Sospetti, bugie e videotape. Nel giorno in cui il keniano-britannico Chris Froome, alla prima vera salita del Tour de France 2015, si arrampica come uno scoiattolo sui Pirenei, distanzia gli avversari e vola a ipotecare la sua seconda vittoria nella Grande Boucle, una ridda di polemiche, mezze frasi, strane prove e curiosi sospetti di doping si abbatte su di lui. E sulla credibilità del ciclismo. “Sono pulito ed esigo rispetto. Ho lavorato sodo per essere qui e non ho intenzione di permettere a nessuno di portarmelo via”, così la sentita, e scontata, difesa d’ufficio di Froome davanti ai giornalisti appena terminata la tappa. Poi il capitano del Team Sky questa mattina ha aggiunto di essere disponibile a farsi testare da un panel di medici indipendenti nell’intervallo di tempo che intercorre tra la fine del Tour e l’inizio della Vuelta.

Sarà un modo per far comprendere al mondo quanto sia un atleta eccezionale dal punto di vista fisico, fanno trapelare dal suo entourage. Anche se, è oramai noto, gli unici controlli che ipoteticamente possono servire a qualcosa sono quelli a sorpresa nei mesi precedenti le competizioni, non certo quelli chiamati dall’atleta in periodi prestabiliti. La miccia della polemica e dei sospetti l’aveva accesa ieri proprio chi per anni è stato “al di sopra ogni sospetto” nel senso che Elio Petri volle attribuire alla frase nel suo film capolavoro con Gian Maria Volonté, ovvero il corridore texano Lance Armstrong: uno che di Tour ne ha vinti sette e altrettanti se ne è visti revocare per uso di sostanze dopanti. “Chiaramente Froome, Porte, Sky sono molto forti. Troppo forti per essere puliti? Non chiedetemelo, non ho elementi per giudicare”, ha scritto Armstrong sul suo profilo Twitter, salvo aggiungere poco dopo: “Non sto accusando nessuno qui, non ho l’interesse (né la credibilità) per farlo”.


Ma la vera bomba è un video, postato su Youtube e su DailyMotion e poi cancellato, come è stato cancellato il profilo Twitter di chi lo aveva postato, sui dati del Srm della strepitosa salita al Mont Ventoux del 2013 con la quale Chris Froome impose il sigillo sul suo primo Tour de France. Dati che sono stati sottratti da qualche hacker dall’ultrasegreto e protettissimo database del Team Sky, come ha confermato il team principal della squadra Sir Dave Brailsford che ha annunciato azioni legali. Lo Srm è la scatola nera dei corridori, un piccolo computer montato sulla bicicletta che monitora e registra, velocità, cadenza della pedalata, potenza espressa e battito cardiaco. Bene, qualcuno è riuscito a ottenere questi dati nel momento dello scatto di Froome sul Ventoux nel 2013 e i risultati sono impressionanti.

In buona sostanza mentre la velocità esplode, passando da 19 a 32 km all’ora, la potenza supera i mille watt, cifra mostruosa già di per sé considerando peso, altezza e massa muscolare di Froome, e – qui viene il bello – le pulsazioni restano nell’ordine dei 156 battiti al minuto: un comportamento e una reazione del corpo allo sforzo prodotto che sono sovrumani, ovvero non umani. Il boss di Sky Brailsford ha spiegato che i dati possono essere stati falsati dall’improvvisa accelerazione e dalla configurazione della bici, alcuni commentatori all’opposto si sono spinti fino a ipotizzare la presenza di un motorino nella bicicletta del keniano-britannico, ma alla maggior parte degli appassionati è venuta in mente una parola sola: doping.

Twitter @ellepuntopi