I numeri della vergogna sono in continuo aggiornamento. Ieri tra i 30 e i 50. Oggi almeno 70, almeno a sentire il ministero dell’Interno dell’Austria. Morti. Non si sa dove, non si sa come, forse asfissiati. L’unica certezza: i cadaveri sono stati abbandonati nel cassone di un camion lasciato incustodito lungo un’autostrada trafficata tra i boschi austriaci. A 50 chilometri da Vienna, nel cuore dell’Europa. Che – si spera – a questo punto non può più girarsi dall’altra parte. Il luogo del ritrovamento è una corsia d’emergenza dell’autostrada A4 in Austria, tra le località di Neusiedl e Parndorf, a sud est di Vienna. Secondo le prime informazioni, riportate dal quotidiano Kronen Zeitung, i migranti sarebbero deceduti all’interno del mezzo, per soffocamento. Ipotesi tutta da verificare, come quella che vuole i migranti arrivati già morti in Austria. In serata, infatti, durante una conferenza stampa ad Eisenstadt, gli inquirenti hanno espresso il sospetto che i profughi fossero deceduti già da un giorno e mezzo, o due. Il camion con targa ungherese è stato visto la prima volta dal personale in servizio lungo l’autostrada nella giornata di mercoledì 26 agosto. Solo notando la lunga sosta hanno allertato la polizia che ha fatto poi la macabra scoperta.

SI INDAGA SU UNA DITTA SLOVACCA DI COSTRUZIONI
Per tutta la giornata gli inquirenti sono stai impegnati in una vasta caccia all’uomo per rintracciare l’autista del mezzo pesante. La polizia austriaca, coadiuvata anche dai colleghi ungheresi, auspica di trovare dei testimoni che possano aver visto il mezzo di trasporto e fornire informazioni utili per risalire all’identità del conducente. “Quello ritrovato non è un tir tipicamente usato” per la tratta dei profughi, ha spiegato il capo degli agenti. Intanto il vicepremier ungherese Janos Lazar ha riferito che “la targa del tir è ungherese in uso a un cittadino rumeno (ma questa circostanza è stata smentita da Bucarest, ndr) che aveva comprato il mezzo da una ditta slovacca”. E proprio su quest’ultima si concentrano le indagini. Gli investigatori hanno fatto sapere, pur senza rivelare lo stato delle ricerche, che stanno facendo luce su “un gruppo di presunti autori del crimine legati a una impresa slovacca di costruzioni”. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera i migranti avrebbero pagato duemila euro a testa per essere caricati al confine con la Serbia per arrivare, con tutta probabilità, in Germania.

L’Austria intanto ha creato un gabinetto di emergenza e ha rafforzato i controlli ai passi di frontiera per tentare di catturare i responsabili. La polizia di Budapest, inoltre, ha fatto sapere che il camion (7,5 tonnellate, con uno spazio cargo di appena cinque metri di lunghezza) è stato visto a sud della capitale del Paese nella giornata di mercoledì e più tardi vicino al confine con l’Austria. Secondo la stampa austriaca, che ha citato fonti di polizia, il veicolo è entrato in Austria mercoledì ed è stato abbandonato lungo l’autostrada A4 intorno alle 6 di giovedì.

IL NUMERO DELLE VITTIME
Dopo una prima ispezione oculare, ieri, gli agenti non hanno aperto il camion. Lo hanno invece fatto trasportare in un centro di Vienna dotato di uno speciale sistema di refrigerazione, per facilitare l’estrazione dei cadaveri. Inizialmente si era parlato di un numero di vittime che oscillava tra le 20 e le 50. Oggi, però, la tragedia ha assunto contorni ben diversi. “Il lavoro è proseguito per tutta la notte, credo che tutti i corpi siano stati rimossi” ha detto Helmut Marban, portavoce della polizia del Burgenland. “Gli investigatori forensi – ha proseguito – sono ancora al camion e stanno tentando di stabilire cosa sia accaduto”. Il veicolo si trova in un edificio della dogana a Nickelsdorf, che è dotato celle frigorifere. Gli specialisti con tute protettive bianche e stivali gialli sono stati visti all’interno della struttura mentre trasportavano carrelli con sopra sacchi contenenti corpi. Il giorno prima, invece, il capo della polizia Hans-Peter Doskozil, che si occupa delle indagini, nel corso di una conferenza stampa non aveva fornito dettagli sul numero delle vittime, ribadendo che: “È difficile verificare quanti corpi ci siano nel tir, noi riteniamo che ce ne siano almeno 20, ma potrebbero essercene 20, 40 o anche 50”.

