Può un palcoscenico svestirsi della parola per lasciar spazio al linguaggio dei gesti? Ci prova “Figli di un Dio minore” di Mark Medoff, spettacolo teatrale che arriva per la prima volta in Italia, (dopo un’unica rappresentazione inglese del 1980 al Festival dei Due Mondi di Spoleto), con la regia di Marco Mattolini, interpretato da Giorgio Lupano, nei panni di un insegnante di logopedia e Rita Mazza (un’attrice sorda italiana che per lavorare è dovuta andare all’estero perché da noi non esistono compagnie teatrali per sordi se non amatoriali) nel ruolo di un’allieva non udente. Lo spettacolo, che debutta il 2 e 3 agosto al Festival Teatrale di Borgio Varezzi (Savona), è il primo concepito sia per un pubblico di udenti che per quello dei sordi, ai quali è precluso il teatro “tradizionale” e che in questo caso sarà invece coinvolto nella storia.

Emblema del confronto fra le tante solitudini legate alle diverse appartenenze sociali e culturali, “Figli di un Dio minore” è una pietra miliare per la comunità internazionale dei sordi. Mentre in Italia è ancora inedito, negli anni è stato rappresentato e premiato in tutto il mondo, ed è stato oggetto nel 1986 di una trasposizione cinematografica con William Hurt, che meritò cinque importanti nomination agli Oscar e per cui la protagonista femminile, Marlee Matlin, vinse l’Oscar e il Golden Globe.

La storia racconta le difficoltà della conoscenza e poi dell’amore tra un logopedista e una giovane allieva sorda, avvalendosi di una struttura scenica essenziale, che si compone attraverso semplici elementi, una colonna sonora e musicale sobria che marca le differenze ed il sottile varco di comunicazione fra i due mondi e una recitazione tutta basata sul proporre, negare e contraddire le potenzialità comunicative della parola, del segno e dei simboli. “Figli di un Dio minore è un’occasione, come sicuramente me ne sono capitate poche, – dice l’attore Giorgio Lupano – di usare il teatro in un senso più ampio del semplice raccontare una storia o lasciare un messaggio o porre delle questioni, cose che sempre il teatro dovrebbe fare. Questo è un viaggio all’interno di un mondo che è di fianco a noi, che vive con noi, che ci osserva e che chiede di poterci parlare”.

Il progetto prende il via da un laboratorio dedicato a giovani interpreti, sordi o con l’udito parzialmente danneggiato, attori udenti ed esperti della lingua dei segni e delle tematiche delle diverse abilità e ha come oggetto lo studio del testo e delle potenzialità espressive del doppio binario fra lingua dei segni e comunicazione orale. L’allestimento di “Figli di un Dio minore” è un’occasione di confronto fra universi comunicativi separati e sovrapposti, in rapporto con le relative implicazioni umane, sociali e pedagogiche: come si comporta un attore udente di fronte alla necessità di esprimere in forma teatrale la stessa emozione? Come un attore sordo? Come rendere efficace la compresenza di sordi e udenti sia sulla scena che nel pubblico? In sintesi: come comunicare tra mondi separati e compresenti nella stessa società?

Tutte le fasi del lavoro, dalla prima parte laboratoriale fino all’allestimento vero e proprio, sono concordate, supportate e realizzate con la collaborazione dell’ISSR, Istituto Statale dei Sordi di Roma che mette a disposizione dello spettacolo personale (mediatori culturali, insegnanti di Lingua Italiana dei Segni), materiale didattico, aiuto nella ricerca degli attori con l’udito danneggiato, spazi, ed ogni tipo di mezzo per la promozione e divulgazione dello spettacolo presso le comunità di sordi nelle diverse città dove sarà essere rappresentato.
Dopo le date di Borgio Varezzi, “Figli di un Dio Minore” arriverà a Roma dal 10 al 22 novembre ( Sala Umberto) e a Bologna dal 27 al 29 novembre (teatro Duse).