Non è un caso che i primi sospettati di un delitto siano quasi sempre i familiari della vittima: il marito, la moglie, un figlio, un parente più o meno stretto, la cronaca purtroppo trabocca di femminicidi, uxoricidi e parricidi. A 12 di questi fatti di nera consumatisi più o meno di recente in quel cosiddetto ecosistema sentimentale che è appunto la famiglia, tra gelosie, vendette o raptus improvvisi e apparentemente immotivati, si ispira Non uccidere, la nuova serie di Rai3 al via stasera, venerdì 11 settembre, alle 21.15.

Creata da Claudio Corbucci e diretta da Giuseppe Gagliardi, Non uccidere vede protagonista una Miriam Leone come non l’abbiamo ancora mai vista, lontana sia dalla romantica Clara de La Dama Velata che dalla disinibita Veronica di 1992 disposta a tutto pur di arrivare in televisione, le due serie trasmesse contemporaneamente, la scorsa primavera, da Rai1 e Sky.

Qui l’ex Miss Italia è Valeria Ferro, di nome e di fatto, Ispettore della Squadra Omicidi della Mobile di Torino con un intuito particolare e soprattutto con un’ossessione che è anche la sua missione: la verità. “Tutti mentono” la sua parola d’ordine. I suoi casi riguardano sempre quel nucleo che ci si ostina a definire accogliente e protettivo ma che invece è spesso così sovraccarico di tensioni che rischia di esplodere: la famiglia. “Dietro ogni delitto c’è la storia di una famiglia e dietro ogni famiglia c’è un segreto e dietro il segreto si nasconde l’assassino ed è lì che io vado a cercarlo – dice Valeria – ma non cerco solo il colpevole, cerco la verità. C’è solo un assassino che riesce a tenermela nascosta: mia madre”. E qui sta il succo della storia.

Valeria è infatti, per dirla con le parole dell’attrice catanese “un personaggio complesso che vive un conflitto interiore, che ha vissuto un trauma e deve quindi affrontare i suoi lati oscuri”. Quand’era bambina infatti sua madre Lucia, interpretata da Monica Guerritore, ha ammazzato suo padre a coltellate, una scena che immaginiamo in stile Profondo Rosso alla quale Valeria potrebbe aver assistito inerme. Per questo ha poi deciso di esplorare il lato oscuro delle famiglie e lo fa con caparbietà e istinto, ben sapendo che per risolvere ogni caso è necessario inoltrarsi nel privato familiare più profondo perché se li guardi solo da fuori è difficile distinguere i colpevoli dagli innocenti.

Lucia è poi finita in carcere, e Valeria è cresciuta con il fratello Giacomo (Davide Iacopini) e lo zio Giulio (Gigio Alberti), ma poi ci sono anche sua cognata Michela e la nipotina Costanza, che ama come fosse sua figlia. È con loro che vive in una villetta fuori Torino, la sua unica isola di pace. Valeria ha anche un compagno, Giorgio (Thomas Trabacchi) che poi è anche il suo capo e, tanto per complicare ancora un po’ le cose, è anche il poliziotto che quindici anni prima ha ammanettato sua madre. Ora però, proprio all’inizio della nostra storia, Lucia esce di prigione e torna a casa sperando, dopo tanta sofferenza, di poter ricostruire un rapporto con i suoi figli, ma Valeria non può perdonarla, soprattutto di averle mentito.

Ogni puntata racconta un caso che riguarda un crimine consumatosi in famiglia o comunque in una comunità chiusa ad essa affine, sia un monastero, un quartiere musulmano o una comunità gay, che Valeria risolve con l’aiuto della sua squadra formata dal suo braccio destro Andrea (Matteo Martari), dal veterano Gerardo (Riccardo Lombardo) e dal novellino Luca (Luca Terraciano), un gruppetto la cui “ispirazione proviene direttamente dall’immaginario di alcuni fumetti” dice il regista. E contemporaneamente altre tre storie che si sviluppano e si chiudono indipendentemente, i cui protagonisti sono però in qualche modo legati a quel caso, siano parenti della vittima o sospettati. Ovvero “un’indagine che fa da colonna portante dell’episodio – sintetizza Corbucci – e tre punti di vista che corrono parallelamente ad essa”. Non uccidere è coprodotta da Rai Fiction e FremantleMedia Italia, le musiche di Corrado Carosio e Pierangelo Fornaro sono eseguite dall’Orchestra Sinfonica della Rai.