Isis distrugge statue Mosul 675

Fateci caso, sfogliate i loro profili Facebook e cercate un solo moto di indignazione, una parola di condanna, un appello a reagire contro l’abisso di violenza nei confronti di uomini, donne, bambini e monumenti dell’umanità cui ci sta abituando il famigerato Stato Islamico (IS): nulla, un silenzio assordante, vile e complice!

Eppure sono le stesse anime belle con la kefiah al collo, sempre pronte a issare bandiere arcobaleno o palestinesi a seconda dell’occasione e a intestarsi ogni possibile battaglia contro i nemici storici del loro indottrinamento ideologico: le multinazionali, Usa e Israele.

Questo pacifismo a senso unico da sfigati nostalgici di ideologie cui la Storia ha tolto la parola mi indigna ancor più del fanatismo fondamentalista perché vivono in mezzo a noi, abusano del benessere e delle libertà civili dolorosamente conquistate, per sputare nel piatto dove mangiano.

Non si può essere pacifisti secondo l’opportunità politica, per cui questo atteggiamento ondivago toglie onore e credibilità anche alle sacrosante denunce delle violenze e dei crimini perpetrati dagli Usa o da Israele, ma l’onestà intellettuale dovrebbe sempre ricordare che stiamo parlando pur sempre di democrazie evolute, capaci di riconoscere e di correggere con gli anticorpi della libera informazione e della libertà di pensiero errori ed abusi.

Potrebbe sembrare insensibilità, eppure la distruzione di monumenti del passato, alcuni sopravvissuti miracolosamente migliaia di anni, mi ferisce ancor più delle stragi di civili inermi. Il motivo penso sia quello che ciò che consideriamo patrimonio dell’umanità appartenga effettivamente a ciascuno di noi e quindi quando sparisce per sempre sotto la dinamite uno di questi segni muore qualcosa di noi stessi.

Mentre l’Unesco ha recentemente incluso nel suo patrimonio l’itinerario arabo-normanno di Palermo, Monreale e Cefalù non posso non pensare che della Costantinopoli romana è stata rimossa dalla civiltà islamica quasi ogni segno e che dobbiamo al trafugamento di opere d’arte classiche da parte dei veneziani la possibilità di poter ammirare ancora sulla facciata della basilica di San Marco i segni di uno splendore che ci è stato irrimediabilmente negato.

Se qualcuno ha quindi voglia di fomentare clandestinamente uno scontro di civiltà, non ho certo dubbi sulla parte dalla quale stare.