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Perché di fronte alla stessa malattia alcuni si aggravano e altri guariscono?

Che cos’è la malattia? Il danno di un pezzo del nostro corpo-macchina o un messaggero che dall’intelligenza del corpo, dai cervelli del cuore e dell’intestino che dialogano con il cervello della testa, giunge a mostrarci, attraverso la biologia, il senso più profondo della nostra biografia e la necessità di una trasformazione?

La malattia fisica è il risultato finale di un processo che parte dal nucleo emotivo ed energetico della persona: da sempre concetti della medicina cinese e ayurvedica, queste sono le conclusioni a cui giungono oggi le neuroscienze e la medicina quantistica.

Le evidenze del potere che la psiche riveste nei processi di guarigione crescono e si moltiplicano: lo studio della neuroplasticità del sistema limbico e della corteccia prefrontale, la psiconeuroimmunologia, con gli studi sulla ricaduta che le emozioni hanno sul sistema immunitario, endocrino e nervoso e la fisica quantistica, con gli studi sorprendenti sul funzionamento energetico sotteso alla materia, hanno già trasformato profondamente la mente di molti, medici, ricercatori e pazienti.

L’atteggiamento riduzionista che periodicamente riappare, di fronte alle sfide che a tutt’oggi le malattie oncologiche, le patologie degenerative e autoimmuni e i disturbi mentali cronici ci pongono, di fronte al grado di conoscenza scientifica che abbiamo raggiunto, non può più essere adottato e la malattia deve essere ricollocata nella storia della persona che la vive e quindi in una rete psicofisica o unità psichesoma. Geni, ambiente, alimentazione, stress e stili di vita, ma anche traumi, emozioni e capacità di gestirle in resilienza sono fattori tutti interconnessi nei processi di malattia e guarigione.

La nostra biologia è dunque profondamente interconnessa con la nostra biografia e le biografie di chi ci ha preceduto in noi riflesse.

Ciò che viene comunemente definito “malattia” potrebbe allora trasformarsi in una straordinaria esperienza di crescita interiore e realizzazione: in questo senso dunque la mal-attia diviene ben-attia, ossia occasione di guarigione e i meccanismi con cui la malattia fa questa operazione in noi, oggi sono spiegabili, comprensibili in termini cellulari e biochimici.

Del resto in tutti i casi di guarigioni straordinarie, chi è guarito, anche da situazioni considerate incurabili o croniche, ha accolto la malattia come un messaggero di mutamento esistenziale.

Ha compreso come la propria storia psichica, emotiva, affettiva avesse lasciato una memoria nel corpo, che ne condizionava la fisiologia e come la comparsa del sintomo fosse l’estrema opportunità di comprendere e guarire.

La guarigione completa passa sempre per la cura delle ferite psichiche e il superamento dei blocchi emozionali, delle credenze limitanti, degli atteggiamenti autosabotanti, passa sempre per l’incontro con le emozioni represse e le immagini dell’inconscio.

Passa per l’espansione e la ristrutturazione della propria coscienza.

Ogni essere umano possiede il potenziale della guarigione. Tuttavia, il concetto di guarigione è molto diverso dal concetto di cura. Saper guarire significa infatti saper comprendere e maneggiare la propria unità psichesoma.

La diagnosi integrata, l’integrazione sinergica dei trattamenti, sono oggi realtà possibili  e questo è davvero un momento gravido, di nuova medicina, per nuovi medici e nuovi pazienti che decidono di compiere assieme un profondo viaggio di grande consapevolezza, nel quale la malattia è un programma biologico intelligente. È un tentativo di guarire. Interpretarla, comprenderla, ripercorrerla a ritroso è la porta per la guarigione.

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