Silenzio in sala. E’ una questione di vita e di morte. A parlarcene con un cinema rispettivamente durissimo e poetico sono Jerzy Skolimowski e Laurie Anderson, entrambi oggi concorrenti a Venezia72. Due anime artistiche diversamente sensibili ma entrambe toccate in profondità dal fatto che l’esistenza sia legata a un soffio. Con 11 minutes, il 78enne maestro polacco è tornato al Lido dopo che vi era stato nel 2010 con Essential Killing (Coppa Volpi a Vincent Gallo), un film sulla sopravvivenza. Il tema, anche se declinato in altro contesto, sembra ricorrere anche in questa nuova opera, composta a puzzle perfetto all’interno della Varsavia frenetica dei nostri tempi. Undici è la parola chiave che unisce varie situazioni che troveranno un finale comune di fatale ferocia.

“Camminiamo ai confini di un abisso. Dietro ad ogni angolo si nasconde l’imprevisto, l’impensabile”, così ha spiegato Skolimowski ciò che lo ha spinto a realizzare la pellicola in cui mostra – ancora una volta – la sua maestria registica. 11 minutes sembra ritornare sullo stile del film di esordio del cineasta: Segni particolari: nessuno. del 1964 ma con una consapevolezza naturalmente “da anziano” senza perdere il suo inconfondibile smalto pop.

E pop, senza dubbio, è anche Laurie Anderson, già vedova Reed che ha portato al pubblico veneziano un’elegia visiva sull’essenzialità. Metafora della sua riflessione è la sua cagnolina Lolabelle, da lei adorata e sempre al suo fianco. Attraverso le “gesta” dell’animale, l’artista ci riporta alla sua infanzia nell’Illinois e arriva fino all’11/9 quando dalla sua casa al West Village di Manhattan vide arrivare polvere per mesi. Mescolando footage d’archivio, graphic novel e riprese originali “a livello cane” la Anderson narra in prima persona i suoi pensieri, inserendovi splendidi estratti musicali. S’intravede anche il compianto Lou almeno in due momenti del film, che Laurie decide di chiudere sulle note della sua voce. Indimenticabile. Buona l’accoglienza di entrambi i film.