Attenzione, per Remember è rischio spoiler. Diretto da Atom Egoyan il terz’ultimo film, in Concorso al 72esimo Festival di Venezia, è uno di quei thriller che hanno una gran sorpresa alla fine. Un colpo di scena che vale il prezzo del biglietto. Quindi nelle righe che seguono raccontiamo il 98% di film e lasciamo allo spettatore (nel 2016 verrà distribuito in sala da Bim ndr) il piacere di scoprire gli ultimi cinque-dieci minuti di girato. Un coup de theatre per la degna conclusione del viaggio di Zev, interpretato dall’86enne Christopher Plummer, un vecchietto ricoverato in un ospizio che soffre di demenza senile. La storia, apparentemente buffa, si trasforma subito in un’odissea epica, dal forte valore storico e simbolico, rispetto al dramma dell’Olocausto.

Perché Zev, di origine ebraica, è un sopravvissuto ad Auschwitz che si trasforma in esecutore tremante e ansimante del piano ideato dall’amico Max (un altrettanto strepitoso Martin Landau) che vive con lui al ricovero: uccidere l’ufficiale delle SS che ha sterminato nel campo di concentramento la famiglia di Zev. La ricerca in mezza America, sconfinante nel Canada, di tal Rudy Kurlander – identità fasulla assunta dal nazista per poter scappare negli Usa finita la seconda guerra mondiale – è l’origine di un percorso di vendetta che ricorda sì da vicino il fantasmatico e impalpabile girovagare al ralenty di Sean Penn in This must be the place di Paolo Sorrentino, ma che si ricolloca sulla via del road movie esistenziale in una dimensione più materica e viva, perché è la generazione dei quasi centenari in prima persona che ha vissuto la tragedia, a realizzate una violenta resa dei conti.

Zev fugge senza lasciare troppe tracce dietro di sé, segue passo passo le istruzioni che l’amico Max gli ha scritto in una lunga lettera, si scrive i dati fondamentali del suo viaggio sulle mani come in Memento di Nolan per non dimenticarsi di nulla dopo le sue “crisi” di demenza. Solo che i primi due Kurlander della lista che incontra sono sì tedeschi fuggiti dall’Europa nel ’46, ma non da carnefici per scampare a qualche condanna. Il terzo, già defunto, Kurlander, invece, pare essere un vero nazista con tanto di svastica in camera. Ad accogliere Zev in un boschetto con cava di pietra dell’Idaho è il figlio del Kurlander#3, un poliziotto interpretato dall’attore di Breaking Bad, Dean Norris. In questo angolo nascosto d’America, Egoyan trova la quadra di un racconto in continua rincorsa del finale ricreando un fraintendimento tra i due personaggi, e un feroce cane lupo, davvero da brividi.

Ed essendo Remember un film pieno di spoiler, ce ne accorgiamo solo adesso, meglio arrivare alle origini del progetto e alle possibili conseguenze in termini di premi veneziani (Plummer, immenso, può solo prendersi una Coppa Volpi come miglior attore). “Questa è l’ultima storia che si può raccontare al giorno d’oggi in relazione a quel periodo storico a proposito dell’esigenza delle persone di avere un’ultima occasione di giustizia”, spiega Egoyan alla sua prima Venezia in oltre 30 anni di carriera.“E’ un lavoro sul ricordo e sul trauma. Un viaggio inatteso dove segui la sofferenza del protagonista e il suo pensiero che è solo sul presente. C’è sempre qualcosa da afferrare e che ci sfugge di Zev. Di questa incognita che pervade il film è impossibile prevederne gli effetti”.

Remember è anche modulato sul confronto tra le giovani generazioni e gli anziani, tra bimbi ignari del male nazista che interpellano spesso Zev e uno stuolo d’attori oltre i 70 anni che diventano signori di 90 anni come Bruno Ganz e Jurghen Prochnow. “Per i bimbi che incrociano Zev questo racconto è come una favola – aggiunge Egoyan –  proprio per questo ho girato Remember in questa forma, facendo in modo che il significato del nazismo e della sterminio degli ebrei arrivasse ai ragazzi che spesso negli Stati Uniti e i Nord America quando studiano storia non se ne occupano”. “Io ho 87 anni e nei giorni in cui i nazisti prendevano il potere ero un ragazzino, non capivo cosa stesse succedendo, ma avevo già una pistola in mano”, conclude Heinz Lieven, nel film uno dei quattro Kurlander. “Questo film doveva essere fatto, perché i ragazzi che sono come io ero allora sappiano cos’è successo”.