Ma il cinema può davvero cambiare la realtà? “Io credo possa contribuire ad avviare cambiamenti verso la civiltà, rendendo il mondo un po’ migliore”. Non poteva che rispondere così all’antica questione Cary Joji Fukunaga, che altrimenti non avrebbe realizzato Beasts Of No Nations, il suo film a “effetto shock” oggi in concorso alla Mostra veneziana. Il primo titolo in corsa per il Leone d’oro ad essere visto dalla stampa presente al Lido coincide con un’esperienza estrema: minuscoli ragazzini africani armati fino ai denti sottoposti ad addestramenti stile marines-tribale da un comandante folle al fine di combattere ed uccidere senza la minima forma di coscienza. Questa, in breve, è la sostanza di Beasts Of No Nations, una sorta di teen-combat-horror movie che non conosce imbarazzo nel mostrare le peggiori nefandezze che il genere umano può trovarsi a compiere. Regista californiano di origine orientale, Fukunaga è un nome cult per i “frequentatori” di serie tv, essendo l’ideatore/autore dell’osannata True Detective.

Lontanissimo da quella Louisiana dove trova ambientazione la celebre serie, il film in questione si muove nella giungla dell’Africa occidentale, in un indefinito territorio ex colonia britannica dove si consuma una sanguinaria guerra civile. Alla base della vicenda c’è un romanzo – dal titolo omonimo scritto dal nigeriano Uzodinma Iweala – alla cui lettura Fukunaga è stato stimolato dalla sua formazione universitaria, “ho studiato scienze politiche, conosco i conflitti neocolonialisti e quanto questi incidano sulle risorse dei territori”. La location prescelta per le riprese è stata il Ghana mentre la guerra rappresentata mescola situazioni vissute o in corso in diversi stati africani.

Protagonista e voice over della narrazione (del romanzo come del film) è Agu, un ragazzino che, fuggito agli orrori distruttivi dei militari nel suo villaggio dove ha assistito all’assassinio del padre e del fratello nonchè al “rapimento” di madre e sorella, si perde nella boscaglia dove incappa nell’esercito del “Commandant“, un gigantesco e violento sfruttatore di minori, che non esita ad abusarli in ogni forma a suo piacere. Agu finisce così per diventare un soldato-bambino. Se il Commandant è mirabilmente reso dal monumentale Idris Elba, il piccolo “non attore” che da volto e corpo ad Agu è la vera sorpresa del film: un 13enne di Accra scoperto da Fukunaga su un campo di calcio mentre provinava 200 teenager candidati al ruolo. Ed è proprio Abraham Attah (questo il suo nome) ad ammettere di aver vissuto “momenti difficili sul set, specie quando dovevo camminare scalzo nella giungla con il rischio di calpestare qualche serpente. Quando ho visto il film in proiezione ho provato un’infinita tristezza”.

Fukunaga ha specificato che per la durezza delle scene rappresentate ha attivato una protezione per i piccoli attori: “Ogni scena era rallentata e frammentata, il sangue non è mai comparso sul set, ho fatto in modo che i ragazzi non cogliessero la crudeltà delle situazioni che nel film andavano a vivere e a causare i loro personaggi”. L’addestramento dei bambini e ragazzi africani coincide temporalmente con il periodo di diffusione dell’ISIS, la cui scuola militare non differisce molto da quella mostrata in Beasts of no Nations. “L’ISIS aveva appena fatto le sue dimostrazioni pubbliche e mediatiche quando abbiamo iniziato questo progetto, in effetti ci sono analogie. Teniamo presente che l’utilizzo dei bambini nella guerra è la manifestazione di quanto questa sia un fenomeno industriale. Insomma, la guerra serve a far soldi e paradossalmente in un Paese povero quando scoppia un conflitto, questo è osservato dalla popolazione come possibile fonte di guadagno e di lavoro. Ciò si è visto anche a Boko Haram“.

Dal punto di vista strettamente cinematografico, Beasts of no Nations presenta alternanza di valore, mettendo in forma scelte visivamente notevoli nelle roboanti sequenze dei combattimenti e sparatorie ma anche momenti di debolezza registica e di sceneggiatura. Una discontinuità qualitativa che ha diviso la critica (e forse dividerà la giuria) ma che non ha impedito al film di perpetrare la propria denuncia socio-politica.