Quello che solo pochi mesi fa sembrava irrealizzabile è ora invece realtà: il Labour britannico, il partito che ha detto sì alla guerra in Iraq con Tony Blair e che ha introdotto quelle riforme del mercato del lavoro amate da tanti altri leader europei, Matteo Renzi fra gli altri, sarà ora nelle mani del leader più a sinistra di sempre. Jeremy Corbyn, 66 anni, è infatti stato scelto da centinaia di migliaia di votanti alle primarie e così sarà lui a succedere a Ed Miliband, dimessosi dopo il disastroso risultato alle elezioni politiche dello scorso 7 maggio. E soprattutto sarà lui a guidare un partito che in vista della sua vittoria si è spaccato a metà e rischia di spaccarsi ulteriormente. Persino Tony Blair e Gordon Brown, ex primi ministri laburisti, nelle settimane scorse si erano scagliati contro il parlamentare di Islington che si è iscritto alle primarie poco prima della scadenza e ha avuto le firme necessarie (servivano almeno 35 deputati) solo pochissimi minuti prima della consegna della candidatura. Ma il successo di Corbyn in queste ultime settimane è stato a dir poco travolgente e il risultato di oggi, previsto da diversi sondaggi negli ultimi mesi, non potrà che gettare nello sconforto l’establishment dell’attuale opposizione britannica. Il nuovo leader ha vinto le primarie con 251.417 voti, il 59,5% del totale.

Pacifista, favorevole alla rinazionalizzazione dei servizi pubblici, fervente difensore dei diritti dei palestinesi e in generale dei popoli oppressi, Corbyn è anche contrario all’eccessiva precarizzazione dei rapporti di lavoro e più volte ha criticato le riforme del lavoro introdotte dal Labour. Si narra anche che si opponga nell’animo all’Unione europea così come la conosciamo (e infatti da parlamentare nei decenni passati più volte ha votato contro l’applicazione dei trattati europei nel Regno Unito) e, va detto per aggiungere un po’ di colore al personaggio, è anche vegetariano da più di 40 anni e si astiene completamente dal consumo di alcool da tempo.

L’agiografia di Jeremy Corbyn, del resto, è stata scritta dalla stampa internazionale negli ultimi mesi, anche grazie a quel supporto, incredibile per il contesto britannico dove in pochissimi votano, dei giovani e dei giovanissimi, che si sono iscritti in massa alle primarie per garantirgli la vittoria. Ora resta da capire che cosa faranno Tony Blair e gli altri, tutti quelli della ‘terza via al socialismo’ che ora saranno costretti – a meno di una sorprendente scissione del partito – a condividere la loro missione politica con un uomo che più volte ha protestato di fronte al parlamento di Westminster contro le guerre, le invasioni, gli attacchi mirati e le politiche bellicistiche in generale. A volte contro gli stessi suoi compagni di partito.

Alle primarie si erano iscritte poco meno di 554mila persone, pagando una quota di 3 sterline a testa, e alla fine 423mila di esse hanno effettivamente votato. Gli altri candidati erano Andy Burnham, politico che non ha mai sollevato grandi passioni, Yvette Cooper, che era la seconda favorita dai bookmaker, e Liz Kendall, blairiana di ferro. Poco prima dell’annuncio del vincitore, la reggente del partito Harriet Harman, che aveva sostituito Miliband dopo le dimissioni per traghettare il Labour verso il nuovo leader, ha richiamato all’unità di tutti e ha detto che, alla fin fine, “decidiamo come un team. Dobbiamo impegnarci verso il partito chiunque il leader sia”. Ora, appunto, il leader è Corbyn, che del resto ha avuto uno sponsor fortissimo, quel Ken Livingstone che governò da sindaco la città di Londra dal 2000 al 2008. Ken “Il Rosso” ha detto chiaramente più volte che Corbyn “è un bravo ragazzo, uno come tanti”, proprio a voler normalizzare il personaggio del momento e a voler far digerire quella che per molti è una pillola amarissima.

Resta da capire, comunque, quale sarà la nuova posizione della sinistra britannica nell’ambito delle sinistre mondiali, considerando che Corbyn viene etichettato da molti come “vicinissimo” a movimenti come Syriza e Podemos. Un fenomeno che non è comune solo all’Europa, come la candidatura alle presidenziali americane del senatore Bernie Sanders e il suo successo di seguito e sulle pagine dei giornali dimostrano. Sanders ha 74 anni, Corbyn 66. E molti hanno fatto notare come la riscossa della sinistra più a sinistra stia passando, nel mondo occidentale, per veri e propri “elefanti della politica”, navigati e con enormi carriere alle spalle, apparentemente ‘ammuffiti’ ma in realtà pieni di sorprese. Sarà mica la fine della tendenza al giovanilismo di chi detiene il potere?