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Cantiere a porta Ticinese – settembre 2014

Che cosa è l’Expo per i milanesi? Prima che prendesse il via, la grande kermesse ha significato soprattutto scandali sugli appalti, tangenti, valzer di presidenti, commissari antimafia. La foto con la scritta modificata da ignoti contestatori – scattata lo scorso settembre a porta Ticinese – riassume bene la sensazione, condivisa da moltissimi miei concittadini, che di un’esposizione universale Milano poteva anche farne a meno: un corpo estraneo, non solo richiamo per le mafie, ma anche fonte di continui disagi per i tanti cantieri aperti in città, uno dei più “scoccianti” proprio quello per la nuova Darsena.

Dal primo maggio la curiosità ha preso il sopravvento. In tanti hanno prenotato un biglietto, in tanti sono già andati, anche solo per una veloce visita serale, quando il ticket d’ingresso scende a cinque euro. Non ho sentito dire da nessuno dei molti milanesi doc che conosco: “non ci andrò mai”.

Piace? Il commento più diffuso è: “l’Expo è un grande luna park”, seguito dalla constatazione che il tema ispiratore – Nutrire il pianeta, energia per la vita – è stato svolto solo in minima parte nei padiglioni nazionali e che la presenza degli sponsor (Coca Cola e McDonald’s in primis), appariscente o ben camuffata, è un vincolo molto condizionante. Ci sono stata la prima volta a metà maggio, in una giornata ventilata e serena, e mi era piaciuta molto la prospettiva del lungo Decumano (un chilometro e mezzo), così aperta e razionale. Le statue di Italo Ferretti, collocate a inizio giugno dopo innumerevoli polemiche con lo scenografo premio Oscar, ingombrano per un tratto il centro del Decumano togliendo profondità e, parere mio e di altri visitatori, sono super kitsch: enormi rappresentazioni di mercati, botti, reti da pesca…

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Padiglione Brasile

A maggio e giugno il più gettonato dei padiglioni nazionali, è stato quello del Brasile (un milione di presenze) affollatissimo di ragazzini che si accalcano sulla rete sospesa, mentre sono due milioni i visitatori per il cluster del caffè: i nove cluster a tema riuniscono i paesi africani, asiatici, latinoamericani secondo il prodotto che più li rappresenta. Il padiglione Zero, innovativo e intrigante nelle sue diverse installazioni, ha registrato dalle 15 mila alle 20 mila visite giornaliere. L’Albero della vita, la Cascina Triulza, espressione della società civile, persino una copia, altezza naturale, della Madonnina…. per vedere tutto non basta una giornata e infatti il 58 per cento dei visitatori, secondo Gfk Italia (azienda di ricerche di mercato fornitore ufficiale di Expo) tornerà una seconda volta.

Che i milanesi abbiano cambiato idea e ora siano un po’ fieri di Expo? Può darsi, difficile che lo ammettano.