat”. Un cartello ti avvisa che “Our staff are doing their job: We will always seek the strongest penalties against those who assault our staff and passenger’ ed un altro “Smile: you are on camera!

Insomma per dirla alla romana: “Te volemo bene, ma come te movi te fulmino!”

Anche qui, come in altre città europee, trovi la cafoncella che mette i piedi sul sedile davanti, ma è occasionale, non sistematica. Quando si scende, quasi tutti ringraziano ed augurano buona giornata all’autista – nell’interesse di tutti – ed anche l’autista ringrazia ed augura. Che qui abbiamo capito, tra l’altro,  che il loro stipendio è pagato dai cittadini?

Attenzione, Edimburgo non è un eccezione, anche a Madrid, Londra o altre città europee è più o meno così – qui sono solo più caldi.
Sembrerebbe facile (perché in Italia no, mi chiedo?), ma un “ecosistema gentile” così richiede molti fattori insieme: in primis personale consapevole del proprio ruolo sociale e della sua bellezza, assunto non per raccomandazione, valutabile e licenziabile. Io credo che fare l’autista di un bus sia importante quanto e più che fare il medico o lavorare nel non profit. Manager dei trasporti attenti che sappiano far rispettare le regole (e non ricattabili). Sindacati che non siano corporativi e ‘contro i cittadini’- che permettano ad esempio che l’autista possa (addirittura!) fare da bigliettaio come ovunque in Europa. Sistema di controllo tramite videocamere, cartellonistica di deterrenza e pronto intervento. Rispetto del passeggero, per la propria città, i suoi mezzi, i compagni di viaggio. Educazione al bene comune – quello che è fuori da ‘casa mia’ è mio e di tutti – piuttosto che ‘di nessuno’.

Questa educazione pone le basi non solo per una buona cittadinanza ma anche per una cittadinanza attiva: come posso essere un cittadino impegnato se devo combattere per diritti elementari come quello al trasporto ed alla pulizia, se sono stressato, imbufalito, non sopporto più la mia città ed il mio Paese, come in particolare il caso di Roma – abbandonata a se stessa in primis dai romani – dimostra. Come posso partecipare se sono stanco e sento il mio Paese contro? Qui non è il non profit che può fare da solo educazione alla cittadinanza, è un sistema generale che deve attivarsi, con polso, a partire da chi governa, alle scuole fino alle… telecamere di sorveglianza.

Quindi caro Renzi, vogliamo far ripartire l’Italia? Ripartiamo con i bus!

Per approfondire in modi specialistici i temi del non profit puoi vedere: ASVI Social Change, ‘blog4change’,  Lavorare nel non profit.
Per scrivermi: m.crescenzi@socialchangeschool.org