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La maglia rosa identifica storicamente un grande campione del ciclismo, uno cioè che è capace di competere per tre settimane di fila e vincere in una delle più dure gare del calendario internazionale di ciclismo. Per fare il presidente del Consiglio dei ministri, non occorrono ovviamente le doti atletiche di un ciclista professionista, occorrono però, persino in misura maggiore, altre doti e altre competenze. In ogni seria democrazia infatti una delle maggiori doti richieste è quella della credibilità. Se non sei credibile non ti votano e se non ti votano non vieni eletto.

Ma Renzi è mai stato eletto dal popolo italiano? No, mai! E’ arrivato alla guida del governo solo grazie alla sua schiacciante vittoria nelle primarie del Partito Democratico, che gli hanno consentito di conquistare la Segreteria del suo Partito nel 2013, e, successivamente (grazie anche ad accordi sottobanco che ancora oggi non si conoscono con esattezza col lo storico antagonista del suo partito, Berlusconi), grazie ad un ribaltone interno ai danni del suo compagno di partito Letta.

Ma una vittoria nelle primarie del proprio partito non è requisito sufficiente a pretendere la poltrona di palazzo Chigi, anche se, sotto il profilo costituzionale, la figura del presidente del Consiglio non necessita dell’elezione diretta da parte del popolo.

In realtà, sotto il profilo del corretto profilo istituzionale, a lui spetterebbe soltanto la segreteria del suo partito, ma si sa che in Italia gli strappi e anche le gravi lacerazioni alla Costituzione, non sono purtroppo una novità, infatti è dagli anni 80 che la poltrona di capo dell’esecutivo viene spesso “arraffata” dal capo del partito di maggioranza relativa.

Ecco, questa sarebbe davvero una opportuna riforma da fare: il divieto di cumulazione di cariche esecutive. Ma naturalmente Renzi non ci pensa nemmeno.

Però da attentissimo opportunista pragmatico (quale lui stesso si autodefinisce) si rende conto dello scarsissimo supporto che ottiene dal popolo italiano, che non lo ha mai votato, così cerca di approfittare di ogni occasione che le vicende quotidiane gli offrono per appropriarsi di meriti che non gli competono, come se fossero merito suo.

E’ il caso per esempio dei miseri decimali di crescita economica ottenuti dall’Italia quest’anno, che lui attribuisce alle sue riforme, ma che è pura appropriazione indebita. La crescita economica infatti non può in alcun modo essere imputata a riforme come quella del Senato e della legge elettorale che, al di là del fatto che sono pessime iniziative politiche, non hanno alcuna incidenza sotto il profilo dell’economia nazionale.

Le uniche riforme che potrebbero farlo sarebbero quelle sul piano economico e del lavoro, e infatti lui cita sempre come merito della ripresa il suo “Jobs Act”, la sua “Spending Review” (per ora ancora al palo), i suoi 80 euro ai poveri (che ha fatto pagare ai pensionati, compreso quelli quasi poveri), e le sue riduzioni delle tasse, che per ora sono solo allo stato di promessa (ed è molto meglio che lo rimangano perché Renzi non ci ha ancora detto a chi farà pagare questa cambiale, e i pensionati sono già terrorizzati al pensiero di cosa potrebbe accadere se Renzi dovesse ripetersi, dato che per loro anche l’ipotesi di tornare a lavorare abortirebbe subito di fronte ad un livello di disoccupazione da disastro nazionale e che tende ancora a salire, non a scendere).

E’ molto strano però che un economista raffinato e geniale, come lui pretende di essere (assegnando persino la maglia rosa “virtuale” alla SUA Italia grazie alle SUE riforme) si sia dimenticato nientemeno di una svalutazione dell’euro nei confronti del dollaro (e delle altre monete legate al dollaro) pari a quasi il 30% in meno di un anno, come se una svalutazione di questo livello potesse davvero essere insignificante sul piano dell’economia nazionale.

Se le sue riforme fossero davvero efficaci, come lui vorrebbe far credere, adesso la crescita dovrebbe essere già di almeno due o tre punti, non di decimali.

Lui in realtà non fa altro che copiare le ricette dell’iper-liberismo economico americano (ma lui non era di “sinistra”?) e davvero spera di risollevare l’economia italiana copiando una ricetta già obsoleta persino in America?

Per vincere la competizione di questo mondo globalizzato bisogna davvero proporre qualcosa di veramente innovativo e popolare, qualcosa che crei davvero lavoro per tutti, non le ricette stantie dei “reaganisti” americani che nemmeno negli Usa funzionano più.

L’Italia ha la fantasia, la volontà e la capacità per farlo, Renzi no, lui è più bravo coi segnali di fumo che con le innovazioni utili al paese.

Dallas, Texas