Quando ci fu il processo a Baudelaire e a Flaubert io stavo idealmente dalla parte di Baudelaire e Flaubert. Forse è un vezzo, forse un vizio, sono fatto così, mi piace stare dalla parte dei poeti e degli scrittori. Quando ci fu il processo a Tortora stavo dalla parte di Tortora. Quando ci fu il processo a Pacciani non stavo dalla parte di Pacciani. Diciamo che vado a intuito, mi fido del mio intuito.

Nel caso di Erri De Luca lascio alla vostra perspicacia immaginare la mia posizione. Ma la mia posizione non è importante. E non è importante nemmeno questo mio film, però è un film che ho fatto con il cuore. Tra l’altro per la prima volta in vita mia mi sono beccato un gas lacrimogeno, non è stata l’esperienza più bella del mondo: si soffoca. Non è bello soffocare. Preferisco respirare. Respirare aria pulita. E le lacrime voglio gestirmele io, non voglio che sia un gas a ricordarmi che ho i condotti lacrimali. Questo non è un film politico, è un film poetico, ma mi rendo conto che uno sguardo poetico è uno sguardo politico, non si scappa. E io non scappo, non mi piace scappare, scappo solo quando mi lanciano addosso un gas lacrimogeno. Scappo perché non amo soffocare, amo respirare, respirare aria pulita, chiaro il concetto?