Mettetevi seduti comodi, prendetevi qualche minuto di tempo, almeno otto, ma possibilmente molti di più, respirate con calme e preparatevi a un’esperienza decisamente unica: la più bella canzone rap che rapper italiano abbia mai inciso. Fermi. Non è il tempo delle polemiche, questo. Non è il tempo dei guelfi e ghibellini. Tizio è più bravo, Caio ha un flow migliore, Sempronio vende di più. Qui stiamo parlando d’arte. Di rap, che in musica è una forma d’arte, anzi, la rappresentazione dell’ultimo genere musicale globale venuto a fare visita al genere umano dopo decenni carichi di fermenti, di stimoli, di input.

La più bella canzone rap italiana, si diceva. Qualcuno, magari anche con legittimità, potrebbe tirare fuori la faccenda del gusto personale, della soggettività, citare i Sangue Misto, o Quelli che benpensano di Frankie Hi NRG, canzone talmente potente da sembrare incisa ieri, per somma sfortuna del suo autore. Il punto è che Rancore e DJ Myke, la coppia titolare della canzone in questione, ci aveva già regalato, una manciata di anni fa, la precedente più bella canzone rap italiana, questo nonostante il pubblico mainstream si fosse guardato bene dal riconoscerlo. Giunti al dunque, nel caso foste curiosi, il titolo del brano. Oggi è la volta di S.U.N.S.H.I.N.E., brano di quasi otto minuti in cui il rapper romano di origini egiziane, Tarek il suo nome all’anagrafe ma ascoltatevi Tufello e Il mio quartiere per capire bene quanto il nostro sia romano, e il producer mettono insieme un vero prontuario d’arte, enciclopedia di parole e suoni da togliere il fiato.

In quasi otto minuti, è facile da immaginare anche se poi il risultato non potrà non sorprendervi, Rancore sciorina talmente tante trovate verbali, veicolando talmente tanti concetti, da spingere l’ascoltatore medio al disorientamento, e quello più preparato, attento, a una sorta di vertigine. Ecco, vertigine. Questa la parola chiave. Partire dal semplice concetto che un raggio di sole è capace di perforare il nero che ci circonda, portando luce nel buio, e appoggiare l’attenzione sulla luce più che sul sole, e pensare che ciò possa dar vita a un romanzo in musica ci spinge verso la vertigine.

Assonanze, rime baciate, giochi di metrica, parole sputate a velocità siderali, vocaboli inusitati nel vocabolario del rapper medio, ma anche di un letterato, e su tutto la solita, e non si legga in questo aggettivo sfumatura negativa, ansiosa rabbia, il rancore da cui prende il nome il rapper che questi concetti veicola. Impossibile, però, descrivere a parole quasi otto minuti di parole, di suoni. Otto minuti che scorrono veloci, ma che non sono sufficienti per cogliere tutto quello che ci viene detto. Per questo si diceva di prendersi tempo, di usare la calma. Del resto Rancore e DJ Myke hanno scelto la via della gratuità, e il nuovo EP, che dal capolavoro in questione prende il titolo, seguito di Silenzio, verrà donato al pubblico, in download.

Sul perché la discografia, specie quella delle major, si stia facendo sfuggire questo gioiello sarebbe da aprire un capitolo che riporterebbe il buio nelle nostre vite, quindi meglio sorvolare. Piuttosto andate a recuperarvi tutto quello che porta la firma di Rancore, dall’esordio di SeguiMe fino ai lavori in coppia con Myke, uno dei migliori producer italiani, ca va sans dire, Acustico e Elettrico oltre al già citato Silenzio. Impossibile paragonare l’opera di Rancore a quella di un suo collega, perché a opinione di chi scrive non ci sono rapper, almeno in Italia, tanto capaci di creare mondi paralleli, tanto colti, tanto intensi. Non fosse ormai nome abusato verrebbe da tirare in ballo David Foster Wallace, che a ben vedere di rap si è occupato insieme all’amico Mark Costello. Ecco, sì, ascoltatevi S.U.N.S.H.I.N.E. e proverete la stessa vertigine che si prova leggendo Infinte Jest, se vi sembra poco.