FERMATE DIVERSE PERSONE
In queste ore, inoltre, la polizia austriaca ha fatto sapere di aver fermato diverse persone nelle indagini relative al Tir con i 70 cadaveri di profughi. Secondo il quotidiano austriaco Kronen Zeitung, invece, sono sette gli arresti eseguiti in Ungheria, mentre proseguono le ricerche di complici in Romania. Si tratta, comunque, dell’ennesimo capitolo di una tragedia umanitaria senza fine: solo il 26 agosto erano stati trovati 51 corpi nella stiva di un barcone al largo della Libia, che anche in queste ore è teatro dell’ennesima sciagura del mare. In Austria, invece, l’ironia della sorte ha voluto che il ritrovamento sia avvenuto mentre a Vienna era in corso un vertice internazionale sul tema della migrazione ed è proprio dal vertice che sono intervenuti rappresentanti dei vari governi europei, a partire da Angela Merkel, che ha sottolineato la necessità di trovare soluzioni urgenti. Quasi una risposta alle affermazioni di Juncker che ha puntato il dito contro gli Stati membri, colpevoli di non fare abbastanza trovare una soluzione alla questione migranti.

DUE GIORNI FA L’ARRESTO DI 3 TRAFFICANTI
Il quotidiano Kronen Zeitung, nella sua versione online, ha scritto che il 26 agosto tre trafficanti di esseri umani sono stati arrestati dalla polizia vicino a Bruck an der Leitha, poco più a est. Uno di loro ha trasportato in un furgone 34 persone attraverso il confine austriaco e ha fatto scendere sull’autostrada i migranti, tra cui dieci bambini. I profughi hanno raccontato alla polizia di essere stati ammassati nel furgone, in cui era “appena possibile respirare”. Hanno detto di aver chiesto più volte al guidatore di fermarsi per questo motivo, ma che l’uomo ha ignorato le loro difficoltà e ha guidato senza interruzione dal confine serbo e attraverso l’Austria.

L’INDIGNAZIONE DEL MINISTRO
Intanto, nel corso di una conferenza stampa, il ministro dell’Interno austriaco, Johanna Mikl-Leitner, ha chiesto il massimo sforzo per assicurare alla giustizia i trafficanti di esseri umani: “E’ un giorno buio per l’Austria”, ha detto il ministro, riferendosi poi ai responsabili della tratta dei migranti, ha invocato la tolleranza zero: “Queste persone devono stare dietro alle sbarre, devono sapere che in Austria non c’è spazio per loro”. Il ministro ha poi chiesto all’Ue di istituire subito dei centri di accoglienza sui confini dell’Unione europea “per permettere il trasferimento in sicurezza di profughi nei 28 stati membri”. “Questo è adesso il passo più importante”.

JUNCKER: “COLPA DEGLI STATI MEMBRI”
Alle dichiarazioni del ministro austriaco fanno eco quelle del Presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, che interviene sull’emergenza immigrazione: “La Commissione ha presentato la sua Agenda sull’immigrazione a maggio. Alcuni ministri di Stati membri ci criticano per una nostra inattività. Ma sono critiche ingiustificate. La colpa va data agli Stati membri, non alla Commissione”

MERKEL: “SCONVOLTI, OCCORRONO SOLUZIONI”
“Siamo tutti sconvolti dalla notizia agghiacciante dei profughi morti nel tir. Questo è un ammonimento” all’Europa a offrire “solidarietà” e “a trovare soluzioni”. Lo ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel a Vienna alla conferenza sui Balcani occidentali. Sempre in tema immigrazione, Merkel ha aggiunto: “E’ mia ferma convinzione che l’Europa, come continente ricco, è in grado di risolvere il problema” del massiccio afflusso di migranti in fuga da conflitti e in cerca di un luogo sicuro in cui vivere. “Troveremo – ha concluso – il modo di distribuire il carico e le sfide in modo equo”. La posizione della cancelliera tedesca sulla questione migranti sembra essere radicalmente mutata nel corso degli ultimi giorni, a partire dalla decisione – annunciata tre giorni fa – di non applicare il trattato di Dublino ai profughi siriani.

