Non più solo un passatempo per nonnine ma, un filo dopo l’altro, anche l’uncinetto può diventare arte. È il fenomeno Olek, Agata Oleksiak all’anagrafe, classe 1978, 47mila followers su Instagram a colpi d’uncinetto per decine di progetti in tutto il mondo. Polacca di nascita e newyorkese d’adozione, Olek, armata dei suoi “ferri” del mestiere, è diventata famosa grazie alla particolarissima tecnica dello Yarn bombing, una nuova forma d’arte, ecologica e multicolore, ma soprattutto assolutamente femminile, che fonde la street art alla lavorazione a maglia e che sta spopolando sempre di più nelle metropoli occidentali.

Una nuova tendenza nata nel 2005 in modo casuale, quando la proprietaria di una boutique di vestiti di Houston, in Texas, decise di decorare all’uncinetto le maniglie della porta del suo negozio senza immaginare minimamente la reazione entusiasta della clientela e dei passanti e il successivo successo mondiale di questa tecnica originale che trasferisce il knitting dei maglioni, dei cuscini, delle coperte, delle scarpine per neonati e dei copriteiere dall’ambiente domestico alla strada. Niente bombolette spray, dunque, ma migliaia di fili di lana colorati lavorati all’uncinetto e intrecciati sapientemente che, se srotolati, raccontano una storia al contrario: ad esempio quella della famosissima statua del toro di Wall Street, tra le opere di punta di Olek, e di com’era prima di diventare un tripudio di colori che quasi addolcisce quell’immagine spaventosa fino a renderlo addirittura simpatico.

Dai costumi per una compagnia di danza tutti cuciti a uncinetto – non potendosi permettere una macchina da cucire – Olek è passata alla cura delle scenografie fino ad approdare al grande successo delle prime installazioni e perfomance artistiche che utilizzano questa tecnica, anche se in realtà storce un po’ il naso quando la si vuole necessariamente inquadrare nella corrente dello Yarn bombing: “Non faccio bombing, io faccio arte”, risponde seccamente, “per me la vita, l’uncinetto e l’arte sono inseparabili” e raramente infatti la si vede in giro senza che indossi abiti o accessori all’uncinetto super colorati.

Per classificare i suoi lavori preferisce invece la definizione di “graffito ambientale” perché “il mio obiettivo – dice – è quello di produrre un’opera per condividerla con il pubblico per portare colore, energia, vita, sorpresa. La mia arte non sarebbe completa senza la reazione della gente”. E per far conoscere i suoi lavori si è inventa un metodo curioso, mandando in giro per la metropolitana di New York dei performer totalmente vestiti a crochet che certamente non passano inosservati. “Con i miei lavori segno il mondo in cui vado e lavoro all’uncinetto ogni cosa che entra nel mio spazio”, continua l’artista. Gli obiettivi dello Yarn bombing, infatti, non potendo essere superfici piatte, sono oggetti tridimensionali – sculture, ma anche dettagli piccolissimi – che occupano lo spazio urbano come il bracciolo di una panchina, il palo di un segnale stradale o di un semaforo, la cassettina della posta, la cabina di un telefono.

L’esplosione di colori e i motivi camouflage di Olek sono arrivati fino in India dove, con una squadra tutta al femminile, ha lavorato intensamente per sette giorni per rivestire all’uncinetto un rifugio per donne senzatetto a Delhi, con lo scopo di renderlo più accogliente e di farlo conoscere a chi può averne bisogno. Ma certamente la cosa più singolare è stata un’immersione al largo della costa Grenada nelle Indie Orientali per un’installazione sottomarina, all’interno del Museo Subacuatico di Arte, dove ha dovuto combattere l’imprevedibilità delle correnti per rivestire, con la pratica dell’uncinetto subacqueo, una scultura scevra dalla crescita dei coralli per lanciare un messaggio di sostenibilità in tutela delle acque del pianeta. Una vera e propria “knitting mania” che, per la gioia delle nonne, ha coinvolto anche i più grandi designer, stilisti e ovviamente i personaggi dello star system internazionale che non aspettano altro che lanciare nuove tendenze.

Francesca Polacco