Il brano che non ti aspetti è il più popolare e suonato nel mondo dopo Volare: Quando quando quando: “Un pezzo brasiliano scritto da un italiano”. E il fan che non ti aspetti è proprio l’autore, Tony Renis, ospite imprevisto e graditissimo.

Succede a Milano, alla presentazione, alla Feltrinelli Duomo, dell’ultimo album di Stefano Bollani: Arrivano gli alieni. Album che, alla stregua del primo film sonoro di Greta Garbo, potrebbe essere reclamizzato così: “Bollani canta!”. Ma fa anche un sacco di altre cose: firma come autore sei pezzi, rispolvera e suona uno strumento desueto come il Fender Rhodes (un must degli anni Settanta), reinventa classici della musica brasiliana (Aquarela do Brazil) e del Jazz (You don’t know what love is), spazia da brani popolarissimi (Matilda, di Harry Belafonte) a raffinatezze da musicofilo (Gato, dell’argentino Julian Aguirre, classe 1868).

Insomma, Bollani fa Bollani e fa felice il suo pubblico (molto misto: giovani, meno giovani, attempate ed entusiastiche signore) parlando e straparlando, suonando (magnificamente) e cantando (spassosamente) per oltre un’ora.

Il brano più interessante è quello che dà il titolo all’album, dove gli alieni sono proprio quelli lì, gli omini verdi o rossi del nostro immaginario fantascientifico, che vengono, o meglio tornano, sulla terra per aiutare questi umani indisciplinati e cialtroni, incapaci di seguire i consigli che loro (gli alieni) hanno già dato in altre occasioni. Così ora “hanno staccato i cavi del televisore/per attirare l’attenzione”. Discreti e diligenti, “solitamente ci oltrepassano/non li guardi e non ti guardano/e stanno a controllare se il pianeta/ è in asse con il blu/è in tono con il verde/ è pieno di caucciù/ e se la sua energia è annoverabile fra i più”.

E poi c’è il tormentone di Microchip: “Isabellaaaaaa!/ vedi se trovi a Luca e gli dici/ che lo cerca lo zio Lino a papà…..Pasqualeeee!/ dici a Caterina…. Nunziaaaaaa!…”. Puro delirio? No, perché la signora incontrata alle terme che ha ispirato il Bolla usando radunare la sua famiglia proprio in questo modo, potrebbe, in un futuro nemmeno troppo lontano, “accattare” quel “bello ritrovato/ o’ microchip, o’ microchip/t’o miett’ ‘n cap’, ti manda un bip”, utilissimo per controllare i figli e le coscienze (dice Bollani che negli Usa lo stanno davvero studiando).

Non stupisce che l’ispirazione, per questi brani, venga da Renato Carosone, nume tutelare di Bollani, che lo venera da quando era bambino: “Non per la musica” precisa “ma per il modo ironico di raccontare le storie”. Effettivamente, ci stanno, Nunzia e Pasqualino Marajà, a cavallo di un cammello ad aspettare gli alieni nel golfo di Napoli.