Si fa presto a dire emancipazione. O si fa presto a dirsi emancipate, chissà. La storia è questa, facile facile. Nicki Minaj, che ha fatto delle sue forme oversize un marchio di fabbrica, esibendole a ogni occasione, vedasi il video di Anaconda, accusato addirittura di pornografia, è finita nuovamente in un mezzo scandalo, stavolta suo malgrado.

In pratica, al museo delle cere di Madame Tussands di Las Vegas hanno dovuto mettere una guardia del corpo alla sua statua, per evitare i troppi selfie sconci. La statua, manco a dirlo, la vedeva carponi, mentre twerka, esattamente come nel video di Anaconda. Aveva avuto un bel dire, la formosa Nicki, che chi faceva video in cui le donne non apparivano come mere bambole erano osteggiate dal sistema, polemizzando neanche troppo velatamente con la bambolina Taylor Swift per le nomination ai Mtv Music Award, dando quindi una valenza femminista al suo immaginario fatto di chiappe al vento e movenze sexy.

Del resto la Minaj non è nuova a scandali e polemiche, a partire dal suo esordio, quando si diceva che fosse una attrice e che la una voce fosse in realtà quella di JayZ distorta ad hoc, alle accuse di filo nazismo, per immagini in effetti piuttosto ambigue con simboli delle SS, in realtà frutto più di ignoranza che di furbizia, via via fino alle tante polemiche con le colleghe, Taylor Swift in testa.

La realtà è che Nicki Minaj è la migliore rapper in circolazione con Iggy Azalea, ma è una delle migliori comunicatrici dello show business, insieme all’altea twrkatrice Miley Cyrus. La società maschiliste vuole carne. Lei carne offre, giocandoci, al punto di fare notizia anche con una statua di cera. Povero il body guard costretto a tenere a bada orde di affamati di sesso, vederli dominare una statua fa capire quanto abbiano in realtà perso a tavolino con Nicki.