Labour leadership contest
Jeremy Corbyn
ha vinto, anzi stravinto le primarie dei laburisti
. Ancor prima di conoscerlo e di leggere qualche riga su di lui, amici e nemici nostrani hanno cominciato a darsele di santa ragione, dentro e fuori la rete.
Gli uni già pronti a costruire liste in nome suo e della “rinascita socialista”, gli altri terrorizzati dalla sola idea che possa esistere altro dio all’infuori di…Renzi.

Lo chiamano “Jeremy il rosso“, anche se le cose che dice non sono più radicali di quelle scritte da Francesco nella sua enciclica “Laudato Si”.
Tony Blair, e i suoi imitatori, hanno già decretato la disfatta laburista alle prossime elezioni, ricordando i trionfi del passato, ma omettendo la conclusione di quella stagione e le bugie raccontate sull’Iraq e non solo.

Magari sarebbe stato il caso di interrogarsi sul perché migliaia e migliaia di laburisti non si siano fatti convincere dalla campagna politica e mediatica contro Corbyn e lo abbiano votato comunque; forse le ragioni stanno nel malessere sociale, nella paura per il futuro, nella insoddisfazione per le politiche di Cameron e dei conservatori.

Prima di schierarsi pro o contro, forse sarebbe il caso di approfondire e di non ridurre tutto alle risse e agli interessi di casa nostra.

Sia come sia, tre cose abbiamo capito di questo Corbyn. La prima è che stava dalla parte di Mandela quando la signora Tatcher preferiva guardare altrove. La seconda è che non votò quella guerra all’Iraq che oggi, quasi tutti, ritengono essere stato un grave errore tattico e strategico, una delle cause della destabilizzazione internazionale e dello scatenamento di tanto odio e livore. La terza è che il suo primo gesto è stato quello di partecipare a una marcia per l’accoglienza verso i migranti e i rifugiati, questo mentre Cameron plaude ai muri e alla esclusione sociale.

Può darsi che i suoi meriti si fermeranno qui e che presto finirà nella soffitta delle delusioni, ma nel frattempo ha fatto almeno tre scelte giuste e civili, il che di questi tempi ci sembra davvero straordinario.