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Per chi crede nella giustizia e nella libertà, per chi pensa che le vertiginose attuali disuguaglianze presenti nel mondo siano inaccettabili, per chi spende una vita a battersi contro la corruzione, contro la criminalità fatta sistema, per chi non riesce più a sopportare i furbetti che sbeffeggiandoti ti passano avanti, ma soprattutto per chi è sfruttato o è vittima di ingiustizia, oggi sono tempi duri, in qualunque latitudine del pianeta egli viva.

Hai visto un piccolo Davide alzare la testa, dalla culla della democrazia ha provato ad opporsi ai potenti della terra; ora è in ginocchio, ferito. Ma la Storia non è finita. Ogni stagione ha i suoi segni di speranza, spesso arrivano da dove meno ce lo aspettiamo. Sta  a noi saperli cogliere, non lasciarli passare invano.

” I poveri non solo subiscono l’ingiustizia ma lottano contro di essa! Non stanno neppure aspettando a braccia conserte l’aiuto di Ong, piani assistenziali o soluzioni che non arrivano mai… Questo sistema non si sopporta più. Dobbiamo cambiarlo…vanno ricostruite strutture sociali alternative …”. Così papa Francesco ai partecipanti all’Incontro mondiale dei movimenti sociali in Vaticano il 28 ottobre 2014.

La povertà non è celebrata come la strada maestra per meritarsi l’eternità come insegnava il catechismo della nostra infanzia. La carità da sola non basta e spesso come si dice è “pelosa”. L’invito di Francesco non si rivolge solo a sforzi individuali e a cambiamenti interiori come per secoli predicato da parte della Chiesa contigua ai poteri. “Mi sembra importante… che questi movimenti, queste esperienze di solidarietà che crescono dal basso, dal sottosuolo del pianeta, confluiscano, siano più coordinati, s’incontrino…” I soggetti del cambiamento sono individuati con chiarezza.

Per nome vengono chiamati anche i responsabili delle nefandezze odierne ed a loro Francesco si rivolge senza mezza parole: “Non si può tollerare che migliaia di persone muoiano ogni giorno di fame pur essendo disponibili ingenti quantità di cibo…”, scrive nella lettera al World Economic Forum di Davos il 22 gennaio 2014. Quella stessa istituzione contro la quale, nel gennaio 2001 da Porto Alegre, si era levato il grido del Forum Sociale Mondiale (FSM) organizzato in contrapposizione all’incontro dei potenti nella blindata località Svizzera.

E’ impressionante scoprire nei discorsi di Francesco quante assonanze ci siano con il linguaggio e le soluzioni proposte dal FSM. Chiunque abbia un minimo di buona fede deve riconoscere che purtroppo si è realizzato quanto il movimento altermondialista (no global) aveva previsto: se non cambieremo il modello di sviluppo, se non fermeremo il dominio della finanza sull’economia reale, se non interromperemo il processo di concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi andremo incontro ad una crisi senza precedenti. Le istituzioni, i governi non ci hanno ascoltato e la realtà odierna è sotto gli occhi di tutti.

Era il 7 maggio 2002 quando solo, come mi era stato chiesto, titubante e curioso entravo in Vaticano per un incontro riservato con alcuni dei massimi rappresentanti mondiali della Caritas: ore di domande sulle caratteristiche del movimento, sugli obiettivi del FSM e sul Forum Sociale Europeo che poco dopo si sarebbe svolto a Firenze. Da allora la Caritas Internazionale partecipò regolarmente come osservatore al Consiglio Internazionale del FSM (del quale sono membro).

E’ solo un piccolo ricordo personale, che però aiuta a capire come una parte della Chiesa, per diversi anni osteggiata dalle gerarchie vaticane, abbia sviluppato forti interscambi culturali e sociali con i movimenti globali, condividendone molte delle ragioni. Oggi queste sensibilità trovano un autorevole riferimento in Francesco.

Non si tratta di chiedere a tutti la conversione al cristianesimo, nè di auspicare la condivisione di tutto quanto potrà uscire dalla bocca del papa (restano ovviamente forti dissensi in altri campi) nè tanto meno da quella della CEI. Ed è bene sapere che non sono moltissimi coloro che oltre Tevere auspicano una lunga vita a Francesco.

E’ importante però cogliere l’impatto che la predicazione di Francesco può avere nel mondo e sapere che nei sotterranei della Storia i sentieri delle idee spesso sono imprevedibili. E forse all’orizzonte sta comparendo qualche altro segno di speranza, e proprio nelle terre dominate da Wall Street e dalla City. Mi riferisco a Bernie Sanders impegnato a contendere a Hillary Clinton la nomination democratica e a Jeremy Corbyn in corsa in UK per la leadership del Labour, e ai possibili effetti che potrebbero innescare indipendentemente dalla loro improbabile vittoria elettorale. Qualcosa si sveglia nelle patrie della finanza internazionale. E’ presto per dirlo, ma non sarebbe certo poca cosa.