Prima ad annunciarsi tra le sezioni della 72ma Mostra veneziana, la Settimana Internazionale della Critica compie 30 anni. Che festeggia con un programma eccezionalmente extralarge presentato oggi a Roma alla stampa. Organizzata dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI), la SIC offrirà dal 2 al 12 settembre ben 10 opere, di cui 7 in concorso e 3 fuori come eventi speciali, due dei quali in apertura. Il tutto sarà introdotto da una nuova sigla, composta appositamente dal napoletano Alessandro Rak (partecipò alla SIC nel 2013 con L’arte della felicità) in occasione del trentennale.

Due, si diceva, i titoli in apertura. Il primo, Orphans di Peter Mullan del 1998, è il vincitore di un referendum indetto tra i membri del SNCCI quale “miglior opera prima assoluta dei 30 anni della SIC”, mentre il secondo, il cinese Jia (The Family) di Liu Shumin, costituirà la “pre-apertura” del 2 settembre alle 11.30: il film, della lunghezza di 4h40’, è una vera e propria “scoperta” dell’ultima ora fatta dal comitato di selezione e pertanto è stata posta fuori concorso. A chiudere la kermesse sarà il nuovo film del napoletano Antonio Capuano, Bagnoli Jungle: il regista si è detto “felicissimo di tornare alla SIC”, dove aveva esordito nel 1991 con Vito e gli altri. Selezionato dopo la visione da parte dei selezionatori di 370 film, il concorso composto di 7 opere prime in premiére mondiale raccoglie pellicole dagli angoli più remoti del pianeta, con prevalenza asiatica, senza però escludere l’Italia. A rappresentare il tricolore della 30ma Settimana della Critica è Banat (Il viaggio) di Adriano Valerio, regista già messosi in luce nel 2013 per una menzione a Cannes per il corto 37°4 S. Banat elabora il tema della migrazione “al contrario”, lavorando dal punto di vista di due esistenze. Diversissimi tra loro, gli altri titoli concorrenti sembrano comunque uniti dal fil rouge tematico “della famiglia e della memoria in ogni loro declinazione”, ha osservato Francesco Di Pace, delegato generale della Settimana della Critica.

Se dal Nepal arriva il primo lungometraggio in assoluto alla Mostra di Venezia (Kalo Pothi – The Black Hen di Min Bahadur Bham), da Singapore giunge il racconto lirico di un anziano esule politico del comunismo di fronte ai cambiamenti della sua terra (The Return di Green Zeng). Dialogano invece in turco la madre e la figlia protagoniste di Ana yurdu (Motherland) della regista di Ankara Senem Tuzen. Dalla Gran Bretagna, dal Portogallo e dalla lontanissima isola di Tanna nel Pacifico presso lo stato di Vanuatu arrivano infine tre opere e altrettante “famiglie” dai linguaggi/culture/stili diversi ma dai tratti esistenziali non dissimili: Light Years di Esther May Campbell, Montanha (Montagna) di João Salaviza e Tanna di Martin Butler e Bentley Dean. Tutti i film concorrenti corrono per il Premio del Pubblico della SIC e per il Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima Luigi De Laurentiis.