GENTILONI: “ITALIA NON PIU’ SOLA”
Dal vertice di Vienna “è emersa finalmente una maggiore consapevolezza comune nell’Ue e la necessità che ognuno si assuma la sua responsabilità sull’immigrazione”. Così il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. “Fino a tre mesi fa l’Italia e la Grecia sembravano da sole, purtroppo la durissima realtà, come la tragedia di oggi, ha fatto sì che adesso ci sia un diverso linguaggio”. Poi ha continuato dicendo che il peso dell’immigrazione “deve essere distribuito in modo equo se vogliamo l’asilo europeo”. “Oggi – ha poi concluso – è emersa la volontà dei Paesi europei e balcanici di condividere gli sforzi, non lasciare soli i Paesi di frontiera e rivedere progressivamente le regole di Dublino. Su questo l’Italia insieme con altri Paesi come la Germania darà un importante contributo nei prossimi mesi”.

MOGHERINI: “SERVE APPROCCIO EUROPEO”
“Abbiamo un obbligo morale e legale di proteggere i rifugiati” e serve un approccio europeo all’emergenza. Così l’alta rappresentante per la Politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini, in una conferenza stampa al termine del vertice con i leader dei Balcani occidentali a Vienna. “Non possiamo continuare con un minuto di silenzio ogni volta che vediamo gente morire”, ha detto ancora spiegando che la Ue sta lavorando a nuove proposte, tra le quali una “lista comune di Paesi d’origine sicuri e un meccanismo di ricollocazione”. “Non esiste la bacchetta magica” per risolvere una crisi come questa”, ha sottolineato.

COMMISSIONE UE: “GLI STATI SOSTENGANO NOSTRE PROPOSTE”
“C’è la necessità urgente che tutti gli Stati membri sostengano le proposte avanzate dalla Commissione, anche chi sinora è stato riluttante”. E’ l’appello della Commissione Ue che sottolinea come siamo di fronte “non a una crisi italiana, greca, franco-tedesca ungherese, ma europea”. “Ora azioni comuni e solidarietà tra tutti”.

FAMIGLIA CRISTIANA: “L’EUROPA DELL’ORRORE”
L’Europa dell’orrore“. Così Famiglia Cristiana titola un commento online sul caso del camion carico di salme trovato sull’autostrada A4, in Austria, a poche ore dal recupero di cinquantadue salme stipate nella stiva di un peschereccio. “Quando la smetteremo di tirar su muri fisici e mentali e metter fine a tutto questo in nome della nostra umanità?”, chiede il settimanale cattolico. “In questi giorni tormentati sembra che l’orrore in tutta Europa stia facendo gli straordinari”, sottolinea Famiglia Cristiana.

“A poche ore dalla strage dei 52 migranti poveri confinati nella stiva di un peschereccio, ecco che in Austria, sull’autostrada A4, viene ritrovato un camion carico di rifugiati morti anch’essi per soffocamento, tra i tormenti, immaginiamo, più atroci – prosegue -. Dicono che per poter uscire pochi secondi per poter respirare fossero costretti a pagare. Chi non aveva soldi rimaneva nella sentina dell’imbarcazione. Altre tre donne sono state trovate senza vita tra i naufraghi di un gommone alla deriva”. “Potranno tutte quelle vittime innocenti dirci qualcosa? – chiede la rivista dei Paolini – E’ il momento di porre fine a questa orrore bestiale, frutto delle politiche cieche, ottuse e demagogiche dei muri (fisici e mentali, fatti di pregiudizi), di dare un’anima all’Europa e di mettere in campo un serio piano di emergenza”.

Il settimanale cattolico poi riprende le parole del ministro dell’Interno austriaco, che chiede alla Ue di istituire subito centri di accoglienza sui confini: “i viaggi della speranza non si fermano: solo 3 mila nelle ultime ore, nel Canale di Sicilia. Le navi che incrociano al largo del Canale di Sicilia inquadrate nel dispositivo Frontex, continuano a salvare vite umane, ma non basta. Serve un’azione congiunta dell’Europa per creare corridoi umanitari, un accordo serio per distribuire i campi profughi, leggi speciali per gestire l’emergenza”. “Tirar su muri non serve a nulla – conclude -, fa solo il gioco delle politiche demagogiche e d’accatto, che di fronte a un’ecatombe umanitaria mirano a rastrellare qualche voto in più. In quelle stive piene di morti innocenti abbiamo lasciato il nostro senso di umanità, oltre che il senso ultimo dell’unità europea”.