Il signor Franco, 80 anni, di Ascoli Piceno, soffre di maculopatia, una malattia della retina che porta alla cecità e colpisce circa 130mila italiani, soprattutto anziani. Ha perso il 60% della vista nell’occhio sinistro. Ha rinunciato a curarsi perché in ospedale ci sono liste d’attesa bibliche, almeno sei mesi per un trattamento con Avastin, il farmaco low cost (da 30 a 80 euro per iniezione) prodotto da Roche. Deve scartare anche gli ambulatori privati, dove è ammesso solo l’uso del Lucentis (Novartis), carissimo (fino a 1400 euro per iniezione), che non può pagarsi. Tutto quello che può fare è usare un antinfiammatorio. Nelle sue condizioni ci sono tantissime altre persone.

Nel 2014 l’Antitrust sanziona le due ditte produttrici con una multa da 180 milioni di euro per un cartello illecito che favorisce la vendita del farmaco più costoso. Nel 2012 l’Aifa esclude Avastin dalla lista delle molecole a carico del Ssn, un anno fa lo riammette tra gli off-label (cioè usato fuori dalle indicazioni terapeutiche del foglietto illustrativo), ma lo autorizza solo nei centri oculistici di alta specialità all’interno degli ospedali pubblici. Vietandolo per la maculopatia diabetica e il glaucoma neovascolare (curati col Lucentis).

Il Consiglio superiore di sanità, consultato dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin, il 15 maggio 2014 dichiara che i due farmaci sono del tutto equivalenti a livello di efficacia e sicurezza. Un parere che, a conti fatti, non cambia le carte in tavola. Arriviamo all’inizio di quest’anno. A gennaio l’Autorità della concorrenza giudica discriminatorio escludere le strutture private dalla somministrazione di quel benedetto farmaco. E a maggio l’Oms rifiuta a Novartis la richiesta di inserire il suo farmaco tra quelli essenziali per l’oculistica perché l’altro, di pari efficacia, basta e avanza. Oggi nonostante i colpi l’emergenza persiste. La Società oftalmologica italiana (Soi), sulla base dei dati Ims health, tira le tristi somme: 65mila pazienti non hanno ancora accesso alla cura; negli ultimi due anni il numero di iniezioni di Avastin è crollato del 74% (da 13.445 a 3.508); da marzo 2014 a febbraio 2015 la spesa per Lucentis è stata di 142 milioni di euro contro i 337mila per Avastin.

Il presidente della Soi, Matteo Piovella lancia un sos: “La maculopatia è un’emergenza invisibile, è ora che l’Aifa trovi una soluzione. È intervenuta pensando di tutelare i pazienti ma di fatto ha penalizzato l’utilizzo delle cure. Bisogna tornare alle regole di utilizzo di Avastin in vigore dal 2007 al 2012, quando il farmaco era rimborsabile e distribuito ovunque. Ormai è chiaro che non è pericoloso, che i rischi per la salute erano un falso allarme. Non costa niente ripristinare la situazione di prima, come nel resto d’Europa”. L’Aifa, interpellata dal fattoquotidiano.it, si astiene da qualsiasi commento.

In risposta a un’interrogazione delle deputate Pd Margherita Miotto e Donata Lenzi, il 4 giugno il sottosegretario alla Salute Vito De Filippo fa sapere che i centri autorizzati in Italia alla somministrazione di Avastin sono 1.512 per 6.471 pazienti trattati contro i 47.875 in cura con il Lucentis. Un gap tutto italiano che balza subito all’occhio. Nel resto d’Europa infatti le vendite di Avastin crescono del 30 per cento. Noi invece siamo fermi al punto di partenza. Nei giorni scorsi la Soi è tornata alla Procura di Roma per fare l’ennesimo esposto e la Fondazione “Insieme per la vista” sta preparando una class action: un miliardo di euro il danno ipotizzato ai pazienti dimenticati.

Riceviamo e pubblichiamo da IMS Health Italia:

In relazione all’articolo pubblicato da www.ilfattoquotidiano.it in data 7 luglio 2015 dal titolo “Avastin-Lucentis, tutto fermo: 65mila malati non hanno accesso alla cura” a firma di Chiara Daina, in cui si riferisce che “La Società oftalmologica italiana (Soi), sulla base dei dati Ims health, tira le tristi somme: 65mila pazienti non hanno ancora accesso alla cura”, IMS Health Italia precisa quanto segue:

– i dati indicati come di fonte IMS Health in realtà non provengono da IMS né sono ad essa riferibili;
– IMS Health non ha mai condotto la ricerca descritta nell’articolo e, di conseguenza la Società Oftalmologica Italiana (SOI) non può attribuire in alcun modo a IMS Health i dati in oggetto;
– in ogni caso, i dati citati nell’articolo non sono corretti in quanto sulla base delle rilevazioni IMS Health non è possibile identificare la quota a parte dei consumi del farmaco citato, a meno di non effettuare un’analisi ad hoc.
Vi chiediamo dunque di voler provvedere, ai sensi dell’art. 8 Legge 47/1948, alla rettifica di quanto riportato nel citato articolo nella collocazione prevista dalla legge e con risalto analogo a quello riservato al brano giornalistico cui la rettifica si riferisce.

Ufficio Stampa IMS Health Italia

La risposta della giornalista autrice dell’articolo Chiara Daina:

Alle vostre obiezioni replico che i dati che ho riportato nel mio articolo riferiti a Ims health Italia li ho ricevuti tramite comunicato stampa dalla Soi in data 28 maggio. Dal momento che secondo Ims (che fornisce informazioni, analisi e servizi di consulenza alle aziende farmaceutiche) non sono corretti, chiedo alla stessa Ims di fornirmi il numero di iniezioni di Avastin negli ultimi due anni e la spesa sostenuta per Lucentis e Avastin da marzo 2014 a febbraio 2015.

Riceviamo e pubblichiamo da SOI:

SOI conferma di aver visionato ed elaborato dati di provenienza IMS Health Europe a sostegno delle valutazioni tecnico scientifiche di propria competenza riferite alla nota vicenda Avastin Lucentis. SOI ribadisce il diritto di diffondere ed illustrare dati di cui è venuta a conoscenza che sono attinenti allo specifico campo di competenza.Dopo aver ricevuto da IMS Health la contestazione circa la veridicità dei dati, SOI ha ufficialmente chiesto ad IMS Health predetta di fornire l’evidenza di quanto afferma, senza aver ottenuto nessuna risposta. SOI evidenzia come, ancora una volta, sia fatta oggetto di attacchi indiscriminati, volti a ledere la sua credibilità e immagine, da parte di soggetti cointeressati nel sostenere un affare che solo nei in Spagna, Italia, Germania, Inghilterra e Francia, crea profitti per 2 miliardi di euro all’anno. SOI evidenzia di essere stata fondata nel 1869, di essere Ente Morale giuridicamente riconosciuto, di rappresentare istituzionalmente i 7000 medici oculisti italiani e di avere il compito statutario tutelare il diritto di accesso alle cure dei pazienti oftalmologici.

Aggiornato da Redazione Web il 10 luglio 2015 alle ore 17.10