Arvo Pärt, il compositore del silenzio, compie ottant’anni: l’11 settembre il mondo festeggia l’uomo la cui opera ha messo fine allo iato tra il grande pubblico e la musica contemporanea, riportando giovani e meno giovani, appassionati e non negli auditorium e nei teatri. Compositore coraggioso, Arvo Pärt ha affrontato, prima di approdare allo stile di Für Alina (1976) e Tabula rasa (1977) (erroneamente coniato “minimalismo sacro”), ben otto anni di lungo silenzio compositivo: anni passati a suonare melodie gregoriane al pianoforte, quasi fossero un sapone per la propria anima e il proprio orecchio.

Un orecchio che doveva ripulirsi da tutte le influenze delle avanguardie e delle neo-avanguardie, stili e ricerche che il compositore estone più famoso al mondo sentiva non appartenergli: “Quello che lui voleva fare – racconta la moglie del compositore, Nora Pärt, nel libro-intervista col musicologo Enzo Restagno ‘Arvo Pärt allo specchio’ – era sviluppare un nuovo orecchio; così ha rinunciato ad ascoltare qualsiasi altro tipo di musica. Voleva scoprire dentro di sé quella misteriosa sorgente e lasciarne sgorgare liberamente i suoni”. Due linee melodiche, il massimo della semplicità e della trasparenza: questo è Für Alina, il primissimo brano scritto dopo il lungo e rigenerante periodo di silenzio creativo. Una semplicità complessa: una trasparenza per raggiungere la quale è necessario il salto nel vuoto: ecco dunque Tabula rasa, il brano appena successivo a Für Alina, quello che lo consacrerà alla fama mondiale.

Un lungo anno di iniziative ed eventi è quello che ha preceduto l’ottantesimo compleanno dell’autore, tra gli altri, di Fratres (1977), uno dei pochi, rari brani nei quali il tempo riesce veramente a fermarsi, nella vigile attesa che il miracolo del suono venga a manifestarsi. Ed è stata la Universal Edition a realizzare la pagina blog che raccoglie tutte le attività e gli eventi che da un anno a questa parte si sono realizzati intorno alla figura del grande compositore: il concerto in suo onore presso la Konzerthaus di Berlino, tenuto il 19 maggio scorso dall’Estonian Philharmonic Chamber Choir e dalla Tallinn Chamber Orchestra; la prima mondiale, tenutasi a Tallinn il 12 maggio 2015, della Adam’s Passion, spettacolo di Robert Wilson interamente realizzato sulle musiche di Pärt al fine di omaggiarne gli 80 anni.

Tra gli eventi di grande importanza che verranno realizzati invece nei prossimi giorni spicca la première del documentario di Dorian Supin, “Even if I Lose Everything” (titolo ancora provvisorio). Il trailer del documentario, insieme a una breve introduzione firmata dal regista, sono inoltre disponibili sul numero di settembre di MusikSalon (Universal Edition), interamente dedicato al compositore estone. E proprio oggi Helga Davis presenta 24 ore di playlist “A World Apärt” di Toomas Siitan, un programma originariamente trasmesso il 24 settembre 2014. Quest’anno la maratona si concluderà con un webcast in diretta della New Juilliard Ensemble che, dal Tempio di Dendur del Metropolitan Museum of Art’s di New York, eseguirà opere da camera del Maestro estone come Fratres, Spiegel im Spiegel e Wallfarhtslied. Mille sono dunque le iniziative in ogni parte del globo per festeggiare e omaggiare l’autore di My heart’s in the Highlands (2000), brano per organo e voce di controtenore che abbiamo già avuto modo di apprezzare nella celebre sequenza de La grande bellezza di Sorrentino, quando Jep Gambardella, affacciandosi dal terrazzo della casa con vista sul Colosseo, malinconicamente scorge una giovane suora giocare a rincorrersi con alcuni bambini.

Anche in Olanda la Cappella Amsterdam, sotto la direzione di Daniel Reuss, e la Amsterdam Sinfonietta, sotto quella di Candida Thompson, celebreranno il compleanno di Arvo Pärt con un festival che includerà cinque concerti di brani del compositore organizzati in diverse città dell’Olanda. Un tripudio di omaggi per il musicista che, a partire dal 2011, si è attestato, per alcuni anni, come il compositore vivente più eseguito al mondo e che a proposito dello stile da lui stesso creato, il tintinnabuli, afferma: “(…) la prima melodia rappresenta i miei peccati, quello che sono io stesso, mentre la seconda voce è il perdono che mi viene concesso”. Una profonda vena mistico-religiosa quella del compositore estone che dagli abissi del silenzio ha radicalmente riformato il linguaggio musicale del nostro tempo.